Home Arrabbiature Operazione Sommelier, la coca chiamata come il vino: 13enne usata per spacciare

Operazione Sommelier, la coca chiamata come il vino: 13enne usata per spacciare

L’operazione antidroga è scattata alle prime luci dell’alba. Sono sei le persone finite in manette e 16 denunciate

 

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CROTONE – Utilizzavano persino i ragazzini, minorenni, per la attività di spaccio, tra cui una tredicenne figlia di uno degli arrestati. La Polizia di Stato di Crotone stamattina ha messo la parola fine all’attività di un’organizzazione dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti in particolare di cocaina. Sei gli arresti e sedici le persone denunciate e sottoposte all’obbligo di firma presso la Questura nell’ambito del blitz denominato “Sommelier”. L’indagine della squadra mobile, durata diversi mesi, ha documentato l’impiego di minori nell’attività di spaccio. Utilizzata anche la figlia tredicenne di uno degli arrestati per il confezionamento e la vendita della cocaina.

 

Sommelier – la droga ‘ordinata’ chiamata con il nome di noti vini

 

Non era vino ma cocaina ma le sei persone arrestate, di cui cinque ai domiciliari e una finita in carcere, chiamavano la droga con nomi di celebri vini. Gli arrestati tutti con precedenti penali sono Leonardo Passalacqua di 44 anni (finito in carcere) mentre Santo Cava 52 anni, Leonardo Bevilacqua, 35 anni, Domenico Berlingieri, 49 anni, Alfonso Carvelli, 40 anni, ed Orlando Genovese, 39 anni sono stati posti ai domiciliari. L’operazione, denominata “Sommelier” ha però coinvolto altre 16 persone nei confronti delle quali è stata disposta la misura dell’obbligo di firma.

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Il blitz condotto dalla Squadra Mobile della Questura di Crotone, con la collaborazione dei poliziotti del Reparto Prevenzione Crimine di Cosenza e di un equipaggio dell’unità cinofile di Vibo Valentia, è scattato nella notte ed ha interessato due zone della città di Pitagora: via Acquabona e piazza Umberto, diventate dei veri e propri supermercati della droga che gli investigatori della Mobile, guidati dal vicequestore Nicola Lelario, hanno monitorato dal marzo del 2017 e fino a ieri, registrando centinaia di cessioni e svelando anche come i pusher riuscivano ad evitare guai con la giustizia.

 

Lo spaccio avveniva in piccole dosi ma era continuo, ossia si faceva la spola di continui tra le piazze di vendita e le zone di rifornimento per non avere molta droga addosso. Se serviva cocaina da vendere, gli spacciatori ‘accettavano le ordinazioni’ chiedendo bottiglie di vino ai propri interlocutori, nella gran parte dei casi loro parenti che si occupavano di preparare le dosi richieste.

 

 

La figlia tredicenne di un arrestato piccola pusher

Addirittura i poliziotti hanno anche documentato come, in diverse occasioni, anche la figlia tredicenne di uno degli arrestati venisse impiegata nella preparazione e nella cessione della cocaina: una ragazzina già inserita nel contesto criminale nel quale era abituata a vivere che sapeva anche il significato delle richieste del padre nonostante questi, per timore di essere intercettato, impiegasse un linguaggio criptico.

 

In tal caso la droga veniva chiamata “vino”, “bottiglie” “birra”. Spesso venivano chiesti anche 20 o 30 “carabinieri” per indicare la quantità, in euro, di droga da preparare. Tra i clienti, molti dei quali segnalati alla Prefettura come consumatori di sostanze stupefacenti, anche numerosi professionisti crotonesi. Nelle intercettazioni ad esempio, si parla anche di un ‘architetto’ e di altre persone di in vista.

 

 

( Fonte quicosenza )