Le storie e i volti dei nostri agricoltori

Aiolpuntoit vuol raccontare l’agricoltura restituendo la voce ai protagonisti di questo settore, convinti che svolgano non solo un lavoro ma anche una missione e che a loro vada la nostra gratitudine. La nostra rivista si avvicina ancora di più agli uomini e alle donne che difendono un sistema- agricoltura con entusiasmo e amore, e li inviteremo a raccontarsi, con sincerità e senza fronzoli. Come piace a noi.

Tra il verde delle campagne marchigiane, a Cartoceto, nella provincia di Pesaro e Urbino, si può ancora ritrovare il cuore antico delle Marche, tra contadini che da generazioni si tramandano i segreti delle loro produzioni e che resistono nonostante le difficoltà. Aleksiej Giardini ha trent’anni e da quando ne aveva quindici si occupa di agricoltura: ha scelto di lavorare le terre che sono state prima coltivate dal nonno, Egisto, e poi dal padre Viscardo. “Ho provato a lavorare in fabbrica, racconta, ma ho resistito solo un anno e così ho deciso di rimboccarmi le maniche e di coltivare le stesse terre che negli Anni Cinquanta ha coltivato mio nonno, sotto padrone e, venti anni dopo, anche mio padre”. Il padre di Aleksiej ha poi acquistato quella stessa azienda agricola: venti ettari di proprietà e settanta in gestione, coltivati a colture estensive e uliveti. La particolare conformazione orografica ha fatto si che fin dal XIII secolo Cartoceto divenisse il centro più importante del contado di Fano, per la coltivazione dell’olivo e la produzione di ottimo olio. Nel mese di novembre, periodo della raccolta e spremitura delle olive, la piazza principale del piccolo centro delle Marche si trasforma in un grande mercato in cui gli olivicoltori e i frantoi della zona presentano i loro prodotti. E’ la più importante mostra-mercato dell’oliva e dell’olio nel territorio. “Raccogliamo le nostre olive e produciamo l’olio. La nostra azienda, spiega Aleksiej, è una realtà che trova la sua forza nella famiglia, nell’amore che ci lega alla terra, dalla quale impariamo sempre e che ci guida con i suoi valori e la sua saggezza, e che abbiamo cercato di trasmettere nel nostro modo di produrre. Certo, i costi della produzione sono elevati, ma i nostri clienti riconoscono la passione che mettiamo nel nostro lavoro e la qualità di ciò che offriamo loro”. “Ricordo che mio padre usava la tecnica della rotazione agraria, cioè la successione nel tempo e il regolare ritorno delle colture sugli stessi appezzamenti di terreno: una parte del terreno veniva coltivata a cereali, una parte a barbabietola da zucchero e un’altra parte a erba medica per il bestiame. Oggi la scelta è obbligata: gli scambi di mercato hanno tolto a questa zona le quote per la produzione di zucchero e siamo passati alla coltivazione di cereali, ulivi e all’allevamento dei maiali. Questo per evitare periodi morti”. Quello di Alksiej è un lavoro costante e continuo per 12-15 ore al giorno. “Alla fine di ottobre seminiamo i cerali e a giugno inizia la trebbiatura del grano e la raccolta delle altre colture. Le raccogliamo una dopo l’altra, appena giungono a maturazione. Finita la raccolta si inizia ad arare i terreni per la semina successiva. E così si ricomincia il ciclo produttivo”. “Si pianta oggi per andare a vendere su un mercato che non ci da’ garanzie. Il prezzo di produzione di un quintale di grano è di 30 euro circa. Lo stesso quintale quest’anno è stato venduto a 24 euro. Se riesci a pareggiare, non considerando le ore di lavoro sui campi, è andata bene”. A Cartoceto è come se le lancette degli orologi siano state riportate indietro. Aleksiej ha mollato un posto in fabbrica per fare l’allevatore, l’ortolano, l’olivicoltore, avviando in questo centro una filiera corta per battere la crisi con la qualità, vendendo direttamente al consumatore. Una passione che viene da lontano, dicevamo. “Dobbiamo essere capaci sempre di guardare indietro, alle radici, alla storia, ai punti di partenza, e essere capaci di portare l’innovazione di oggi, senza che questo significhi rinunciare al rispetto dell’ambiente, all’armonia con la natura, all’amore per l’agricoltura e la sua civiltà”.

 
 
 
ANNA BEATRICE FEDERICI

Ha cinquattraquatto anni, vive a Roma e passa tutte le sue giornate nella sua terra ,l’Azienda Agricola Boccea a due passi da Roma, occupandosi di 2500 olivi, 100 vacche con i loro vitelli 3 tori o ed un orto di 6 ettari, tutto rigorosamente biodinamico.
Anna ha deciso di dedicarsi a tempo pieno a questa attività nel 2002 quando, finalmente, ha avuto le possibilità economiche di acquistare e rimettere a posto una delle aziende di famiglia. Infatti, l’amore per la terra le proviene da suo nonno, un abruzzese, che negli anni ’50, possedeva pecore, vacche da latte, vigne e ulivi e che ogni anno compiva quell’antico, ed ormai in disuso, rito della transumanza: con i capi di bestiame venivano che portati a cambiare il pascolo da quello invernale a quello estivo. “All&