Nella precedente newsletter abbiamo parlato delle vicende del Chianti e del Vino Nobile di Montepulciano, raccontandone le contingenze ed offrendo qualche modesto consiglio. Decisamente pi complessa e difficile appare, per, la situazione a Montalcino, perch qui non si avverte solo l’effetto della crisi economica che interessa ogni angolo d’Italia e tutti i settori produttivi e commerciali; qui, purtroppo, nel giro di un paio d’anni si passati da una delle pi floride realt vitivinicole nazionali ad uno stato di deperimento preoccupante e pericoloso. Preoccupa l’aspetto socio-economico di una citt che aveva investito denaro e creativit a favore di un turismo che dava smalto a queste colline e a tutte le attivit commerciali di cui si era dotata negli ultimi vent’anni. Vista oggi Montalcino sembra la pallida ombra di se stessa e mi ha ricordato Grasse, quella citt provenzale che a lungo fu la capitale incontrastata della profumeria mondiale ed ora soltanto una fotocopia sbiadita dello splendore di un tempo. Di buono c’ che non si piange addosso e, se la citt ha un’aria un po’ depressa, la sua campagna e le sue vigne continuano ad essere bellissime e quindi foriere di pi benfici presagi. Di male c’ che il dibattito sul da farsi stenta a prendere piede e la situazione appare bloccata, come ai tempi dei veti incrociati tra Usa e Urss. Ho avuto la netta sensazione che si siano formati due schieramenti contrapposti, che per comodit potremmo chiamare degli integralisti e dei revisionisti, senza che tra gli schierati nascesse un dibattito per spiegare le ragioni del loro posizionamento; si dice soltanto che i piccoli vignaioli sono tradizionalisti e le grandi aziende revisioniste. Troppo poco per comprendere le ragioni degli uni e degli altri. E allora converr fare alcune considerazioni generali per capire cosa in gioco.
Prima considerazione. Ricordiamo che nelle vecchie vigne di Montalcino non c’ mai stato soltanto del Sangiovese (grosso) e che, nel 1966, l’esordiente Doc Brunello di Montalcino fotografava l’esistente, per cui non nacque come vino da monovitigno; era la Doc dei vignaioli che non sanno fare bene di conto, ma sanno bene fare i conti con la natura, ritagliandosi sempre la possibilit di aggiustare le cose che non sono andate per il meglio. Era la Doc della saggezza contadina. La scelta del monovitigno avviene, invece, nel 1980 con il passaggio alla Docg incoraggiato soprattutto dalle nuove aziende nate negli anni ’70 da migrazioni di investitori anche internazionali. Tutta gente che sa fare bene di conto, ma che non abituata a fare i conti con la natura. E qui sarebbe interessante capire chi erano a quell’epoca i tradizionalisti e i revisionisti, visto che fino a quel momento il concetto di purezza dei vitigni era del tutto estraneo alla cultura viticola italiana, da sempre fatta di mescolanze e unioni. Ma quello di cui parliamo innegabilmente un periodo orientato all’ottimismo, visto che il disciplinare redatto all’epoca prevedeva 3 anni obbligatori di permanenza in botti di rovere o di castagno ed al consumo il vino doveva presentare un colore rosso rubino intenso. chiaro come sia proprio in questo momento che si preparano i problemi che oggi conosciamo, perch quel disciplinare, anche se ulteriormente corretto due volte negli anni Novanta, rappresenta una vera e propria istigazione a delinquere. Ma ormai il danno fatto e, per non fare la figura dei cialtroni agli occhi del mondo intero, questo disciplinare ce lo dobbiamo tenere stretto e pretendere che sia onorato da tutti i produttori di Montalcino; i quali, nell’atto di iscrivere i loro vigneti all’Albo, implicitamente accettano le regole di produzione e sono tenuti a rispettarle. la Docg della superbia finanziaria.
Seconda considerazione. La Doc Rosso di Montalcino nasce nel 1984 e raccoglie l’eredit di un secondo vino che si produceva a Montalcino, di scarsi prestigio e considerazione; ci si metteva tutto ci che non si riteneva degno di usare per il Brunello. La nuova Doc fu progettata come vino di ricaduta del Brunello, ma mai utilizzata a tal fine, tanto che rappresenta un caso unico in Italia, se non addirittura nel mondo, di piramide qualitativa rovesciata, ove il secondo vino meno prodotto e venduto del primo. Per chiarire questo concetto ed evitare dubbi in tal senso, basti prendere in esame i dati di produzione del 2002, annata certamente negativa e propizia per il declassamento, e si vedr come non si sia assolutamente declassato nulla; si venduto molto meno Brunello che nelle altre annate, ma di Rosso se ne sono vendute le solite 4 milioni e poco pi di bottiglie. Nessuna ricaduta, quindi, ma solo una drastica riduzione del vino pi importante. Nella sua storia il Rosso di Montalcino ha sempre sfruttato la fama del Brunello, dividendosi in due identit distinte se non contrapposte. Un primo modello tende ad essere una sorta di Chianti dei Colli Senesi, ma con un nome pi nobile e famoso; l’altro modello vorrebbe essere un piccolo Brunello, ma con tempi pi rapidi e minori costi. In comune hanno due fattori: il primo, detto volgarmente, che si vende presto e si riscuote prima; il secondo che nessuno dei due modelli ha mai incassato grandi lodi o apprezzamenti dalla critica. Ve n’, poi, un altro: non si sono mai spesi due soldi per la sua promozione e valorizzazione ed sempre e soltanto andato a scrocco del Brunello. E il Brunello l’ha sopportato perch, come dicevo sopra, gli faceva da banca, da finanziatore. Ma ora che il Brunello in crisi non ha pi voglia di tirare la cordata anche per il fratello minore e gli si chiede di diventare grande, autonomo, e di prendersi qualche responsabilit. Tutti d’accordo su questo punto ma sul come che le opinioni divergono; e ben sappiamo che il nocciolo della questione rappresentato dalla eventuale introduzione di una percentuale di vitigni internazionali. Noi l’abbiamo detto un anno fa e lo ribadiamo ora e, proprio alla luce di queste considerazioni, pensiamo che sia necessario sanare la situazione mantenendo inalterato il disciplinare del Brunello, ma lavorando su quello del Rosso per fare in modo che chi vorr fare vini pi facilmente producibili tutti gli anni e pi facilmente vendibili all’estero abbia la possibilit di aiutarsi con altri vitigni, nazionali o internazionali, e che sia possibile indicare in etichetta quei vini che invece utilizzano solo Sangiovese. Se cos sar, non avremo altri disciplinari che istigano a delinquere e tutti saranno tenuti, senza attenuanti, a rispettare le regole.
Vediamo di capire ora come sono gli schieramenti che si sono formati. Vi un ampio spiegamento di grandi aziende che vogliono l’introduzione del 15% di variet internazionali e sono disposti a concedere che in etichetta sia possibile indicare il vitigno Sangiovese per chi non user vitigni diversi. In buona parte sono revisionisti rimasti tali, ma sostenendo il contrario di quanto dicevano un tempo. Poi vi un nutrito gruppo di piccole aziende che non vuole alcun cambiamento ai disciplinari per mantenere l’unicit del Sangiovese a Montalcino, anche perch sospetta che, se si dar il via al cambiamento nel Rosso, tra qualche anno si vorr farlo anche nel Brunello. Sono i neo-tradizionalisti quasi tutti ex revisionisti. Per ultimo vi un drappello di piccole aziende che, non avendo in vigna neanche un ceppo di Cabernet, non vogliono che altri si avvantaggino nelle annate difficili utilizzando questi altri vitigni; un cambiamento in tal senso lo avvertono come una sorta di concorrenza sleale. Sono quindi dei neo-tradizionalisti auto-protezionisti o opportunisti.
Ma dove sono finiti i veri tradizionalisti di un tempo? La maggior parte non pi tra noi, purtroppo; un gruppetto si schierato con i neo-tradizionalisti; i pochi rimanenti, che nel frattempo hanno creato notevoli aggregazioni, sono ormai schierati con i revisionisti. La conta era fissata per il 17 febbraio scorso, il giorno prima di Benvenuto Brunello, ma all’ultimo momento si pensato fosse meglio rimandare la votazione e aspettare qualche mese per favorire un maggior confronto tra le parti. Confronto, come dicevo sopra, del tutto silente. Ovvero dialogo tra sordi.
Ancora una puntata ed avremo finito. Pazientate.
( Fonte Il Consenso G.B. )

















