Un breve viaggio tra realtà vinicole sarde nate dalla passione
L’obiettivo di questo articolo è un viaggio nella viticoltura della Sardegna, da Sud a Nord dell’Isola. Rappresenteremo tre piccole realtà che caratterizzano il territorio, una produzione poco conosciuta, perché lontana dalla grande distribuzione. Queste, non avendo fini prettamente di business, riescono a proporre al pubblico che le incontra un rapporto qualità prezzo che vive più sul primo, essendo assente quasi del tutto il marketing. Racconteremo tre storie differenti di chi, tardivamente, ha fatto della viticoltura una ragione di vita, sapendo di potercisi dedicare senza altra ansia che la qualità del prodotto.
Iniziamo da Marco Giuntelli. Siamo nel sud della Sardegna, dove, insieme ai fratelli, ha ereditato dal padre, piemontese di nascita, alberghi sulla costa dell’isola. Probabilmente complice il sangue piemontese del padre e quello sardo della madre, galeotta fu la Francia. “Ci siamo fermati nel paesetto di Sauternes, minuscolo, piccolino, in mezzo a una vallata col fiume che gli corre vicino. Una mattina di ottobre, io e mia moglie Silvia siamo arrivati lì. C’era una bella e soleggiata giornata e si sentivano solamente le campane della chiesetta del paese e poi tutto attorno le vigne dove si accingevano a raccogliere le uve del Sauternes. Siamo anche entrati in mezzo ai filari a guardare le uve leggermente botritizzate (attaccate da quella che viene chiamata muffa nobile, la botritis cinerea, Ndr). Ci è piaciuto così tanto che abbiamo deciso di diventare vignaioli anche noi in Sardegna. E allora ci siamo messi pian piano alla ricerca di un terreno trovandolo sulle colline di Senorbì. E poi la cosa è venuta da sé: abbiamo acquistato il terreno, un nostro amico enologo ci ha consigliato alcune uve autoctone, come il Vermentino, il Nasco, la Barbera Sarda, il Cannonau, e anche di investire su un paio di vitigni internazionali. Dopo due anni, siamo andati in produzione. Il primo anno praticamente non si è raccolto niente e il secondo è entrato esclusivamente in produzione. Abbiamo cominciato a conferire presso una cantina, presso un amico. Dal terzo anno ci siamo fatti fare qualche bottiglia a servizio della struttura alberghiera e poi pian piano abbiamo cominciato ad incrementare il giro. Adesso ti dirò, lavoriamo su tutte le quattro province della Sardegna. Non siamo grandissimi, 40.000 bottiglie, siamo una piccola cantina, però ci stiamo facendo valere”. Era il 2005 l’anno del viaggio in Francia, il 2022 la prima annata destinata al pubblico completata la cantina. A chiudere il quadro la scelta del figlio Luigi di abbandonare ingegneria e diventare enologo. Marco ha 70 anni, il suo viaggio per il vino è iniziato che ne aveva 52.
La seconda tappa si svolge nella Mamoiada, in piena Barbagia. Il territorio certifica 380 ettari di superficie vitata, è ricco di siti archeologici e di aspetti naturalistici molto interessanti, e si trova a ridosso del Gennargentu. Non è lontano dal mare e dalle montagne, e i vigneti si trovano tra i 500 e i 700 metri di altezza, in un terroir prevalentemente di granito tendente al disfacimento. Questa zona della Sardegna è famosa anche per il Carnevale dei Mamuthones e per la festa dei Tapas, una passeggiata nelle cantine che si svolge a novembre o durante i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate.
Qui troviamo Francesco Crisponi. “Ho lavorato per vent’anni nell’edilizia, poi il settore è andato in crisi e abbiamo cambiato prospettiva avendo un terreno molto vocato per il Cannonau. Abbiamo potuto contare su una famiglia abbastanza numerosa (8 figli, 7 maggiorenni, un’archeologa, Francesco ha 54 anni Ndr), quindi è un’azienda totalmente a conduzione familiare e abbiamo iniziato a seguire questi vigneti e imbottigliare, insomma a fare le cose che vanno fatte. Chiaramente ho la fortuna che siano posizionati dove la qualità è molto alta, quindi, riusciamo a fare un prodotto che il mercato sta premiando. Io sono anche una guida turistica iscritta all’albo regionale di guide, innamoratissimo del mio territorio. L’idea è di far conoscere, anche attraverso il vino, un po’ tutto il territorio”.
Francesco tiene a sottolineare un altro aspetto: molti dei figli di questa comunità sono andati a fare esperienza all’estero, ma poi tornano per mettere a frutto le loro esperienze. «Tantissimi giovani di Mamoiada partono, si formano fuori e poi ritornano a fare azienda. Siamo un’isola felice da questo punto di vista, perché fare esperienza e poi tornare nel posto dove si è nati per poter portare avanti la propria professione non è cosa comune. Abbiamo tanti enologi, periti agrari, eccetera, quindi è un luogo dove si parla di vino in maniera persistente e questo ci fa crescere tutti insieme».
Il nostro viaggio fa tappa conclusiva in una vigna che si affaccia sul Golfo dell’Asinara, uno dei luoghi più iconici della Sardegna. Qui si apre una visione di tramonti tra i monti che ha dato lo spunto per denominare la cantina TraMonti, dal luogo di origine, Tres Montes, e dallo spettacolo serale fornito dal golfo. A narrarlo è Antonio Marogna, l’unico di questo viaggio con una famiglia che faceva viticoltura, ma che non aveva mai impegnato la sua esistenza se non a supporto delle attività del nonno prima e del padre poi. “Sia mio nonno che mio padre vendevano le uve che producevano, che era un mix di uve, per cui c’erano da taglio, da tavola e da vino. Vendevano al mercato, fiorente fino agli anni ‘60, il vino veniva invece venduto sfuso. Mio padre, dal 1958/59, insomma, da quando è stata fondata la cantina sociale Sorso Senori, era un socio conferente. Poi questa cantina a fine anni ‘80 è venuta a cessare perché fallita e quindi vendeva a privati. Io facevo tutt’altro, lavoravo a Milano, poi a Roma, di nuovo a Milano”.
Antonio eredita il terreno del padre, insieme alle due sorelle. Si tratta di un piccolo pezzo di vigna, che una volta diviso in tre, diventa circa un ettaro. A questo, aggiunge un suo investimento di fine carriera, perché nonostante il lavoro lo avesse portato sul continente, non mancava di dare una mano al padre quando poteva, nella gestione della vigna. Oggi ha circa 4 ettari e produce 6000/7000 bottiglie, il resto conferisce. Una scelta di imbottigliare, stimolata dai figli, entrambi ingegneri: “Lo stimolo per iniziare, devo dire la verità, oltre la mia passione, è venuto dai miei figli che mi hanno fatto notare come le cantine a cui conferivamo le nostre uve prendessero premi grazie ad esse. E allora mi dissero che forse valeva la pena fare un passo avanti e imbottigliare anche noi una parte. E così è nata la cantina TraMonti e i risultati ci hanno dato conferma che è stata la scelta giusta”.
( fonte huffingtonpost.it )





















