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Terre da Vino indaga su come il cliente sceglie il prodotto sullo scaffale

Esiste sempre una dimensione di carattere emozionale nella scelta del vino e questa si collega non solo al brand ma in modo particolare alla sua “rappresentazione momentanea”, ovvero alla sua etichetta.

 

 

Alcuni studi recenti condotti in Norvegia, all’Università di Oslo, dimostrano per esempio, proprio dal punto di vista emozionale che, per i giovani studenti, la scelta di una bottiglia è fortemente influenzata dalla grafica dell’etichetta.

 

Ricerca svolta a Vinitaly dall’edizione 2010

L’intuizione norvegese è stat rafforzata da uno studio di carattere qualitativo condotto, per tre anni (in occasione delle manifestazioni fieristiche del Vinitaly) su un campione di 500 persone, da Mario Deltetto presso l’azienda Terre da Vino. Occorre considerare che il settore enologico è legato ad un atteggiamento conservatore che ha portato gli imprenditori a concentrarsi molto sullo sviluppo del prodotto e poco su fattori di marketing (come ad esempio il packaging) mentre le aziende che vogliono entrare ed avere successo in Gdo devono cercare di comprendere quali sono i processi decisionali che portano il consumatore a scegliere un determinato prodotto sullo scaffale.

 

La domanda

“Come reagiscono gli assaggiatori nel momento in cui gli viene somministrato lo stesso vino contenuto in confezioni differenti?”

In sintesi quello che salta fuori dall’indagine è che: 1) il packaging curato, a parità di prodotto, ha ottenuto valutazioni migliori su tutte le variabili qualitative indagate rispetto all’altro. 2) una buona percentuale di assaggiatori ha comunicato di essere disposta ad acquistare il prodotto contenuto nella confezione elegante ad un prezzo decisamente più alto (per esempio superiore al valore soglia di 11 euro).

 

Seconda domanda

“Quale effetto ha l’etichetta sull’esperienza di consumo?”

Per valutare l’effetto dell’etichetta è stato proposto il medesimo vino Roero Arneis Docg, contenuto nelle due confezioni differenti, ha dato origine a giudizi molto diversi. :

– etichetta curata: il 33% del campione ha attribuito un valore della bottiglia superiore agli 11 euro;

– etichetta essenziale: solo il 15% ha attribuito un valore superiore agli 11 euro.

 

L’etichetta può far spendere qualcosa in più

“Quando un consumatore si trova all’interno della corsia di un supermercato ha di fronte a sé un’elevata quantità di bottiglie -commenta Mario Deltetto- La scelta in questi casi è determinata da prezzo e confezione e pertanto è opportuno che le imprese curino l’immagine nei minimi dettagli. Gli studi dell’università di Oslo ci dicono come sia fondamentale studiare ogni singolo aspetto della confezione e le mie conclusioni mettono in evidenza che l’etichetta può condizionare (positivamente o negativamente) l’assaggio -colore, profumo, gusto- e la predisposizione, non solo all’acquisto, ma anche a spendere qualcosa in più”.

 

(www.gdoweek.it)