D’Alema, che sbronzata
I vigneti di Massimo DAlema sono stati appena irrigati, lex presidente del Consiglio grembiulone estivali di gomma, ancora deve tagliare i primi grappoli per bottiglie da palati raffinati ma gi arrivano le prime grane. La sua nuova esperienza in Umbria, in provincia di Terni, di viticoltore nostrano di vini prelibati parte con il piede sbagliato. Daltronde, si sa, il vino appanna, pu anche dare alla testa. Andando a verificare le variet scelte da DAlema per i suoi appezzamenti di terra si scopre infatti che met degli impianti che ha scelto sono proibiti. In altre parole quei vitigni devono essere estirpati. Insomma, deve ancora stappare la prima bottiglia ma gi vengono serviti i primi calici amari.
Tutta colpa delle file impiantate nella parte bassa del terreno dove se ne contano ben 28 di Marselan e altrettante di Tannat. Ecco, si tratta di due variet proibite sia in provincia di Terni che in quella di Perugia. Infatti, andando a consultare le apposite liste di variet autorizzate o raccomandate provincia per provincia non si tarda a scoprire che sia il vitigno Tannat sia il Marselan bandito dalle dolci colline della zona. Una distribuzione scientifica che legge in tutta Italia per equilibrare le produzioni in modo armonico. Non infatti possibile impiantare qualsiasi vitigno dove si vuole. I rischi sono alti. Le file delle variet proibite vengono estirpate e la produzione vinicola distrutta con delle pene accessorie pecuniarie non esigue.
I contadini del Lider Maximo nella parte alta del vitigno avevano impiantato 35 file di Pinot nero e appena sotto altre 42 di Cabernet Franc. E su questo nulla da ridire. I dubbi arrivano per poche decine di metri pi a valle quando appunto troviamo Marselan e Tannat, uve che servono per rendere il vino imbattibile ma che escono dai criteri seguiti dai viticoltori della zona. Il Tannat, tra laltro, un vitigno autorizzato in pochissime province perch crea colore, struttura senza passare per le variet italiane. La pena, come detto, quella dellestirpazione. Unumiliazione per il buon Massimo, che sicuramente si affidato a tecnici e non conosce nei dettagli i rigidi parametri che regolano la vita dei vitigni. Meglio quindi se ci ripenser.
La soluzione pi conveniente quella di estirpare oggi le piante piuttosto che vedersi distruggere la produzione alla prima vendemmia. Ma non basta. Il secondo cruccio per la nuova passione di DAlema riguarda lenologo al quale ha affidato la cura della cantina. Si tratta di Riccardo Cotarella, uno tra i tecnici pi qualificati e autorevoli sul mercato che proprio di recente inciampato in un incidente spiacevole. Da tempo Cotarella era infatti lenologo della cantina siciliana Abbazia Santa Anastasia finita nel mirino della magistratura perch ritenuta in mano a Cosa Nostra. Sia chiaro: Cotarella non un mafioso n fa parte di quei manager della cantina finiti indagati o arrestati perch in odore di mafia. Ma il suo datore di lavoro, lingegnere Francesco Lena, titolare della cantina, finito dietro le sbarre con laccusa di associazione mafiosa. La figura rimediata da Cotarella ha fatto il giro del mondo tra produttori, tecnici e appassionati di un buon bicchiere. E impone forse qualche prudenza per un politico di primo piano. Ma DAlema non deve esser andato per il sottile n si voluto fermare alle apparenze.
Del resto, questo un sogno coltivato da tempo. In segreto. Due i motivi che hanno portato il leader della minoranza a improvvisarsi vignaiolo, oltre alla grande passione per il vino: la nostalgia di una vecchia casa che aveva il padre nel cuore di Montefalco e le origini in terra di Puglia, terra fortemente legata al vino. Solo qualche giorno fa durante una tavola rotonda era intervenuto da esperto e conoscitore dei segreti delle bottiglie: La qualit crescer dappertutto aveva esordito , basta pensare a come sta crescendo lAmerica Latina con il vino. Questanno abbiamo esportato pi vino della Francia, primato che abbiamo festeggiato poco, raggiunto anche grazie alla nostra tradizione, ma io non sono cos contrario alla moderata innovazione di prodotto, perch stata proprio la Toscana che cominciando a mettere qualche vitigno internazionale nel nostro Sangiovese ha inventato un ciclo di vini, dal Sassicaia in gi, che hanno sbancato sul mercato mondiale e hanno cambiato anche limmagine tradizionale .
Nulla da eccepire, signor (ex) presidente, ma per favore, linnovazione non faccia a pezzi le regole. Quei vitigni li estirpi, magari bevendoci sopra. Salut.
( Fonte Legnostorto-Libero )
Segue la controreplica :
D’Alema contro Libero: “Notizie false e lesive”
L’avvocato Guido Calvi tuteler il presidente del Copasir nelle sedi giudiziarie
Libero di oggi titolava in apertura di pagina DAlema, che sbronzata riferendosi ironicamente alla presenza, nella sua azienda agricola, di due vitigni che sarebbero vietati dalla Ue. In pi, il quotidiano di viale Majno, evidenziava che lenologo assunto dal presidente del Cosipar sarebbe stato un consulente di alcuni imprenditori arrestati con lipotesi di accusa dellassociazione mafiosa. Larticolo in realt non avrebbe contenuti altrettanto scabrosi pari al titolone. Si perderebbe semplicemente in una ironica tiratina dorecchie pi che in una corretta cronaca dei fatti, scadendo in un insano sarcasmo incomprensibile anche al lettore rotto a tutto.
Lo scoop daltra parte viene infilato in tredicesima pagina, francamente una decisione editoriale un po bizzarra visto che allarticolo veniva data una visibilit pari una caduta di un governo. Allinterno il cronista scrive dellazienda vinicola in Umbria acquistata da DAlema in cui sono stati impiantati vitigni per produrre un buon vino. Solo che tra un Pinot e un Cabernet ci sarebbero anche due vitigni (Marselan e Tannat) banditi per la provincia di Terni dallUnione Europea. Anche lenologo dellex presidente Pd verrebbe trattato non proprio con i guanti bianchi. Il cronista infatti lo descrive come uno tra i tecnici pi qualificati e autorevoli sul mercato ma siccome il suo (ex) datore di lavoro, titolare di una famosa cantina siciliana finito dietro le sbarre con laccusa di associazione mafiosa dunque lenologo ha fatto una brutta figura.
Tutto qui? Tanto rumore per nulla, perbacco che notiziona!Parole e pensieri in libert. Cos non la pensa, ovviamente, Massimo DAlema, imputato numero uno di questarticolo, che oggi ha immediatamente replicato al quotidiano milanese per il tramite di un infuocato comunicato stampa nel quale avvisa che A seguito della pubblicazione sul quotidiano ‘Libero’ di sconcertanti articoli contenenti notizie false e gravemente lesive della propria immagine, l’onorevole Massimo D’Alema ha dato mandato allo studio del professor Guido Calvi di assumere ogni possibile iniziativa legale nelle pi opportune sedi giudiziarie per la migliore tutela della sua onorabilit.
( Fonte online-news.it )


















