Solo cibi sani e controllati. L’impegno prioritario di Luca Zaia

 


 


 


 


Intervista di “Italia a Tavola” al ministro delle Politiche agricole.


Garanzia assoluta sul piano sanitario per i consumatori e difesa su tutti i fronti del Made in Italy a tavola. Per Luca Zaia, il neoministro dellAgricoltura che figura fra i pochi con un ricco curriculum tecnico e politico maturato sul campo, sta in queste priorit limpegno dei prossimi mesi, annunciato a Italia a Tavola, per rimettere in sesto una filiera agroalimentare che dalla produzione alla ristorazione stata duramente penalizzata nelle ultime settimane da scandali che ne hanno appannato la credibilit e lattivit.


Lobiettivo primario oggi quello di garantire i cittadini affinch possano mangiare prodotti italiani senza rischi per la salute, cos sintetizza Zaia rispondendo alla prima domanda rituale: qual la sua urgenza istituzionale di fronte ai rischi della mozzarella (forse superato), del vino adulterato o dei surgelati in commercio dopo la scadenza? E analogamente il ministro taglia corto rispetto agli strumenti che si possono utilizzare


Dobbiamo aumentare i controlli, rendendoli pi efficaci e in grado di fare rispettare la legge anche ai furbi.


Nel concreto con quali mezzi?


I nostri strumenti sono il Corpo forestale dello Stato e il Servizio repressione frodi, e di questo personale intendo avvalermi ad ogni livello per garantire il rispetto della legge.


Non c forse anche unesigenza di nuove norme per adeguarsi agli elaborati livelli di sofisticazione degli ultimi tempi?


Non escluso che si possano rivedere le norme, ma quello che serve al momento unazione incisiva attraverso controlli pi efficaci di quanto fatto finora. Non possiamo pi permettere che troppi furbi si approfittino dei consumatori, mettendo a repentaglio la loro salute e insieme a questa leconomia agricola del Paese.


Lei un federalista convinto, ma non pensa che ci sia il rischio che troppe legislazioni regionali possano in qualche modo sovrapporsi o diluire lazione del Ministero?


Quello che serve un coordinamento sostanziale fra il Governo e le Regioni. Non dimentichiamo che la situazione attuale deriva da un referendum che aveva abolito il ministero dellAgricoltura, che nei fatti stato ripristinato per coprire quel necessario ruolo di negoziazione con lUnione europea. Personalmente passo due/tre giorni la settimana in Europa perch l che si decide di gran parte dei destini della nostra filiera agricola.


Fra le azioni da intraprendere non c anche lutilit di rafforzare il tema della tracciabilit e delle veridicit delle etichette dei prodotti alimentari? Portando magari il tutto anche nei menu dei ristoranti e degli agriturismi?


Non c dubbio che questa sia una strada obbligata per dare tranquillit ai consumatori e responsabilizzare i produttori. Si deve poter creare un percorso virtuoso che garantisca tutti. In questo senso fondamentale una convergenza di obiettivi e una collaborazione dal produttore al trasformatore, con un ruolo primario dei ristoratori. I prodotti tipici sono lo strumento per collegare in modo ottimale la produzione e i consumatori attraverso una serie di garanti che possono essere proprio i ristoratori pi attenti e intelligenti


In questa strategia non forse opportuno cercare di portare un po ordine non solo fra i produttori o i commercianti, ma anche nella ristorazione dove dallagriturismo al locale stellato c troppa confusione, sovrapposizione di ruoli e nessun vantaggio per i consumatori?


Per quanto riguarda lagriturismo va detto che la gran parte degli operatori sono seri, ma non posso negare che in alcuni casi ci siano sconfinamenti di ruoli con altri operatori. La materia regolata dalle Regioni ed esistono quindi leggi e situazioni diversificate nel Paese. In Toscana si punta ad esempio di pi sullospitalit coi Relais, mentre in Veneto, anche su mia iniziativa come assessore, si puntato maggiormente sulla somministrazione di bevande ed alimenti del territorio per rafforzare il legame con lattivit agricola, per interpretare in modo moderno il territorio rurale ed avere un reddito complementare. La sfida per tutti, ristorazione compresa, in ogni caso quella di dare visibilit e promozione alla zona di origine, rendendo cos originale e pi ricca lofferta. Una partnership che non va peraltro giocata solo in Italia: per valorizzare il Made in Italy un ruolo fondamentale pu essere svolto anche dai ristoranti italiani nel mondo che sono i primi ambasciatori dei nostri prodotti. Un aiuto fondamentale in questa direzione potrebbe venire dallaccoglimento da parte dellUnesco della richiesta di tutelare la dieta Mediterranea come bene dellumanit.


E per quanto riguarda i prodotti taroccati e finti Made in Italy?


Non possiamo permetterci di avere produzioni non nazionali che vengono dichiaratamente diffuse come prodotto Made in Italy, penalizzando il lavoro delle nostre imprese e soprattutto, mettendo a rischio la salute dei consumatori. Di questo ci dovremo occupare con urgenza ai pi diversi livelli. Certamente c per anche un problema di educazione: se si mangiano le ciliege in inverno si deve essere consapevoli che si tratta di prodotti che non possono essere italiani. In questo caso anche i pi stretti controlli potrebbero non essere sempre del tutto efficaci.


Per valorizzare i nostri prodotti, a partire magari dal vino, occorre per che ci si possa tutelare anche dalle truffe dei produttori nazionale. Il caso di Brunellopoli emblematico di come si pu devastare limmagine di un intero sistema. Come giudica lintera vicenda?


Abbiamo degli obblighi di cautela legati alliniziativa della magistratura, di cui dobbiamo rispettare tempi e riserbo. Sto verificando tutte le iniziative possibili e urgenti per garantire il massimo livello di tutela dei consumatori e del prodotto di qualit e per consentire il rilancio a tutti i livelli di un mercato cos importante per lenologia italiana. In attesa di fare chiarezza fino in fondo in questa vicenda e aspettando le determinazioni della magistratura, voglio sottolineare che in questo caso non parliamo di adulterazione, ma di uvaggi che non sono in alcun modo dannosi per la salute. mia intenzione incontrarmi prossimamente con lambasciatore americano a Roma, Ronald P. Spogli, per uno scambio di vedute sulle vaste possibilit di crescita della nostra collaborazione bilaterale. Ci che dobbiamo assolutamente evitare di creare un effetto Domino attorno al mondo del vino.


Visti i tempi ristretti (anche se rispetto al primo ultimatum stata ottenuta una proroga) sembra di capire che molto dipender dal senso di responsabilit di alcuni produttori: Argiano ad esempio ha gi declassato il suo ex Brunello 2003 ammettendo implicitamente che poteva non essere al 100% di Sangiovese. Se lo facessero altri?


Sarebbe certamente un aiuto per tutti.


Un tema che sta tornando ad essere caldo quello delle quote latte…


La situazione internazionale impedisce allEuropa di avere ancora derrate alimentari a basso prezzo dai Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo produrre di pi perch non siamo autosufficenti. Nel caso del latte, in Italia oltre il 50% di quello che circola non nazionale… eppure ci sono 15mila latte che splafonano, 5mila delle quali pagano le multe. Dobbiamo rivedere al pi presto questi equilibri per garantire meglio la qualit del prodotto che consumiamo e che, fra laltro, sta alla base di un settore per noi importante, anche per il Made in Italy a Tavola, come i formaggi e quindi le produzioni tipiche. Una cosa certa: non possiamo pi continuare a consumare il doppio di quanto produciamo. O tagliamo i consumi o aumentiamo la produzione.


 


( Fonte Italia a Tavola di Alberto Lupini )


http://www.italiaatavola.net/articoli.asp?cod=4005


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