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Truffa del vino alla spina, sequestri e otto indagati

Blitz dell’Antifrodi nelle enoteche e bar. Oltre 90 punti vendita al setaccio: Prosecco, Cabernet Sauvignon, Pinot nero venduti “on tap” e in caraffa come Docg

 

CONEGLIANO. Otto persone indagate, e trenta mila litri di vino sequestrati in tutta Italia: enoteche e punti vendita li spacciavano per Doc e Docg, quando erano generici vini sfusi serviti alla spina, in barba alle norme dei disciplinari dei vini di qualità come il Prosecco Doc e Docg che vietano questa modalità di somministrazione. L’operazione, di cui ha dato notizia Gianluca Fregolent (direttore Icqrf Ufficio Repressione Frodi di Susegana), è scattata nelle giornate del 4 e 5 febbraio in oltre 90 punti vendita, e oltre all’Icqrf vi hanno preso parte i carabinieri dei Nuclei Antifrodi (Nac) del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Denominata “In vino varietas”, è stata coordinata dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Roma, Maria Bice Barborini. Prosecco, nelle sue declinazioni Doc, Conegliano Valdobbiadene Docg, Montello e Colli Asolani Docg, ma non solo.

Nella rete degli ispettori sono finite anche altre varietà tra cui Cabernet Sauvignon e Pinot Nero, per le quali, ad esempio, la frode consisteva nel contrassegnare il prodotto servito con sigle quali “Cab Sau” e “Pi Ne” evocative del nome originale, ma che nascondevano generici vini sfusi, bianchi e rossi, serviti alla spina e in caraffa. Episodi molto simili a quelli registrati in Inghilterra un mese fa, dove lo scandalo del “Prosecco on tap” attirò l’attenzione dei media internazionali. L’esito dell’indagine mostra che la cattiva abitudine dei vini Doc e Docg serviti alla spina era invece ben più “casalinga”, e si perpetrava da diverso tempo.

 

I 30 mila litri di vino sequestrati hanno un valore commerciale di oltre 60 mila euro, sono stati immediatamente sottratti al commercio per «tutelare gli ignari consumatori e la produzione dei vini di qualità che nel panorama agroalimentare italiano rappresentano un’indiscussa eccellenza», come hanno riferito gli investigatori. Per l’Ufficio Repressione Frodi di Susegana, da anni in prima linea nella lotta a “tarocchi” e cattive abitudini, un successo di non poco conto: «Come noto a molti operatori vitivinicoli, la vendita alla spina non era pertanto solo un malcostume riscontrato in Scozia – spiega Gianluca Fregolent – purtroppo il fenomeno risulta diffuso anche in Italia. Data la vastità del fenomeno riscontrato, colgo l’occasione per ribadire a tutti gli esercenti la necessità di porre molta attenzione nel servire i prodotti vitivinicoli utilizzando la “Denominazione” riportata in etichetta, al fine di non ingannare il proprio cliente e incorrere in fastidiose contestazioni per frode in commercio. Il Ministero e i gli uffici territoriali continueranno ad effettuare un assiduo monitoraggio, a tutela dei consumatori e delle molte aziende corrette».

 

 

( Fonte http://tribunatreviso.gelocal.it/ )