ROSSO di MONTALCINO. LA CONSERVAZIONE NON E’ MAI STATA UNA SOLUZIONE.

Dopo un suonar di tamburi da parte dei conservatori puristi ad ogni costo del monovitigno in purezza, raccolgo in internet un autorevole  parere di segno opposto del bravo ed esperto collega ed amico romano Andrea Gabbrielli, di cui ne condivido in toto le analisi.


Aggiungo anche che, salvo rare eccezioni che confermano la regola piu generale, i migliori vini a livello planetario sono quelli ottenuti da blend , precisando che non tutti gli enologi ed addetti ai lavori hanno, molto spesso,  grandi esperienze in questo senso, per cui diventa tutto piu complicato. Ma quando il blend viene messo in opera da maestri enologi di questa levatura :


https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=6473


allora bisogna alzarsi in piedi e togliersi tanto di cappello.


Buona lettura


Roberto Gatti


 


TESTO INTEGRALE


Lannunciata assemblea del Consorzio del Brunello sulla proposta di modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino, come succede ogni volta che si annuncia un qualsiasi cambiamento, sta sollevando le proteste dei difensori dello status quo a tutti i costi. Ora il dissenso e la critica sono sempre legittimi ma il rischio che si perdano di vista i reali motivi per cui una parte importante della denominazione, ha deciso di porre allattenzione dei soci la possibilit di un cambiamento di rotta.


Perch cambiare.


 


I disciplinari di produzione solitamente si modificano quando non funzionano. La Doc Rosso di Montalcino stata promulgata nel 1983 e diventata esecutiva dal 1 novembre 1984. In precedenza era stato commercializzato con la dizione Vino Rosso dai Vigneti di Brunello, poi giustamente eliminata per evitare qualsiasi confusione con il pi importante genitore. Il motivo per cui il Rosso di Montalcino nacque dovuto al fatto che il primo disciplinare del Brunello nei fatti prevedeva un invecchiamento di 5 anni del vino prima dellimmissione al consumo. Un lasso di tempo molto lungo durante il quale le cantine dovevano immagazzinare, senza poter incassare nulla, le partite di vino in invecchiamento. Nel caso poi della creazione di un azienda ex novo, il tempo si raddoppiava,  creando enormi problemi di liquidit alle cantine.


 


Il Rosso di Montalcino, con un solo anno di invecchiamento obbligatorio, fu non solo lescamotage che permise di incassare ogni anno dei soldi  necessari a tirare avanti ma permetteva o per lo meno era nelle intenzioni di favorire una selezione delle uve migliori  in favore del Brunello.


 


Insomma non c nessuna storia e nessuna tradizione da difendere: il Rosso di Montalcino stato inventato ed nato come un vino di ricaduta cio il risultato del declassamento delle uve del Brunello. Nonostante gli sforzi per la verit di pochi questa fama di vino di seconda scelta gli sempre rimasta  appiccicata addosso e poco ha influito il tentativo di comunicarlo come un assaggio anticipato del Brunello che sar. Da parte i produttori non ne hanno mai prodotto molto, dando una netta preferenza al pi remunerativo Brunello. Per cui, a parte un breve periodo iniziale, c sempre stato tanto Brunello rispetto al Rosso e non viceversa. Soprattutto le piccole aziende con pochi ettari di vigneto vale a dire la grande maggioranza delle aziende di Montalcino hanno sempre preferito produrre Brunello anche perch la selezione delle uve in un piccolo podere nei fatti quasi inesistente sia da un punto vista qualitativo che quantitativo per non parlare poi della remunerativit come si detto in precedenza – delluno rispetto allaltro.


 


Ormai da anni il Rosso di Montalcino diventato un prodotto scarsamente appetibile dal mercato e anche gli ultimi dati dimostrano che dalle 4.390.000 fascette del 2007 si passati alle 3.715.000 del 2010. I dati al 30/06/2011 dimostrerebbero una piccola risalita ma niente di pi. Insomma cos com, non piace, non affascina, non appetibile nonostante molti Rossi di Montalcino invecchiati in legno ma anche in vasca siano senza dubbio validi.


 


Da qui a sostenere come fa Nick  Belfrage – in questi giorni sta promuovendo un appello contro la modifica del disciplinare – sostenendo che il Rosso di Montalcino si costruito una forte personalit sui mercati vinicoli internazionali facendo leva sul fatto che un vino in purezza, ce ne passa. Certo una campagna di comunicazione farebbe molto comodo ma di sicuro visto il trend calante delle vendite non basta nemmeno pi quella. Per questo molte aziende non tutte hanno visto nella modifica del disciplinare una possibile strada da percorrere.


 


La possibilit di aggiungere al sangiovese, un 15% di altre uve s anche syrah, cabernet, merlot- vissuto come il fumo negli occhi in quanto snaturerebbe il Rosso e minaccerebbe   di compromettere il carattere unico del Rosso di Montalcino. Quale poi sia questo carattere, finora non si ben capito. Anche perch chi vorr, potr continuare a fare il Rosso con le sole uve sangiovese. Forse per la chiave di lettura sta in qualche riga pi sotto dellappello di Belfrage, quando con una piroetta logica e anche formale si salta di palo in frasca e si dice  Sicuramente sarete coscienti che molti di noi temono che un compromesso nei confronti del Rosso di Montalcino possa rappresentare lapertura di una breccia pi grande che potrebbe portare ad un altro compromesso, nei riguardi della purezza del grande Brunello-uno dei vini pi grandi del mondo .


In sostanza si chiede unazione preventiva e di fatto si propone un processo alle intenzioni. Il Rosso come il cavallo di Troia, non male ma questa sempre la stata la scusante per lasciare le cose come stanno, tipico dei conservatori a tutti i costi. Considerare risolutivo quel 15 % di altre uve ai fini del successo di mercato del Rosso difficile, per unopzione che vale la pena di far esplorare a chi ci si vorr cimentare. Continuare ad imporre a tutti una soluzione  – quella attuale che non funziona o funziona poco, visto che stiamo parlando di mercato, da considerarsi quantomeno illiberale. Ho un sospetto, per. Persa a suo tempo la battaglia contro le modifiche del Chianti Classico, del Vino Nobile di Montepulciano che non hanno perso n lanima n lappeal nonostante la presenza di altre uve oltre al sangiovese, per non parlare del Cir, di Bolgheri, e di tanti altri ancora. Non che anche questa volta potrebbe succedere lo stesso ? In definitiva gli unici a dover decidere sono i produttori.


Qualunque sia il verdetto merita rispetto.


 


 


Spigolature


 


Tralascio, per amor di patria, di chiosare pi di tanto su quanto ha scritto Francesco Illy chiedendo di rimandare in data destinarsi lincontro fissato per il prossimo 7 Settembre a causa delle avverse condizioni atmosferiche . Il 21 Agosto 2011 una tempesta di caldo con venti forti a 41C ha colpito Montalcino.  Le uve in maturazione si sono appassite in quantit che variano tra il 5% ed il 50% a seconda delle zone e dellet delle vigne. A parte che il range proposto (5%-50%), per dirlo in modo eufemistico, un tantinello ampio. Ma la prefigurazione di un Brunello amaroneggiante, manco fossimo nel 2003, se non altro assai prematura .   Certo nei suoi vigneti bonsai con ben 62.500 ceppi per ettaro ( Fonte sito del Podere Le Ripi), calura e siccit sono avvertiti in misura infinitamente maggiore rispetto ad altre densit e modalit dimpianto.  Ma soprattutto bastato fare qualche telefonata a qualche produttore, qua e l, per ridimensionare ampiamente il fenomeno: insomma tranquilli.


 


( Fonte Andrea Gabbrielli- Winesurf )