LE PREVISIONI CHE MINACCIANO L’AGRICOLTURA

 


( di Vittorio Alessandro Gallerani )



Nellattuale grave recessione economica


bisogna evitare di sacrificare troppo la crescita


del prodotto interno lordo per risolvere


i non prevedibili grandi problemi climatici


che potrebbero colpire il pianeta fra 30 o 40 anni


 


agenda scaturita dal G8 de LAquila


prospetta pesanti impegni per


lagricoltura mondiale, europea e


italiana.


Due sono i principali fronti


aperti: contenere laumento delle


temperature entro i due gradi


centigradi rispetto al livello


preindustriale e ridurre entro il 2050


del 50% (80% e oltre per i Paesi sviluppati) le immissioni di


biossido di carbonio e di gas serra; contrastare linstabilit


dei prezzi dei prodotti agricoli e sbloccare i negoziati del


Doha Round volti a ridurre il protezionismo e ad aprire i


mercati alla concorrenza, soprattutto a quella esercitata


dai Paesi pi poveri.


Queste strategie sono largamente influenzate dalle


previsioni sul cambiamento climatico globale e da quelle


sullandamento delleconomia mondiale alle prese con


una delle pi gravi ed estese recessioni.


Ho una brutta notizia: le previsioni degli esperti


non hanno maggiore attendibilit di quelle che potrebbe


formulare una persona qualsiasi che mi sta leggendo in


questo momento, o il primo che passa.


Purtroppo alla brutta notizia ne segue una peggiore:


loro (gli esperti) non lo sanno. Limpossibilit di prevedere


il futuro suffragata da uninfinit di fallimenti in molti


campi, che vanno dallandamento della Borsa, passano


attraverso lentit e la durata dei conflitti nazionali e


internazionali per finire al successo di un nuovo comico


televisivo.


Il meccanismo che alimenta false aspettative


sulla possibilit di conoscere il futuro presenta aspetti


inquietanti. Prendiamo ad esempio il clima: le attivit


produttive dellet industriale aumentano il contenuto


di CO2 nellatmosfera, che causa laumento della


temperatura del globo, che provoca gravi danni alle


popolazioni (tempeste, alluvioni, desertificazione e


catastrofi varie).


Questa narrazione, essendo semplice, molto


accattivante e facile da ricordare, diviene ben presto


molto popolare. Succede cos che i mezzi di informazione


di massa e scientifici collezionano tutti i fatti che


supportano questa tesi, trascurando la enorme mole di


quelli ininfluenti, o che addirittura la contraddicono.


Gli esperti, che per dovere professionale sono molto


bene informati, traggono dallanalisi dei dati cos raccolti


conferma dellipotesi di partenza, magari con lausilio


di sofisticate elaborazioni statistiche sviluppate su


ultramoderni calcolatori. Si arriva cos alla conclusione


assurda che pi aumenta la conoscenza pi diminuisce la


capacit di prevedere il futuro.


Lo stesso meccanismo si ripropone per tutti gli ambiti


(compresi quelli economici e finanziari) dominati da fatti


del tutto imprevedibili. I cosiddetti esperti sono i primi a


cadere nella trappola, spesso, ma non sempre, in buona


fede, in quanto sono dotati di unesagerata autostima e


forse anche perch sono pi o meno lautamente pagati


per fare previsioni.


Sono certo che se facessimo unindagine


scopriremmo che oltre il 92,7% dei professori universitari


(compresi gli economisti agrari, tra i quali vengo


solitamente incluso) ritiene di appartenere al 50% dei


migliori e probabilmente anche dei pi simpatici. Una


volta scoperto linganno, non che possiamo fare molto


per cautelarci da un futuro incerto, ma forse possiamo


trarre qualche vantaggio seguendo tre semplici consigli.


Primo: rifiutare di pagare un prezzo eccessivamente


elevato per acquistare un biglietto di una lotteria della


quale si pu (forse) sapere lentit del premio, ma non si


ha alcuna idea sul numero dei biglietti venduti. Andando


al concreto problema del cambiamento climatico, bisogna


stare attenti a non sacrifi care oggi troppi punti di pil


per risolvere tra 30 o 40 anni gli imprevedibili grandi


problemi del pianeta.


Secondo: sfuggire alla tirannia dei mezzi


dinformazione e cercare di conservare la mente aperta


per cogliere ci che di nuovo e di fuori dagli schemi il


futuro ci pu riservare.


Terzo: evitare di sperperare soldi per farci dire dagli


esperti ci che sappiamo che assolutamente non possono


prevedere.


Pu essere al contrario pi utile e piacevole


frequentare, possibilmente a cena in qualche ottimo


ristorante, persone di buon senso, abituate a prendere


decisioni che hanno una diretta connessione con il loro


portafoglio e con il loro benessere.


Concludendo, in molti ambiti (cambiamenti


climatici e crisi economiche comprese) le previsioni


degli esperti hanno la stessa attendibilit degli oroscopi,


ma in compenso costano di pi e possono procurare


molti pi danni.


 


( Fonte Informatore Agrario )


 


Osservazioni di Winetaste


 


Non mia abitudine riprendere articoli di altri per poi commentarli, di solito lascio sempre al lettore questa opportunit, in quanto ritengo sia meglio che ognuno giudichi con la propria testa e tragga le proprie conclusioni, su ogni argomento qui trattato.


Ma letto larticolo di cui sopra, ho fatto letteralmente un sobbalzo sulla sedia :


 


Nellattuale grave recessione economica


bisogna evitare di sacrificare troppo la crescita


del prodotto interno lordo per risolvere


i non prevedibili grandi problemi climatici


che potrebbero colpire il pianeta fra 30 o 40 anni


 


Posso condividere il fatto che molto spesso, anche gli esperti prendono cantonate, ma sostenere che se continuiamo di questo passo non distruggeremo il Pianeta e che meglio NON SACRIFICARE LA CRESCITA DEL PRODOTTO INTERNO LORDO..ECC. mi sembra una grossa sciocchezza.


Chi ha superato i 50 anni, come chi Vi scrive, si ricorder da bambino come era la natura che ci circondava. Personalmente sono nato in un paese del Delta, attraversato da un fiume che sfocia al mare dopo solo 15 km. Quel fiume , il Po di Volano, era pieno di pesci di ogni specie, lacqua pulita che ci potevi fare il bagno, quel fiume era la mia infanzia, quelle acque i miei sogni, i miei giochi di bambino. Su quel fiume viveva un pittore, che aveva fatto la sua casa in una grande imbarcazione, e noi bambini passavamo interi pomeriggi a pescare lungo le sue sponde, ed il pescato era sempre abbondante e di prima qualit.


Ora quel fiume non esiste piu, sembra una fogna a cielo aperto, le acque scure, dei pesci rimasto ben poco e tutto ci a cosa lo dobbiamo ? Lo dobbiamo allinquinamento delle campagne, agli anticrittogamici, a tutte quelle operazioni insensate ed incoscienti che abbiamo messo in atto negli ultimo 50 anni, proprio in nome del prodotto interno lordo . E anche troppo tardi se in questo preciso istante diciamo BASTA la misura colma : dobbiamo pensare con la massima urgenza ( se non sar gi troppo tardi ) ai nostri figli ed ai nostri nipoti, diversamente lasceremo loro una grande fogna , quale sar diventato il nostro ambiente, ed in questo contesto la vita non sar piu a misura duomo.anzi.


Meglio quando il frigorifero era un tantino piu vuoto, ma laria era davvero molto piu respirabile, in ogni senso !


Roberto Gatti