Le vie della “resilienza”: il vino siciliano tra nuove tendenze e sfide globali.

A ViniMilo, interessante dibattito sul futuro del settore vinicolo: dal ruolo dell’IRVO alle preferenze di un mercato in continua evoluzione.

 

“Dazi, dealcolati, giovani: crisi, resilienza e successo di bianchi e bollicine”, si è svolto nell’ambito della 45ª edizione di ViniMilo

 

Un dibattito intenso e ricco di spunti ha animato la serata del 5 settembre al Centro Servizi di Milo. Esperti e addetti ai lavori si sono confrontati sul futuro del vino etneo e sulle principali tendenze che ne stanno modellando il mercato. Il convegno, intitolato “Dazi, dealcolati, giovani: crisi, resilienza e successo di bianchi e bollicine”, si è svolto nell’ambito della 45ª edizione di ViniMilo, un appuntamento imperdibile che, anno dopo anno, esalta la viticoltura etnea e i suoi prodotti unici, promuovendo un confronto costruttivo sulle sfide e sulle opportunità che definiscono il futuro del settore.

I saluti iniziali hanno visto l’introduzione di Vito Bentivegna, Direttore dell’IRVO (Istituto Regionale Vini e Olio), che ha illustrato l’importanza storica dell’ente, da oltre 75 anni al fianco della vitivinicoltura e dell’olivicoltura siciliana. Bentivegna ha sottolineato le diverse attività dell’Istituto: dalla ricerca scientifica (interna e in collaborazione con università), alla promozione dei prodotti del territorio, fino alla certificazione di vini e oli.

Il Direttore ha inoltre annunciato importanti novità che rafforzano il ruolo dell’IRVO nel panorama regionale, tra cui l’imminente apertura di una nuova sede sull’Etna per valorizzare i vini locali e l’organizzazione in Sicilia, a Catania, del prestigioso Concours Mondial de Bruxelles, dedicato ai vini dolci e fortificati.

 

A seguire, il Commissario Straordinario dell’IRVO, Giusi Mistretta, ha ribadito l’intenso lavoro dell’Istituto, concentrato sulla partecipazione a fiere nazionali e internazionali e sul potenziamento dell’enoturismo e dell’olioturismo, con progetti come “Essentia Sicily” e l’incoming di luxury travel americani e buyer dagli Emirati Arabi. Con un’espressione che ha riassunto la forza motrice dietro ogni iniziativa, la Commissaria ha definito il senso della ‘resilienza’ per il settore: ‘non può significare resistenza, ma deve significare rinascita, cioè deve significare un impegno importante per la qualità, perché è solo la qualità del nostro prodotto che ci può consentire di superare problematiche climatiche ovvero economico-politiche’.”

 

 

Analisi e prospettive del mercato

L’analisi dei dati presentata dalla dottoressa Francesca Salvia, responsabile dell’Osservatorio vitivinicolo e olivicolo-oleario regionale dell’IRVO, ha dipinto un quadro complesso del mercato del vino. Il consumo mondiale è sceso a 214 milioni di ettolitri, il dato più basso dal 1961, a testimonianza di una crisi globale. Sebbene l’Italia abbia mostrato una lieve stabilizzazione (+0,1%), mercati chiave come gli USA (-5,8%) e la Cina (-19,3%) hanno registrato cali significativi.

In questo contesto, l’analisi ha confermato una svolta strutturale nelle preferenze dei consumatori: a livello mondiale, la produzione di vini bianchi è aumentata dal 48% al 49,5%, mentre quella dei vini rossi è scesa dal 45% al 42,3%. Questa tendenza si riflette in modo evidente in Sicilia, dove l’export dei vini DOP bianchi ha registrato una variazione positiva dell’+8,9% nel 2024, con una crescita notevole negli Stati Uniti (+29%). Di contro, i vini DOP rossi hanno subito una variazione negativa del -2%.

I dati dell’IRVO evidenziano la leadership del territorio etneo in questa evoluzione. Le percentuali di imbottigliato della DOC Etna mostrano una chiara transizione: la quota di Etna Bianco è passata dal 33% a quasi il 37% tra il 2022 e il 2024, mentre l’Etna Rosso è sceso dal 54% a quasi il 50%. Anche la produzione di spumanti DOC Etna ha visto una crescita impressionante, passando dal 9,8% nel 2018 al 16% nel 2024, con un imbottigliato che ha superato i 1000 ettolitri negli ultimi due anni. L’incremento del consumo, spinto dalla popolarità dell’aperitivo e da stili di vita che prediligono vini più freschi e a minor grado alcolico, si concentra in particolare sugli spumanti bianchi, che costituiscono il 75% di quelli etnei.

 

Infine, per quanto riguarda i vini dealcolati, la dottoressa Salvia li ha definiti un fenomeno di nicchia, non una minaccia per il mercato tradizionale. L’esempio della birra analcolica, che rappresenta meno del 2% del consumo totale, suggerisce che i dealcolati occuperanno un segmento specifico per consumatori con esigenze legate alla salute o a particolari occasioni sociali.

Le sfide da affrontare: clima, dazi e marketing

Il dibattito ha messo in luce criticità ormai ben note, che il settore deve affrontare con urgenza. Una delle più evidenti è l’impatto del cambiamento climatico: l’aumento delle temperature e gli eventi atmosferici estremi rendono la vita sempre più difficile per i viticoltori. In un territorio come l’Etna, con vigneti su pendii ripidi e terreni che amplificano lo stress idrico, la sfida è ancora più complessa. Per questo, l’Università di Catania ha proposto strategie agronomiche innovative, come la potatura invernale tardiva, per ritardare la maturazione delle uve e mitigare gli effetti negativi del clima.

A queste problematiche si aggiungono le dinamiche economiche e di mercato. La debolezza del dollaro rispetto all’euro (circa il -12%) e il dazio del 15% imposto dagli Stati Uniti generano un aumento complessivo dei prezzi di circa il 27%, un onere che ricade soprattutto sui vini di primo prezzo. Su questo punto, Fabrizio Carrera, direttore di Cronache di Gusto, ha mosso una critica decisa, sostenendo che il sistema vinicolo italiano abbia reagito con panico, trascurando il mercato interno a favore dell’export. Secondo Carrera, questa miopia ha contribuito a trasformare il vino in un prodotto elitario, allontanando in particolare le giovani generazioni, anche a causa dei ricarichi eccessivi del 200-300% applicati nei ristoranti, che rendono il vino inaccessibile per molti consumatori.

 

Neuromarketing e arte della percezione

L’intervento del Professor Russo, esperto di psicologia dei consumi e neuromarketing, ha spostato l’attenzione sull’importanza della percezione nella scelta del vino. Spesso, ciò che i consumatori dichiarano non corrisponde a ciò che il loro cervello percepisce inconsciamente. A dimostrarlo, un esperimento ha rivelato una discrepanza tra il dichiarato e il percepito: sebbene i giovani manifestino una preferenza per bottiglie leggere e sostenibili, le misurazioni neurologiche hanno evidenziato una percezione di maggiore qualità del vino quando presentato in bottiglie più pesanti.

Questa dicotomia impone una riflessione profonda sulla comunicazione nel settore vinicolo. Le etichette, in particolare, devono superare la mera riconoscibilità per diventare uno strumento di marketing efficace, fornendo informazioni chiare e rilevanti piuttosto che testi autoreferenziali. A oggi, solo il 70% delle etichette analizzate rispetta questi criteri.

Per riconnettersi con le nuove generazioni, la soluzione va oltre la bottiglia stessa e si concentra sull’esperienza di consumo. È fondamentale creare “spazi ispiratori” e offrire percorsi immersivi che vadano oltre la semplice degustazione. Un esempio virtuoso è il museo del vino di Bordeaux, che con le sue esperienze interattive e sensoriali dimostra come sia possibile catturare l’attenzione e l’interesse dei consumatori più giovani, trasformando il vino da semplice prodotto a elemento di cultura e narrazione.

In conclusione, il convegno ha lanciato un messaggio forte: per superare le incertezze del mercato, il settore deve puntare sulla qualità intrinseca del prodotto e sulla capacità di raccontare la sua storia in modo autentico, rendendola accessibile e rilevante per i consumatori di ogni generazione.

 

( Fonte Winerytastingsicyli.com )