Home News PASTIFICIO MARTELLI : QUANDO L’ARTIGIANO DIVENTA ARTISTA

PASTIFICIO MARTELLI : QUANDO L’ARTIGIANO DIVENTA ARTISTA

 


Ognuno di noi deve avere la capacità di riconoscere i propri limiti, nel senso che oggi parlandovi di pasta, non mi voglio assurgere ad esperto pastaio , ma sono alcuni anni che, senza fretta ed ansie, quando mi capita di accompagnare mia moglie negli ipermercati, rovisto tra gli scaffali della pasta per provarne tipi nuovi. E cosi di pasta in pasta, mi è capitato di trovarne veramente di molto buone, poi ho contattato alcuni pastifici, sparsi per lItalia, ed ero convinto di avere trovato quanto di meglio il mercato nazionale potesse offrire. Ho provato anche paste famose, citate in quasi tutte le riviste per golosi o meglio gourmet , e devo dire che alla fine una grossa differenza tra loro non si notava. Poi un bel giorno scrivo ad una azienda, mai sentita prima, e mi arrivano a casa alcune confezioni da 0,500 gr., in sacchetti di colore giallo, ed incomincio a leggere quanto riportato dai depliants. Pasta impacchettata a mano, tutte le fasi rigorosamente artigianali, poi continuando nella  lettura, scopro si tratta di una famiglia di 7/8 persone, che fanno tutto da loro. La differenza, da quanto ho capito, è nella scelta della materia prima e nella cura dei minimi particolari, ma piu avanti è spiegato tutto alla perfezione, stò scrivendo del pastificio artigianale :


 


Pastificio Artigianale Famiglia Martelli – 56035 LARI (Pisa) – Toscana – Italia


Tel. 39 0587 68.42.38  – Fax 39 0587 68.43.84


Sito internet: http://www.famigliamartelli.it/


e-mail: past@martelli.info


 


Un po di storia


 


Guido era partito soldato, nel servizio automobilistico. Aveva lasciato la sua Lari, in quel di Pisa, per guidare i forti Fiat 18 BL sui campi di battaglia dove imperversava il primo conflitto mondiale.


A Lari aveva lasciato al fratello Gastone il posto di lavoro, operaio nel piccolo pastificio del paese.


Nella compagnia lautiere Guido aveva un capitano che poi diventerà famoso, Francesco Baracca, che cercava giovani e bravi autisti per avviarli verso un nuovo modo di fare la guerra, larma aeronautica. Guido, appassionato di motori e valente autista, venne subito notato dal Capitano Baracca, lo iscrisse nella lista per i nuovi piloti.


Ma ci fu lo sfondamento di Caporetto. Servivano autisti per portare soldati. Il Colonnello ordinò a Guido di andare sul monte Grappa, ora serviva lì.


Finì la guerra, Guido tornò a Lari, al pastificio insieme al fratello per  continuare a fare la pasta. Il periodo era assai difficile, soprattutto economicamente.


Nel 1926, i proprietari, Catelani, ormai in avanti con gli anni e senza figli, proposero a Guido e Gastone di rilevare lattività. I due fratelli rimasero molto colpiti da questa proposta. Erano onorati, ma sapevano, dato il periodo e le grandi difficoltà finanziarie, che avrebbero incontrato moltissime difficoltà per saldare questa cessione. Gli anziani coniugi Catalani, che vedevano nei due fratelli i loro figli mancati, li rassicurarono. Non cera fretta.


Arrivò la seconda guerra mondiale. Ma Guido e Gastone, insieme alle mogli, continuarono a fare la pasta, con grande difficoltà, data la penuria di materia prima, ed a mantenere limpegno con i vecchi proprietari.


 Nel 1943 una grave malattia portò via Gastone. Ma Guido continuò, aiutato dalla moglie Giuseppina e dalla cognata Dina, e dai figli, Dino e Mario che stavano crescendo.


Nella metà degli anni 60 Dino, ormai maggiorenne, partì volontario per il servizio militare. Arma dei Carabinieri. Era infatti intenzionato a seguire questa carriera.


Dopo tre anni, Dino aveva infatti già completato i corsi per sottufficiali a Moncalieri e Firenze. Il fratello Mario, che conduceva insieme al padre, ormai anziano, il piccolo pastificio, mise davanti a Dino un duro aut aut: o torni oppure chiudiamo, da solo non ce la faccio disse Mario.


Dino, ci pensò un po, poi decise di continuare a fare la pasta, non se la sentiva di vedere finire tutto il lavoro della famiglia.