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Vigneto Friuli con il vino alla gola

La crisi causata dalla pandemia colpisce un comparto indebolito dalle dimensioni ridotte delle aziende e dalla difficoltà di fare squadra sotto l’egida del Consorzio della Doc Friuli

 

26 aprile 2021
Cantine piene fino all’orlo di vino della vendemmia 2020 e mercati ancora bloccati. Di tempo a disposizione però i produttori di vino della nostra regione ne hanno sempre meno. Il blocco totale del mercato soprattutto per quanto concerne il settore della ristorazione (Horeca) sta mettendo in forte difficoltà le tanteaziende vitivinicole che in Fvg hanno puntato proprio su tale settore. Anche i mercati esteri sono per ora fermi ponendo molti imprenditori di fronte al dilemma di cosa fare.

Oltre a pesare sui bilanci, i serbatoi pieni pongono un altro problema: mancano pochi mesi all’avvio della vendemmia e tocca decidere se imbottigliare o destinare le scorte al mercato del vino comune declassandolo. Si tratta di una situazione critica, che colpisce un comparto dove già in passato si registrava qualche scricchiolio dovuto anche all’eccesso di produzione e all’arretramento dell’immagine dei nostri prodotti per vari motivi, tra i quali la lentezza con la quale ha preso corpo il Consorzio di tutela della Doc Friuli, creata ormai ben sei anni addietro.

Abbiamo ascoltato vari interlocutori ed emerge che, paradossalmente, proprio le aziende con prodotti di livello più alto sono quelle che affrontano la situazione più delicata. Per loro, anche il mercato della Grande distribuzione (Gdo) che pure ha offerto al vino di fascia media uno sbocco, non solo non permette di piazzare agevolmente le loro bottiglie, ma li pone di fronte alla fatto che la ristorazione di un certo livello tende a tagliare fuori i prodotti proposti sui banchi dei supermercati.

“Ammesso e non concesso che tutto riparta in maggio, fatto non scontato – ci ha spiegato Dario Ermacora, titolare dell’omonima cantina – ci saranno a disposizione pochi mesi prima che parta la vendemmia del 2021, con il risultato di non avere spazio. Il rischio che qualcuno svenda è concreto. Più tardi riparte il mercato, maggiori sono le possibilità che ciò accada. In tal senso purtroppo non mancano le avvisaglie. Si tratterebbe tuttavia della scelta peggiore, anche se comprendo che per molti sia un momento molto complicato. Svalutare il nostro vino sarebbe una scelta fatale, tanto più che bisognerebbe far fronte all’aumento dei costi legato al maggior numero di bottiglie smerciate pur di raggiungere lo stesso fatturato”.

 

 

Qualche spiraglio arriva dagli Usa
Oltre oceano qualcosa si muove. Wayne Young, consulente per la comunicazione e il commercio dei vini sul mercato Usa vini e collaboratore di molte aziende, spiega che da oltre oceano giungono segnali di ripresa. “C’è moltissima speranza che riparta il mercato Usa, dove stanno riaprendo anche grazie a una campagna vaccinale molto efficiente. Per esempio la California sta programmando la fine delle restrizioni a partire dal 15 giugno. Un paio di aziende con le quali collaboro hanno già avviato contatti con distributori Usa che stanno valutando quali vini acquistare.

Il mercato statunitense può offrire prospettive interessanti. Per molte realtà storiche, più strutturate e rinomate, gli Stati uniti continuano a restare un mercato strategico. Le piccole aziende fanno bene a guardare ai mercati più vicini organizzando marketing innovativo anche per attrarre i turisti dalle nazioni vicine. Un’azienda più grande, che invece ha lavorato sempre molto con il mercato Nord americano, rimasto finora completamente bloccato, ha margini di manovra più limitati. La tentazione di svendere, finirebbe per costare carissima. Ora si tratta di tenere duro, di mantenere ben saldi i rapporti con gli importatori e lavorare molto sulla visibilità dei prodotti, sfruttando anche i canali social tanto più che i canali tradizionali richiedono investimenti altissimi, non sempre alla portata delle aziende friulane”.

( Fonte Il Friuli )