Importante il rilancio di questo vitigno
Allombra suggestiva della magnifica Cattedrale romanica e del suo fantastico Rosone, dai merletti calcarei arabeggianti, il IX Convegno di Confcooperative-Foggia ha riunito a Troia soci della regione, dirigenti nazionali, amministratori locali e rappresentanti istituzionali di associazioni di categoria dellAgroalimentare, per celebrare e testimoniare i progressi, le affermazioni e le proiezioni sui mercati internazionali del Nero di Troia. Lautentica novità, nonché il capolavoro sempre più riconosciuto ed apprezzato, in quel contesto esclusivo del cosiddetto Rinascimento del vino italiano.
Ancora una volta è stato evidenziato il lavoro efficace ed esclusivo delle Associazioni cooperative dellAlta Puglia nel rilancio produttivo di questo vitigno autoctono, che col Primitivo e il Negramaro forma quel triumvirato di ambasciatori esclusivi della Puglia nel mondo, attraverso gli ambiti territoriali di Capitanata, Murgia e Salento.
Dagli stessi produttori e da quei moderni capitani di ventura, che sono spesso i loro enologi, sono arrivati i suggerimenti e gli stimoli più interessanti a questo confronto di esperienze sullUva di Troia. Unuva che si esalta nelle contenute produzioni naturali. I cui acini grossi, prodotti in collina, danno vita al vero e proprio Nero di Troia; mentre quelli più piccoli, maturati in pianura e nel Tavoliere, sono più conosciuti per la produzione del Bombino. Entrambi richiesti, in larga misura e ancora in forma anonima, dai fornitori dellindustria vinicola piemontese e veneta (cassettari), per lapporto di longevità e il rinforzo di struttura garantito ai vini locali.
Dopo circa dieci anni di lavoro promozionale e di importanti riconoscimenti acquisiti, è tempo di dare concretezza alle aspirazioni ed alle ambizioni cresciute attorno a questo vino, che solo recentemente ha cominciato ad essere prodotto in purezza. Unanime e intensa, anche per questo, la consapevolezza delle potenzialità di un vitigno destinato a lasciare il segno, e i cui pregi e peculiarità sono in gran parte ancora da scoprire. Un nome e un marchio di per sé già affermati, ma che hanno urgente bisogno di rafforzarne carattere e identità, tipici dei vitigni importanti dalla decisa personalità e dalla forte appartenenza ai territori di origine.
Rafforzare lidentità di un vino non è questione di marketing territoriale. Semmai è il contrario: una forte e precisa identità non può che far bene e diventare strumento prezioso di marketing territoriale. Per definire e salvaguardare, pertanto, unidentità del Nero di Troia alcune cose diventano irrinunciabili. Precisare innanzitutto lambito territoriale di origine definita. Si dice che sia il comprensorio che dalle cruste di Troia si estende a tutta la Capitanata, abbraccia lagro della nascente provincia di Bat, e arriva fino ad alcuni comuni interni della provincia barese.
Va smentita, confutata e sgonfiata lazione strumentale e mediatica, che tende a negare la stretta relazione del vitigno col territorio della cittadina in provincia di Foggia, a favore di un improbabile e suggestivo rimando Diomedeo, reduce dalla conquista della roccaforte anatolica. Ipotesi verosimile, ma non alternativa alla denominazione delluva coltivata e prodotta in abbondanza, per lungo tempo, tra le cruste pugliesi di Troia nei suoi diffusi vigneti a spalletta. Debellati, in seguito, con lavvento della cieca e conveniente ritualità delle integrazioni cerealicole comunitarie.
Un recupero di identità che va conquistata, valorizzata e difesa. Superando, per prima cosa, lanomalia di un territorio che tiene a conservare gelosamente i natali di un vitigno sempre più prestigioso, ma che stenta a far decollare consorzi di produttori locali, conversioni crescenti di quote ettari di vigne e vigneti a sostegno della produzione specialistica, cultura della coltura di qualità, vitale per vini dal blasone ambizioso. Vini capaci di longevità rare, di struttura organolettica fuori dal comune, e ricchi di profumi e aromi irripetibili in contesti produttivi di cosiddetta cattività.
Un Nero di Troia prodotto in larga misura altrove, e non soprattutto a Troia, non è più cosa sostenibile. E tempo che le istituzioni locali, provinciali e regionali, magari in parallelo allo sforzo per la promozione e lo sviluppo della produzione di energie rinnovabili, ne facciano un altro. Anche per la rivalutazione concreta di territori spesso sconvolti dal futuro che avanza.
Immaginiamo solo per un momento quale accrescimento di valore potrebbero avere ettari di terreno riconvertiti a vigneti, con filari di grappoli di perle rosse del Nero di Troia. Rendiamoci conto di cosa si parla, se solo un millesimo di quanto successo a suo tempo nelle Langhe, a Montalcino o tra le colline del Chianti, si concretizzasse magari lungo i pendii della città del Rosone, anche sotto lincessante ruotare delle sue pale eoliche.
Più volte durante il convegno, alzando lo sguardo verso la maestosità della Cattedrale, è stata ribadita dai relatori la sensazione di sentirsi in Paradiso. E il Sindaco Beccia è riuscito

















