L’intervista. Agueci, Presidente dell’Istituto Vite Vino: “Siamo in testa all’export, non perdiamo questo treno. Occorre rivoluzionare tutto…”


Presidente, secondo i dati del Monte Paschi di Siena il vino italiano il motore dell’export perch contribuisce con 3,5 miliardi al totale di 13,5 miliardi di fatturato delle esportazioni. Come legge questo dato?


una conferma che il vino rappresenta un elemento fondamentale dell’economia italiana. In Sicilia segniamo il passo, ma il vino resta in testa nellexport. Non abbiamo a disposizione gli ultimi dati sul 2009/2010, ma abbiamo dovuto registrare una sorta di appannamento dell’immagine del vino dell’Isola, alcune scelte coraggiose non sono state fatte. Proporre, ad esempio, Nero d’Avola a un euro non stata di certo una campagna positiva per l’immagine di questo vino. Poi abbiamo subito le speculazioni, nata la credenza che il vino siciliano potesse essere prodotto altrove. Dovremmo chiedere una tracciabilit dei nostri prodotti.


 


Anche le ultime notizie relative al mondo del vino siciliano forse hanno contribuito ad appannarne l’immagine, i riferisco allo scandalo di Mezzacorona…


Le ultime vicende nulla hanno a che fare col vino siciliano, ma hanno messo in evidenza delle situazioni che possono avere l’effetto di scoraggiare gli investimenti in Sicilia. Solo perch un grande enologo siciliano si trovato consulente di questa cantina allora non vuol dire che l’enologia siciliana malata.


 


La soluzione per rilanciare l’immagine del vino dell’Isola?


L’unica strada che si dovrebbe tornare ad imboccare quella della qualit. Oggi si beve sempre meno e il consumatore sceglie prodotti che abbiano un buon rapporto qualit/prezzo. La Sicilia per le sue caratteristiche pedoclimatiche e genetiche ha dei numeri che fanno la qualit. Parliamo di 65/70 quintali per ettaro contro i 200 del Veneto o della Puglia.


 


Grazie all’Ocm vino, in Sicilia arriveranno 4 milioni di euro per la promozione nei mercati esteri, su un totale di 48 milioni previsti in tutta Italia. Come dovrebbero essere spesi secondo Lei ?


Pi che andare a promuovere piccole iniziative di carattere enologico o piccole fiere, al consumatore internazionale dobbiamo proporci in maniera originale e legando il vino all’immagine forte del territorio, come ha fatto il Cile. ovvio che la Sicilia solo una regione ma nell’ambito del Made in Italy ha un’identit che va sfruttata. Si dovranno recuperare gli aspetti della ricerca per legare attraverso una zonazione ciascun vitigno al suo territorio d’elezione, e soprattutto coinvolgere le aziende in questo progetto, facendo capire che promuovere il territorio va a vantaggio del loro business. Perch abbia efficacia, la strategia deve integrarsi con le caratteristiche del territorio e del mercato in cui esso viene proposto e venduto. Professionisti internazionali, perch all’estero il nostro vino raramente potr essere abbinato, ad esempio, ai nostri prodotti tipici. Dobbiamo dare una nuova chiave di lettura alla promozione. Una strategia in questo senso rivoluzionaria, meno politica e affidata a esperti internazionali.


 


Cosa pensa del bando per le cantine sociali, undici milioni di euro per la loro riorganizzazione…


L’assessorato regionale alle risorse agricole e alimentari ha offerto un’opportunit a queste strutture che per, nella scelta di fusione, devono capire che non possono prescindere dal produrre qualit.


 


Dalle previsioni internazionali sulla vendemmia si parla di un sorpasso dell’Italia sulla Francia in quantit.


Il sorpasso era messo in preventivo, non tanto per un aumento della quantit di uva vendemmiata in Italia, che in realt diminuita, quanto per la forte crisi che ha subito il sistema francese. I vigneti sono stati danneggiati nelle ultime campagne da attacchi di peronospora e da altre calamit, e alcune aziende francesi si sono trovate a sostenere costi rilevanti con produzioni ridotte e spesso non ce l’hanno fatta.


Per quanto riguarda il sorpasso in quantit pu essere un’opportunit da sfruttare per non dimentichiamo che verso la qualit la strada giusta da percorrere. Anche la Sicilia, dove la vendemmia inizia ad agosto e finisce a novembre, diminuir la produzione quest’anno per via delle numerose adesioni alla vendemmia verde. A questo aggiungiamo la polverizzazione delle aziende vitivinicole siciliane, troppo piccole per completare la filiera, se non per produzioni di nicchia come Pantelleria o Salina.


 


possibile sperare in un aiuto concreto?


Basterebbe fare una radiografia del vigneto Sicilia, stabilire ad esempio dove vengono fuori ottimi rossi, e dove ottimi bianchi, non tutti i vitigni vanno bene ovunque. A quel punto, nellambito dei bandi del Psr ad esempio, si potrebbero attribuire dei punteggi pi alti per i progetti che rispettino quelle condizioni e cos si orienterebbe la produzione all’alta qualit.


Poi, bisogna abbandonare la logica che i sottoprodotti siano rifiuti. Questo aspetto in Sicilia stato sempre trascurato, ma i derivati della produzione possono essere un’interessante fonte di reddito, dallo zucchero d’uva ai distillati.


Infine, necessario puntare sul turismo. Abbiamo concluso il primo corso per guide enoturistiche che andato molto bene, tanto che le figure preparate sono state immediatamente assorbite dalle aziende. Speriamo di realizzare corsi di secondo livello, in coordinamento con l’assessorato al Turismo e le Strade del vino e dei sapori. I corsi sono nati con la consapevolezza che prima di pensare a percorsi enoturistici dobbiamo pensare alle aziende che devono essere nelle condizioni di presentarsi in maniera adeguata ai visitatori.


 


( Fonte Italiainformazioni )


 


Annotazioni di Winetaste


 


Ho girato una video-intervista al dott. Agueci, in occasione del Concours Mondial de Bruxelles a Palermo.


Buona Visione


Roberto Gatti


 


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