LE CONSIDERAZIONI DELL’ASSOENOLOGI SULLA NUOVA RIFORMA DELL’OCM VINO

 


LE CONSIDERAZIONI DELLASSOENOLOGI SULLA NUOVA RIFORMA DELLOCM VINO ESPOSTE DAL SUO PAST PRESIDENT MARIO CONSORTE AL 62° CONGRESSO NAZIONALE


 


È passato un anno dallanticipazione, fatta a Verona in occasione del Vinitaly, dalla Commissaria Mariann Fischer Boel dei contenuti della comunicazione al Consiglio ed al Parlamento Europeo, volti alla riforma della Ocm in scadenza nel corso di questanno.


Lipotesi formulata, come si poteva leggere nella prefazione, era improntata ad audacia ed a creatività necessarie per rimuovere la dovuta ammissione del fallimento degli ultimi sette anni di politica vitivinicola comunitaria relativamente allobiettivo di rendere coerenti mercato e produzione. Con una stringata e dura logica veniva proposto di raggiungere il risultato invertendo i termini, ossia adeguando il potenziale produttivo alle difficoltà del mercato.


Complessivamente le risorse assegnate al settore vitivinicolo non venivano tagliate ma diversamente utilizzate, spostandole dallaiuto allo smaltimento delle eccedenze di vino attraverso le distillazioni e limmagazzinamento, a quello della riduzione del potenziale vitivinicolo individuato in un surplus comunitario di 400.000 ettari.


Superando la rozza ma realistica incisività di questa introduzione, che costituiva la struttura portante della riforma, un sano pragmatismo ci portava a condividere ed a dare priorità a questo intervento chirurgico perché non possiamo negare che lattuale insostenibile situazione abbia la sua principale causa nelle eccedenze che stanno incidendo pesantemente nel mercato interno comunitario, deprimendone le performances.


Nel mio intervento di apertura del 61° Congresso dello scorso anno ad Ischia, affermavo che anche la nostra Organizzazione condivideva, fatti salvi alcuni approfondimenti, le linee generali della riforma.


Nelle more delle infinite discussioni che enti governativi, associazioni di categoria e liberi opinionisti alimentarono, venne affermato che la proposta di riforma costituiva una cura troppo drastica, alimentava paure di preoccupante impoverimento del nostro patrimonio viticolo al limite di paventare irreparabili perdite anche di prestigiose produzioni nazionali, e non si sforzava di creare i presupposti per allargare i consumi.


Mentre era in atto ogni possibile commento alla proposta Fischer Boel, giudicata come una riforma radicale, il Parlamento europeo rilanciava una nuova proposta riformulata in termini più morbidi, sicuramente più praticabile, ma indubbiamente meno coraggiosa.


Di questo nuovo documento sconcerta innanzitutto la premessa, nei considerando. Si legge, infatti che lanalisi su cui si era fondata la relazione della Commissione è ritenuta sbagliata per una sopravalutazione del calo del consumo interno e che la soluzione dello sradicamento massiccio appare pertanto inadeguata.


Passerebbe quindi in secondo piano il brutale ma efficace riallineamento delle produzioni alle capacità di effettivo assorbimento del mercato mentre verrebbe riproposto come prioritario lequilibrio ed il risanamento dello stesso attraverso interventi più blandi di contenimento della cronica sovrapproduzione e attraverso azioni di informazione e promozione per acquisire nuove opportunità di consumo.


Questultimo obiettivo, più che mai condivisibile, presenta però, a nostro avviso, tempi lunghi di estrinsecazione dei risultati mentre lattuale situazione di forte crisi del mercato impone soluzioni di più rapido effetto. Il disagio che sta vivendo oggi il vitivinicoltore europeo è strettamente legato al livello di croniche eccedenze parzialmente assorbite dagli interventi di distillazione e che si riversano nel mercato affollando gli scaffali delladistribuzione moderna con etichette attraenti e prezzi tra 0,8 – 1,5 euro, obbligando a scendere sul terreno di questa insana competizione anche vini denominati, Docg comprese, qualche volta pure di nobile casato.


La valorizzazione del vino in questa situazione è allinterno di un range di valori tra 0,25 e 0,40 euro a litro al pari del mercato dello sfuso attestato sulle quotazioni di quasi 20 anni addietro.


In questo quadro, improcrastinabile rimane lintervento di alleggerimento della produzione che servirà a tonificare un mercato distorcente, asfittico e non remunerativo che coinvolge e mette in affanno una grande pluralità di aziende. Questa è lemergenza che non può attendere soluzioni di lungo percorso.


Personalmente ritengo che la riduzione del potenziale produttivo, facilitato dalle misure di incentivazione allo spiantamento, non avrebbe quella immediatezza temporale e quel risultato quantitativo che è apparso drammatico agli occhi di tanti, nella crudezza dei 400.000 ettari di