UNA STORIA SENZA FINE

A DECIMOPUTZU SIAMO SEMPRE IN LOTTA


 


GLI ANNUNCI DEL MINISTRO E DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE NON CI CONVINCONO


 


VISTO CHE NON CI CAPIAMO, RIPRENDIAMO LA MOBILITAZIONE


 


Mercoledì 28 riprende lo sciopero della fame a Decimoputzu


 


Il 1° Dicembre manifestazionale nazionale contadina a Roma


 


 


E ancora in corso la mobilitazione a Decimoputzu in Sardegna ed, anzi, nei prossimi giorni, conoscerà una nuova fase.


 


Il perché è presto detto: mentre  Parlamento, Senato e Consiglio Regionale della Sardegna, in un percorso concordato con il Comitato di lotta stanno procedendo ad importanti passi come il blocco delle aste fino al 31 luglio e la nomina di una commissione per risolvere un problema assai intricato (con una norma già votata al Senato) o come la richiesta di dichiarazione dello stato di crisi socioeconomico del settore agropastorale e la nomina di una commissione di indagine conoscitiva proposte dalla Commissione Agricoltura della Camera (anche per evitare che nelle altre aree agricole italiane colpite dagli effetti da una crisi economica e sociale altrettanto grave di quella sarda), il Ministro e il Presidente della Regione Sardegna, continuano ad annunciare improbabili soluzioni che hanno il sapore di voler non vedere quale è il problema posto dalla nostra lotta.


 


 


La soluzione starebbe in un accordo con le banche non verificato con gli agricoltori. Laccordo prevederebbe che una finanziaria regionale comprerebbe i debiti ancora non incassati dalle banche (e che con ogni probabilità per la maggior parte non incasserebbero mai per una gran parte) ricontrattando il pagamento con quegli agricoltori che sono riusciti finora a non farsi vendere tutti i loro beni. Apprendiamo di questa ipotesi sbandierata con trionfalismo nelle conferenze stampa da Presidente della Sardegna e Ministro. E un po la logica pietistica di chi, con magnanimità, si fa carico dei problemi degli agricoltori che poverini non ce la fanno a pagare i debiti contratti e dunque, con una pacca sulla spalla, il volto gentile della politica e delle banche gli da una mano.


 


A parte tutti i dubbi di realizzabilità di una strada che vanno risolti per rendere operativo un accordo di natura finanziaria con le banche che valuteremo solo quando vedremo le carte della possibile proposta, questa ipotesi (utile a risolvere alcuni dei casi ancora aperti se si risolvono una serie di problemi di sostanza) non risolve il problema aperto dallapplicazione di una legge regionale sbagliata che lascia una scia di ingiustizie.


 


In particolare abbiamo bisogno di capire:


 


          e chi ha pagato (magari facendo sacrifici incredibili, venduto parte dei beni di famiglia o essere ricorso ad indebitamento con altri soggetti) pur di uscire dallincubo?


 


          Quale sarebbe il capitale che le banche incassano, quello che loro pretendono su cui sono pendenti ricorse, denunce e contenziosi giudiziari o quello iniziale certificato dalla Regione? A quali interessi?


 


          E chi ha avuto le terre vendute perché non ce lha fatta a resistere?


 


          Come si rimette in moto un percorso produttivo per quei soggetti che, stremati e colpiti dagli effetti della legge 44/88 (quasi tutti dichiarati insolventi dalle banche, iscritti nei registri di rischio e dunque nella impossibilità di accedere a nuovi finanziamenti) chiedono non lelemosina ma la possibilità di tornare in produzione a svolgere il loro lavoro di contadini e pastori?


 


Ecc., ecc.. 


 


Tutte questioni che vorremmo portare ad un tavolo di confronto, magari a quello indicato dalla norma votata al Senato, di cui, però, Ministro e Presidente Soru non fanno alcuna menzione, annunciando mirabolanti soluzioni senza far vedere le carte e senza sentire il bisogno di confrontarsi con gli agricoltori in lotta.


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