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Popolare Vicenza, ecco gli insolventi

Trenta debitori per un flop da 589 milioni di euro: tra loro imprenditori e grandi società

 

L’immobiliarista e presidente del Palermo Calcio, Maurizio Zamparini, società come Tirrenia o Aqua Marcia Immobiliare fino all’Hotel Dolomiti di Cortina e ad altre medie realtà non solo Nord est.

 

I nomi dei primi trenta clienti insolventi della vecchia Popolare di Vicenza sono stati svelati ieri sera dal Tg di La7: ad aprire la lista è la società Monte Mare Grado (57,8 milioni di esposizione) quindi Sevim (30,3 milioni), Eudea, Gruppo Lch, Partecipazione investimenti Real estate (28,30), fino nella parte bassa della classifica dei demeriti perfino una scuola come gli Istituti Cardinal Baronio. In tutto un «flop» da 589 milioni. A proporre l’operazione verità era stato una decina di giorni il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, chiedendo di estenderla sia al Monte dei paschi, il cui piano di salvataggio costerà 6,6 miliardi ai contribuenti sugli 8 complessivi, sia alle banche finite in risoluzione a novembre del 2015: Banca Etruria, Marche, CariChieti e CariFerrara.

 

Popolare Vicenza, invece lo scorso anno ha evitato di cader nel baratro del bail-in insieme a Veneto Banca solo perché è intervenuto il Fondo Atlante. La ciambella d’emergenza di sistema, che ha detto ieri il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzett – resta necessaria malgrado il decreto Salvarisparmio. L’operazione di salvataggio di Vicenza ha comunque raso praticamente a zero il valore delle sue azioni, insieme ai risparmi dei 118mila soci dell’ex feudo di Gianni Zonin che vi avevano creduto alla gestione del banchiere-imprenditore del vino.

 

lapresse - zacche -

( Gianni Zonin )

Zonin è infatti già oggetto di un’azione di responsabilità da parte del nuovo corso della banca targata Atlante. Che mira ora a fondere Popolare Vicenza con Veneto Banca, dopo avervi versato in via precauzionali altri 900 milioni, così da applicare un severo taglio ai costi: gli esuberi potrebbero essere 2.400. La proposta di Patuelli di fare chiarezza sulle sofferenze – da sempre uno dei cavalli di battaglia dei sindacati del settore, a partire dalla Fabi – continua a dividere politici e banchieri.

 

L’ultimo a mostrarsi scettico sull’opportunità di una tale disclosure era stato l’amministratore delegato di Ubi, Victor Massiah, rimarcando la necessità di distinguere tra la «gogna e la «ghigliottina pubblica» e le indagini della magistratura. Lo stesso Massiah ha poi rimandato al Fondo di Risoluzione, che ne ha gestito la fase transitoria, l’eventuale decisione di ristorare gli investitori traditi dalle vecchie gestioni di Etruria & C. Ubi ha rilevato Etruria, Marche e CariChieti per un solo euro ma deve ora ricapitalizzarsi e pensa occorrano tre anni prima di vedere i frutti dell’integrazione. Il presidente delle good bank, Roberto Nicastro ha invece chiarito che per completare la cessione occorrono ancora «tre o quattro» mesi per fare gli ultimi passi formali. Quanto, infine, a Cari- Ferrara«al momento sono «oltre 300« gli addetti di che hanno accettato di dimettersi.

 

 

( Fonte Il Giornale )