Gent. mo Roberto Gatti, Sono un assiduo lettore delle Sue rubriche nonch Suo estimatore. Le scrivo dal Molise e faccio parte di una famiglia che da diverse generazioni si occupa di agricoltura e di coltivazione della vite, prima come produzione per uso familiare poi come produttori di uva per una cantina cooperativa. Fin da piccolo seguivo ad aiutavo mio nonno nella raccolta e nella produzione di vino. Ancora adesso produciamo vino secondo metodologie tradizionali, un p per passione ma anche per soddisfare le richieste di amici che sempre pi chiedono il nostro prodotto. Siamo arrivati a produrre nell’ultima campagna oltre 50 ettolitri di vino, naturalmente di pronta beva. Personalmente lavoro presso una pubblica amministrazione e mi occupo solo marginalmente dell’azienda. Di recente mi sono avvicinato al mondo del vino frequentando, per curiosit, un corso di assaggiatore di SlowFood. Da qui partita la scintilla per un’eventuale sviluppo del tema nell’azienda di famiglia. Ho pensato perch non sfruttare i miei studi e magari pensare allo sviluppo di una filiera vino. Devo dire che ci sono alcune cose che mi frenano di cui voglio renderLa partecipe: . un settore pieno dove c’ spazio per i piccoli produttori? . Non c’ un’omologazione dei prodotti verso certi gusti dei consumatori? . Quale futuro per i piccoli produttori che devono farsi carico di spese onerose come consulenze sempre pi costose per mirare ad ottenere un prodotto di alto lignaggio? . E’ vero, come si legge nella stampa specializzata, che per ottenere un grande vino spesso necessita una grande firma o winemaker? Lo sviluppo del Terroir un discorso serio ma ci possibile solo con l’utilizzo di lieviti autoctoni selezionati mediante prove fermentative in loco. Solo in questo modo si pu esprimere al massimo l’originalit del prodotto legata al territorio. Naturalmente la qualit del prodotto sar legata a tanti fattori e anche alla stagionalit. Per non parlare poi dell’utilizzo da parte di certe aziende di mosti provenienti da altre zone del nostro paese per correggere eventuali deficienze come grado alcolico e acidit. Il mercato del vino, a mio avviso, diventato un business. Spesso il vino prodotto da soggetti che probabilmente non sono mai stati in un vigneto. Non vi hanno mai passato giornate intere sotto il sole a lavorare e a capire come migliorare il prodotto. Il vino deve essere prodotto da chi lavora nella vigna, con l’ausilio di enologi o tecnici che utilizzino tutte le tecnologie necessarie ma, allo stesso tempo, rispettosi delle tradizioni e dell’espressione del territorio. Credo che cos possa esprimersi al meglio il Terroir. Non serve la firma del winemaker per comparire in guide specializzate. Un prodotto non pu essere legato all’enologo, come capita spesso leggendo la stampa specializzata. Mi spiace constatare che c’ molta confusione e questo non fa che penalizzare sia il consumatore finale che produttori seri che hanno la strada chiusa. Mi scuso fin da ora se mi sono dilungato, ma ritenevo opportuno dire alcune cose che secondo me non vanno secondo logica. Sono interessato a sapere come la pensa un grande esperto come Lei che vive giornalmente questa vita. Spero possa darmi un consiglio se vale la pena iniziare un’attivit del genere senza scendere a certi compromessi. La ringrazio anticipatamente, le porgo i pi cordiali saluti e le auguro buon lavoro Sebastiano Di Maria Risposta Caro Sebastiano ti chiedo scusa del ritardo, involontario, ma credo di averti gi risposto….forse mi confondo. Comunque ti rispondo subito, intanto se sei contento pubblico la tua lettera perch vi ho trovato speranza, gioventu’, freschezza e voglia di fare. Veniamo ai tuoi dubbi, interrogativi : 1) credo che ci sia anche spazio per i piccoli produttori che lavorano onestamente, con seriet e passione, e mi sembra di capire che a te non mancano queste doti; da parte mia se i tuoi vini saranno all’altezza vi sar tutto l’aiuto possibile ( anche per farli migliorare se sar il caso ); 2) l’omologazione c’ stata negli ultimi 10 anni, ma ormai i consumatori se ne sono stancati, ed a quanto sembra, anche gli addetti ai lavori sembra se ne siano accorti; 3) non necessario avvalersi di consulenze troppo onerose, anche in questo settore esistono bravi ed onesti professionisti, ne conosco qualcuno da segnalarti quando sar il momento. Per quanto riguarda il legame tra winemaker e stampa specializzata non ho elementi sufficienti e certi per risponderti, ma da quanto si legge sembra che, a volte sia cosi’. Per quanto riguarda i lieviti autoctoni sono perfettamente d’accordo con te, quelli selezionati in vigna sono quelli che meglio potranno rappresentare il territorio. E’ ovvio che il mercato del vino stato ed un business, molta gente si arricchita, ed ora per citare quello che, ancora oggi considero il mio maestro, Veronelli :” Nei garages di molte aziende viticole non ci sono solo i trattori , ma delle lussuose e fiammanti mercedes o bmw . Ti ringrazio infine per i complimenti che mi riservi, ma non mi considero un grande esperto, ma solo un grande appassionato, che dedica gran parte del suo tempo a questa attivit, con lo spirito di chi vuole apprendere ed imparare da tutti, nonch con una idea fissa nella testa : fare conoscere a piu’ persone possibili, i viticoltori seri, determinati ed onesti sulla via della qualit e salubrit, ed oggi per fare questo gli strumenti non mi mancano. Quindi per concludere questa nostra ” chiaccherata ” ti posso dire di iniziare sicuramente questa attivit, facendo un passettino alla volta, ma avendo sempre ben chiaro l’obiettivo finale : qualit e salubrit dei prodotti, non disgiunta dall’onest morale ed intellettuale che ho trovato nella tua lettera. Ciao a presto, personalmente ti aiuter per quanto nelle mie capacit e conoscenze. In attesa di conoscerti personalmente Roberto Gatti |
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