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Sauvignon connection, parla il procuratore capo: “Indizi serissimi nei confronti delle aziende indagate”

Seguo con particolare interesse ed anche preoccupazione questa triste vicenda, per diversi motivi !

In primo luogo perchè il Sauvignon, da sempre, è uno dei miei vini preferiti, in second’ordine perchè conosco molte delle aziende indagate e mi dispiacerebbe molto fossero implicate e ritenute colpevoli ! D’altro canto chi non ha rispettato le regole va punito, ma a mio avviso, non demonizzato !

Sembra che la sostanza eventualmente aggiunta in fase di fermentazione non sia nociva per la salute umana , almeno vorrei sperare !

Buona lettura

Roberto Gatti

 

 

Udine, conferenza stampa del procuratore capo sulla frode in commercio del vino “dopato”: «Perchè non ci domandiamo quanti siano i produttori che non aggiungono niente al proprio vino e che forse sono contenti che la Procura abbia individuato chi non rispetta il disciplinare»?

 

 

UDINE. «Se si fanno le perquisizioni è perchè ci sono serissimi indizi di reità. Se non fosse così, dovremmo andarle a fare a tutto il mondo. Le aziende sulle quali si indaga hanno avuto certamente contatti con Ramon Persello e hanno acquisito da lui la sostanza sulla quale si indaga».

Nessuna improvvisazione, insomma, nella maxi-inchiesta sui Sauvignon “dopati” che sta facendo tremare il mondo della viticoltura friulana e tutto quel che vi ruota attorno. Il procuratore capo della Repubblica di Udine, Antonio De Nicolo, ci tiene a ribadirlo.

E tiene anche a sgomberare il campo da fin troppo facili polemiche. «Sembra quasi che la Procura abbia voluto fare un torto a qualcuno – dice –. Questa indagine, è bene ricordarlo, riguarda un numero molto ristretto di aziende: le “mele marce”, cioè quelle che hanno agito al di fuori dei limiti del disciplinare di produzione dei vini Doc.

E con la nostra comunicazione alla stampa, giovedì scorso, giorno delle perquisizioni, abbiamo inteso dare un messaggio tranquillizzante per tutte le altre cantine che invece, nei propri vini, non aggiungono alcuna sostanza vietata. Non volevamo certo sparare nel mucchio».

 

 

I protagonisti

L’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento delle indagini non è arrivata per caso. Conscio della portata e della trama degli interessi in gioco, è stato proprio il procuratore a convocare una conferenza stampa nella sede dei carabinieri del Nas di Udine.

Accanto a lui, al tavolo degli inquirenti, siedono il padrone di casa, capitano Antonio Pisapia, il comandante provinciale dell’Arma, colonnello Marco Zearo, e la responsabile dell’Ufficio repressione frodi dell’Icqrf di Udine, Tiziana Populin.

«Questa vicenda – ha detto De Nicolo – dimostra che fare squadra è la combinazione vincente». A tenere le fila dell’inchiesta è il pm Marco Panzeri, che finora ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di Persello, l’enologo-Archimede accusato di avere venduto il “lievito magico” ai produttori con i quali collaborava, della moglie Lisa Coletto, sua “assistente” nel laboratorio allestito nella loro abitazione, di Francesca Gobessi ed Emanuela Zuppello, rispettivamente titolare e tecnico del laboratorio di analisi di Corno di Rosazzo in cui Persello lavorava e, naturalmente, dei 17 titolari delle altrettante cantine sospettate di avere “esaltato” il profumo dei rispettivi Sauvignon.

Per tutti, l’ipotesi di reato è la frode nell’esercizio del commercio.

La “road map”

 

«Il fascicolo è stato da me personalmente visionato, aperto e assegnato al collega Panzeri lo scorso 3 agosto – ha spiegato il procuratore –. Questo significa che i tempi dell’indagine sono brucianti.

E infatti, il significativo sequestro che ha dato la stura al prosieguo delle indagini è avvenuto il 3 settembre nella cantina di una delle 17 indagate. Il giorno successivo c’è stata la perquisizione a casa di Persello e di sua moglie e il 10 settembre è toccato alle aziende.

Sabato, infine, si è proceduto al sequestro di una cisterna contenente 120 ettolitri». Tutto come da tabellina di marcia, quindi, fuorchè la «sciagurata coincidenza delle perquisizioni con l’inaugurazione di Friuli Doc. Ci è dispiaciuto – ha ripetuto anche ieri –, ma sapevamo che la notizia stava per trapelare sulla stampa e non potevamo permetterci di attendere oltre, pena il rischio di vanificare l’attività.

Ma a quanto mi è dato di leggere, per fortuna, Friuli Doc non ha subìto per questo contraccolpi negativi».

 

 

Segnalazioni da tre anni

Giunto a Udine poco meno di tre mesi fa, De Nicolo ha già tra le mani un’inchiesta a dir poco “esplosiva”, considerata l’eco che sta producendo da una parte all’altra del Paese, e non solo.

Eppure, prima del suo insediamento, qualcuno aveva lanciato segnali chiarissimi: lo aveva fatto Vannia Gava, vicesindaco di Sacile, denunciando nel maggio del 2014 anche attraverso le pagine del “Messaggero Veneto” l’utilizzo nel Sauvignon di «addittivi e profumi chimici»; e lo avevano fatto tutti coloro che da quella pratica avevano preferito tenersi alla larga.

Proprio come ha confermato ieri il capitano Pisapia. «La parte sana del comparto – ha detto – si era lamentata già almeno tre anni fa». E da allora, quindi, l’affaire era sempre rimasto sotto la lente del Nas. «Mentre prima si trattava soltanto di chiacchiere, però – continua –, ora disponiamo di elementi di riscontro oggettivi e in attesa di essere suffragati dalle analisi di laboratorio».

I campioni prelevati – tutto vino in fermentazione «che – ha ricordato Pisapia – poteva essere campionato soltanto in questa che è la settimana del mosto – saranno analizzati da un laboratorio specializzato di fuori provincia.

 

Come il doping nel ciclismo

 

Bocche cucite, invece, sulla natura del misterioso “esaltatore”.

«Si tratta di un preparato – hanno detto gli investigatori –, ma sulla sua composizione stiamo lavorando. Abbiamo comunque evidenze fondate per escludere che sia dannosa alla salute». Ed è proprio Pisapia a suggerire, a titolo di esempio, un parallelismo con il “doping” nel ciclismo.

«Lì si riossigena qualcosa che è già nel corpo in vista delle gare – ha spiegato –, qui si arricchiscono elementi presenti nell’uva con l’aggiunta di lieviti o “pozioni magiche”». Una sofisticazione, insomma, che il procuratore non esita a “bacchettare” con un ulteriore affondo.

 

 

 

Tutte le tappe della vicenda

 

«La sperimentazione è lecita e senza saremmo ancora fermi all’Età della pietra. Ma se si aggiunge qualcosa che non fa parte delle regole previste dal disciplinare – ha affermato –, non si può dichiarare in etichetta che si tratta di un Sauvignon».

 

 

Decideranno i giudici

 

Le indagini, è chiaro, sono ancora in corso ed è lo stesso De Nicolo a ricordare come «spetterà a un giudice terzo e indipendente vagliare l’ipotesi accusatoria» formulata dalla Procura. Ma intanto, è ai «produttori onesti» che il procuratore dedica il suo ultimo pensiero della giornata.

«Quelli che non aggiungono niente e che forse sono contenti che la Procura abbia individuato le “mele marce” – ha detto – sono la netta maggioranza. La Doc non si appone a casaccio e bere un buon bicchiere di Sauvignon – ha concluso – è una gioia che mi piacerebbe non fosse negata nè a me, nè a qualsiasi altro consumatore».

 

 

( Fonte http://messaggeroveneto.gelocal.it/ )

Pubblicato alle ore 16,00