Il latte crudo è salvo: sventato il rischio di blocco dei distributori automatici di latte non pastorizzato, di filiera corta, a prezzo conveniente (un euro a litro), un ordinanza del ministero del Welfare lo vieta però nelle mense scolastiche e ne fissa a tre giorni la scadenza. Ma, soprattutto, da ora i 1111 distributori automatici che erogano sei milioni di litri l’anno, dovranno obbligatoriamente riportare una indicazione igienica indispensabile per consumare questo tipo di latte in sicurezza: “Prodotto da consumarsi solo dopo bollitura”. L’obiettivo è quello di evitando le infezioni da Escherichia coli, il terribile batterio che ha causato fra i consumatori di questo prodotto una decina di sindromi emolitico uremiche (che porta alla dialisi) fra il 2007 e i 2008.
“Con l’ordinanza firmata oggi – ha spiegato il sottosegretario al Welfare, Francesca Martini – si è voluta tutelare la salute dei consumatori ma anche gli allevatori”. Il latte italiano, ha aggiunto Martini che ha incontrato questa mattina il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, “é di grande qualità ” e, hanno confermato Silvio Borrello, direttore della sanità animale del ministero e Romano Marabelli capo dipartimento della sanità animale dello stesso dicastero, i controlli veterinari sono costanti e attenti. “In tutto ci sono in Italia 1.111 distributori e l’obiettivo dell’ordinanza è quella di fare in modo che i consumatori possano utilizzare questo prodotto in sicurezza, risparmiando e utilizzando un alimento che arriva dal proprio territorio”.
“Sosterrò sempre i distributori di latte crudo nelle aziende agricole”, ha detto il ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia ed anche il suo predecessore, Paolo De Castro, insieme ad altri senatori del Pd aveva sollevato ad ottobre la questione di dare una “corretta e trasparente informazione” ai consumatori. “E’ più che giusto – sottolinea il senatore De Castro – dare le opportune informazioni su come si deve consumare il latte crudo e concordiamo con l’ordinanza del ministero del Welfare. Mi auguro solo che la vicenda delle infezioni di alcuni bambini
non porti ad una demonizzazione di questo strumento che è utile sia agli agricoltori che ai consumatori”.
Il latte crudo venduto direttamente dagli allevatori attraverso i distributori non fa parte dei 10,5 milioni di tonnellate di latte che costituiscono la quota di produzione assegnata all’Italia dal regime delle quote latte e che, dal ’84 fino alla campagna 2006-2007 e’ costata 3,9 miliardi di euro di multe. Il latte crudo venduto direttamente dai distributori fa parte invece della produzione destinata appunto alle vendite dirette e che il regime europeo ha fissato a 250 mila tonnellate, un tetto molto inferiore delle quote di produzione di latte consegnato all’industria. Nella quota di produzione di latte destinato alle vendite dirette – spiega il responsabile del latte di Coldiretti Giorgio Apostoli – rientra non solo il latte crudo venduto dai distributori ma anche il latte utilizzato per la preparazione dei formaggi venduti poi direttamente in azienda. Secondo i calcoli di Coldiretti attualmente la quantità di latte crudo distribuito direttamente ammonta a 550 mila quintali, grosso modo il 5% dell’ammontare di latte fresco pastorizzato consumato in Italia pari a 9,6 milioni di quintali, mentre il consumo di latte a lunga conservazione sale invece a 14,3 milioni di quintali. In occasione dell’Health Check della Politica Agricola Comune (Pac) l’Italia è riuscita ad aumentare la propria quota di produzione di latte di altri 620 mila tonnellate che saranno assegnate con la campagna lattiera del 2009.
( Fonte ansa )
















