UN VIAGGIO NEL TEMPO ALLA SCOPERTA DI VINI ANTICHI

RITORNO AL FUTURO


 


Un singolare excursus di cui ci riferisce Monica Sommacampagna, tra testimonianze archeologiche, dati scientifici e peculiarità viticole nazionali e internazionali, dalla Georgia alla Grecia, dalla Sicilia alla Sardegna, fino alla Valpolicella. Per poi approdare a esperienze di marketing e di comunicazione


 


In un momento storico segnato da accesa competizione e da grandi incertezze guardare al passato della viticoltura potrebbe sembrare unoperazione accademica e superflua. Un aristocratico divertissment per nostalgici o per eruditi.


Ma la vita ci insegna ogni giorno quanto la storia sia connessa alla nostra identità. E, soprattutto, come, a partire dalla consapevolezza della sua importanza, possiamo non solo difenderci, ma guardare avanti, affrontare nuove sfide e vincerle.


 


Molto attuale, in questo senso, il messaggio che è emerso dal convegno Archeo-vini: viaggio nel tempo alla scoperta di vini antichi organizzato il 20 aprile a Villa Quaranta, a Ospedaletto di Pescantina, da Comune di San Pietro Incariano, di Negrar, Provincia di Verona e Consorzio Tutela Vino Valpolicella Doc.


Un singolare excursus tra testimonianze archeologiche, dati scientifici e peculiarità viticole nazionali e internazionali, dalla Georgia alla Grecia, dalla Sicilia alla Sardegna, fino alla Valpolicella. Per poi approdare a esperienze di marketing e di comunicazione che fanno pensare.


 


Il docente dellUniversità degli Studi di Milano Attilio Scienza ci ha, innanzitutto, invitati a non dare niente per scontato. Se un tempo, infatti, si pensava che il Caucaso, risparmiato dagli effetti delle glaciazioni, fosse la culla di una viticoltura di razza, in questi ultimi anni le evoluzioni della biologia molecolare e dellantropologia hanno individuato la presenza di incroci e contaminazioni e riportato lattenzione su un processo tuttaltro che passivo di acquisizione di tecniche di coltivazione della vite e di vinificazione delluva da parte dellOccidente. In base a questo principio, ogni viticoltura può ritenersi originale e gli assortimenti varietali locali devono essere considerati autoctoni, ovvero almeno in parte derivanti dalla domesticazione delle viti selvatiche locali.


 


 


Vite selvatica sarda


 


 


Peculiare e preziosa la storia della viticoltura della Georgia, antico centro di origine e di domesticazione della vite. Le giare di ceramica risalenti a otto mila anni di cui ha parlato David Maghradze, dellistituto di frutticoltura, viticoltura ed enologia di Tbilisi, insieme alla biodiversità del germoplasma georgiano della vite, costituiscono peculiarità di non poco conto. Ulteriore curiosità: nellantichità le giare vinarie venivano interrate per proteggere il vino dalle variazioni climatiche. Unusanza che si è trasmessa fino ai giorni nostri.


Ben 540 i vitigni presenti in Grecia oggi. E la storia ci riferisce di vini addizionati con miele, oppure con acqua di mare, o con resina.


 


 


Raccolta della resina di Pino per laggiunta al Vino chiamato Retsina. Vengono aggiunti dai 70 ai 100 grammi hl alla fine della fermentazione


 


 


Gianni Lovicu, del Centro Regionale Agricolo di Cagliari, ha evidenziato la presenza, oggi, di vite selvatica in Sardegna: arbusti che costituiscono foreste viticole tutte da domesticare e dalle quali il Cras ha effettuato una vinificazione pilota, rinvenendo nel vino che se ne ottiene uneccezionale concentrazione di polifenoli.


Fin qui le testimonianze. Le curiosità. Lo straordinario patrimonio di varietà viticole italiane. Gli autoctoni su cui, come sottolineava Emilio Pedron, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, occorre puntare, perché la filosofia della globalità a tutti i costi sta perdendo terreno nel mondo. E in Cile, questanno, luva è rimasta sulle viti. Mentre lAustralia comincia a copiarci lapproccio legato alla peculiarità del territorio.


 


 


Raccolta dei grappoli su vite selvativa sarda