Riprendo molto volentieri questo articolo dei colleghi/amici del sito LAcquabuona, in quanto condividendone i contenuti, dopo avere degustato e pubblicato qui :
https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=4660
ritengo doveroso per chi svolge questo lavoro di divulgatore, di degustatore e di talent scuot , portare alla attenzione degli amanti ed appassionati del buon vino italiano, quella che secondo il mio parere, oggi una delle migliori tipologie di vino esistenti in Italia. Quando un vino riesce a sfidare il tempo, conservandosi per 30/40 e piu anni, sicuramente da annoverare tra i grandi. Segnalo altresi il convegno a tema, tenutosi a maggio 2009 ad Oristano, di cui al link:
http://www.consorziouno.it/consorziouno/opencms/Notizie/Archivio/2009/VernacciaAdOristano.html
Buona lettura
Roberto Gatti
La DOC Vernaccia di Oristano, vino culto dellenologia della Sardegna fino agli anni 80, da diversi anni in regressione, ma per la sua particolarit e per leccellenza che spesso in grado di esprimere merita di essere salvata e valorizzata.
Attualmente la superficie vitata del vitigno vernaccia di circa 400 ha, di cui solo la met iscritta allalbo vigneti della Camera di commercio di Oristano. E diffuso in unarea piuttosto circoscritta della Bassa Valle del Tirso, in provincia di Oristano, allevato tradizionalmente ad alberello, con una resa media di 33q.li/ha.
Il vitigno
Presenta grappoli piccoli, di forma cilindrica o cilindrico-conica, con acini piccoli e tondi, di colore giallo dorato, a buccia sottilissima, molto pruinosa e con succo molto dolce. Il microclima e la particolare composizione geologica delle terre alluvionali della Bassa Valle del fiume Tirso consentono a questo vitigno la sua massima espressione.
Numerosi reperti archeologici rinvenuti nellantica citt fenicia di Tharros, situata nella penisola del Sinis, allinterno dellattuale areale di coltivazione, dimostrano le antichissime origini di questo vitigno. La grande regina Eleonora dArborea, nel secolo XIV, per mezzo di apposite norme, contenute nella Carta de Logu (prima raccolta scritta di leggi della Sardegna), ne protesse e ne incentiv la coltivazione.
Lipotesi pi accreditata sul nome di questo vitigno quella della sua derivazione romana, da vernacula (uva del luogo), in quanto gi presente in loco nel periodo romano. Questa ipotesi etimologica confermata dalla diffusione del nome vernaccia in tutta Italia, associato a vitigni locali, completamente dissimili tra loro.
Il vino
Il Vernaccia il primo vino sardo a cui stata attribuita la DOC (Decreto del 11.08.71 – G.U. n. 247 del 30.09.71) e il suo disciplinare non ha mai subito modifiche. La sua particolarit dovuta soprattutto al suo invecchiamento o meglio al suo affinamento (come oggi si preferisce definirlo) per mezzo di lieviti flor, che lo fa collocare nel panorama internazionale al fianco di vini come lo Jerez e il Montilla-Moriles dellAndalusia e il Vin Jaune dello Jura.
Dopo una spremitura soffice ed una fermentazione naturale, il vino trasferito in botti di media capacit, di castagno o di rovere, riempite al 75-80% del loro volume. In queste condizioni (scolmatura e quindi presenza dossigeno) sulla superficie del vino si forma un velo costituito da lieviti flor, che sono principalmente Saccaromyces cerevisiae razza fisiologica bayanus e prostoserdovii, Zigosaccharomyces bailii e rouxi. Questi si stratificano sulla superficie del vino formando prima delle isole, che poi confluiscono fino a formare un velo che poi gradualmente ispessisce. Questi lieviti utilizzano per il loro metabolismo alcool etilico e acido acetico formando aldeide acetica precursore dei profumi caratteristici di questo vino.
La formazione di questo velo fondamentale per la qualit finale del vino Vernaccia, e pi la sua formazione sar veloce, pi sar spesso e compatto, maggiore sar la qualit del prodotto. Quando il velo completo e le cellule dei lieviti assumono la caratteristica forma esagonale, si realizza la massima protezione dallaria e lisolamento delle componenti olfattive e gustative del vino. Raggiunto un determinato spessore, il velo scende in profondit, depositandosi sul fondo della botte, funzionando cos da filtro mobile, rendendo il vino limpido e diminuendo lintensit cromatica.
Nonostante i lieviti utilizzino lalcool etilico per il loro metabolismo, il grado alcolico aumenta di 0,5-0,8% vol. allanno, questo arricchimento dovuto al fatto che la molecola dellacqua pi piccola di quella dellalcool filtra pi facilmente dai pori delle doghe sottili delle classiche botti, di consequenza le annate pi vecchie (oltre 10 anni) hanno gradi alcolici che superano i 20% vol.
Le migliori annate di questo vino acquistano un bouquet complesso e singolare, particolarmente intenso, che in sardo definito col termine univoco di murruau; al suo interno si possono individuare sentori eterei e di mirrato, di mandorle o nocciole tostate, di scorze darancia e di albicocche secche, di miele amaro, di spezie come la cannella e la vaniglia e nelle riserve pi datate i profumi di funghi secchi, di muschio e di sottobosco.
Limmagine della vernaccia di Oristano tratta dal sito www.consorziouno.it
( Tratto dal sito LAcquabuona )

















