ACCADEMIA ITALIANA DELLA VITE E DEL VINO
DOZZA (BO), 20 GIUGNO: DEDICATA ALLA VITIVINICOLTURA ROMAGNOLA
LA SECONDA TORNATA 2009 DELLACCADEMIA ITALIANA DELLA VITE E DEL VINO
Una parte dItalia in cui la vite è coltivata da sempre ma la cui vitivinicoltura è ancora giovane e ricca di margini di sviluppo. La Romagna dei vini vuole infatti affermare la propria identità, innanzitutto allinterno della propria Regione amministrativa, distinguendosi quindi da quellEmilia abituata a produrre e bere vini frizzanti e con tradizioni enogastronomiche, abitudini, storia e cultura molto diverse.
In secondo luogo, la Romagna soffre per il fatto che il suo vitigno rosso più conosciuto e diffuso, il Sangiovese, coltivato in altre zone (leggi: Toscana), dà vini conosciuti e apprezzati in tutto il mondo, mentre anche da questa parte dellAppennino vi sono aziende che producono bottiglie di pregio assoluto.
Infine lerrata e diffusa convinzione che la viticoltura romagnola sia essenzialmente di pianura, mentre invece le valli appenniniche sono terre di grande importanza e di grande valore, sui quali i produttori romagnoli profondono grande impegno, ricompensato dai risultati.
Di questi argomenti, si è discusso a Dozza, in provincia di Bologna, splendido borgo al confine tra le due regioni, che ospita lEnoteca Regionale Emilia Romagna, ove ha avuto luogo la seconda Tornata 2009 dellAccademia Italiana della Vite e del Vino, la più importante istituzione nazionale in campo vitivinicolo, dedicata per lappunto alla vitivinicoltura in Romagna.
La presenza in Romagna dellAccademia, ha detto Gian Alfonso Roda, presidente dellEnoteca, ha segnato per noi un momento molto importante nel lavoro di qualificazione dei prodotti della nostra Regione che vuole entrare e rimanere a pieno titolo nel mondo del vino di qualità; i vini della Romagna, in particolare, hanno grandi potenzialità di incontrare i nuovi stili di consumo che si vanno affermando, in Italia e allestero: una possibilità che apre nuove e lusinghiere prospettive.
Dopo lapertura dei lavori da parte del presidente dellAccademia, Antonio Calò, che ha sottolineato come in Italia esistano, nellambito di un patrimonio vitivinicolo ineguagliabile sotto il profilo della varietà e dellimportanza, vere e proprie perle enologiche la cui fama è ancora inadeguata al loro gradissimo valore, e il saluto da parte degli Accademici che hanno contribuito attivamente allorganizzazione della Tornata, i professori Cesare Intrieri e Aureliano Amati, il presidente del Consorzio dei Vini di Romagna, Giordano Zinzani, ha tracciato un quadro generale della viticoltura emiliano-romagnola, marcandone i caratteri distintivi mettendone in luce limportanza ha livello nazionale (con una superficie vitata pari all8% del totale nazionale e un produzione del 13%). In particolare per la Romagna, va sottolineata la preponderanza dei bianchi sui rossi (63/37%) e la tradizionale attenzione alla qualità (lAlbana è stata la prima docg bianca dItalia).
Successivamente, è stato dato spazio a relazioni di carattere più approfonditamente scientifico, nel corso delle quali sono stati presentate le tecniche innovative per la gestione del vigneto, lindagine sui contenuti di amine biogene nei vini e nuovi metodi di analisi del colore dei vini rossi, per concludere con una relazione di carattere economico, sulla creazione del valore nelle filiere viticole enologiche, con particolare attenzione al caso delle imprese emiliano romagnole.
LAccademia Italiana della Vite e del Vino celebra questanno il sessantesimo anniversario della propria fondazione, essendo stata costituita il 30 luglio 1949 dal Comitato Nazionale Vitivinicolo con decreto dellallora Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, ed eretta a Ente Morale il 25 luglio 1952. LAccademia attualmente comprende 555 membri suddivisi tra Onorari, Ordinari, C
















