Per sintetizzare le tendenze storiche del vino italiano sui mercati scandinavi si può ricorrere all’acronimo di uno dei complessi musicali svedesi più famosi al mondo, gli Abba: A=Amarone; B=Barolo; B=Brunello e A=Attendiamo cosa?
Le prime tre lettere le conosciamo da sempre. Ricordiamo la storica annata del 1990 che ha portato i buyers del nord, ma anche di oltre oceano, a comprare grandi quantità dei vini sopra menzionati. Ma, quale sarà il prossimo vino italiano a fare scalpore sugli scaffali scandinavi? L’Aglianico? In effetti, il “Nebbiolo del Sud” potrebbe riscontrare un buon successo, visto che le sue caratteristiche corrispondono ai palati di questi Paesi. Ma nella realtà si tratta di un vino ancora poco conosciuto, quindi i buyers esitano. Nessuno vuole essere il primo ad investire su un prodotto nuovo. Spesso, soprattutto nella grande distribuzione, gli importatori si muovono in modo troppo uniforme, con il risultato che tutti i supermercati offrono più o meno gli stessi prodotti. I cosiddetti prodotti Abba vengono utilizzati come prodotti civetta, per attirare i consumatori ad entrare in negozio, sperando ovviamente che non si limitino a comprare solo quel vino!
La Francia è ancora oggi la protagonista deccellenza sia sul mercato norvegese che su quello danese. Nessuno può non aver notato il grande ritorno dello Champagne. In Norvegia, la Francia ha un market-share corrispondente al 22,9%, seguita dallItalia con il 19%. In Danimarca, la Francia copre invece il 20,8% del mercato, seguita anche questa volta dallItalia con una quota del 15%. La presenza dei Bag-In-Box (BIB) da 3 litri è massiccia e infatti, in Norvegia e Svezia, le vendite dei BIB costituiscono il 50% di tutto il vino venduto su questi mercati. La ragione di questa tendenza è data soprattutto dalla comodità della confezione, viste le abitudini di andare spesso in campeggio, in barca etc. Una differenza tra il mercato norvegese e quello svedese, è che in Norvegia il 71% di tutto il vino venduto è rosso, mentre in Svezia la proporzione tra bianco e rosso è 50-50. Per tanti anni, con i BIB sono stati venduti soprattutto vini del sud-Italia (Primitivo, Negroamaro etc), mentre nel nuovo millennio si nota una maggiore presenza di vini veneti IGT, specialmente di quelli che hanno subito una seconda fermentazione (metodo ripasso). Assistiamo a questa evoluzione in quanto il cliente medio non vuole rinunciare al packaging BIB, ma nel contempo è sempre alla ricerca di maggiore qualità, e questo giustifica la presenza di alcuni BIB che hanno un prezzo, sullo scaffale, intorno ai 30 euro.
Il successo dellAmarone su questi mercati non è un segreto. Questo vino ha aperto la strada anche ai suoi fratelli minori come il Valpolicella superiore o il Valpolicella Ripasso. Ora però, il prezzo dellAmarone è salito a livelli tali che i consumatori non possono più permettersi di acquistarlo con la stessa frequenza di prima, favorendo così le vendite del Ripasso.
Il tipico consumatore Scandinavo non è comunque fedele ai prodotti italiani.
In Svezia, lAustralia è salita al primo posto nelle vendite, con un market-share del 17,3%, mentre lItalia rimane al terzo posto con un 15,5%. Cosa significa questo? Probabilmente che se il consumatore trova un vino ricco e pieno, con una gradazione elevata, morbido in bocca ma con dei bei tannini, leggermente speziato e se possibile con sentori terziari al naso, non importa qual è la sua provenienza, lui lo compra. Se inoltre il prezzo è invitante, il successo è garantito.
Unaltra particolarità che possiamo notare, è il fatto che i brands (brandbuilding) importano sempre di più. Questo perché i buyers e i consumatori vogliono etichette familiari. Quanto ai Monopoli – ancora protagonisti nella distribuzione – la tendenza è puntare su produttori che possano nel futuro integrare ed ampliare la propria gamma e che siano disponibili ad investimenti diretti di marketing a sostegno del prodotto.
( Fonte Vinitaly )

















