Dal quartier generale del Vinitaly, in quel di Verona, giungono echi a dir poco trionfali: tutto esaurito, con largo anticipo sullinizio della manifestazione, per quanto riguarda le richieste di partecipazione degli espositori. In merito alla promozione allestero, il colosso fieristico scaligero intensifica ulteriormente lattivit finalizzata a incrementare il gi elevato numero di operatori specializzati provenienti da tutti i continenti nel 2010, lo ricordiamo, i visitatori esteri avevano superato quota 47 mila, su un totale di quasi 153 mila presenze.
Niente da dire: da pi parti si ripete, e a ragione, che il futuro della nostra vitivinicoltura si giocher sempre pi sui mercati stranieri. E quindi corretto occuparsene, e promuovere e sostenere il nostro sistema produttivo laddove si sposteranno sempre pi il peso e il valore dei consumi.
Se invece andiamo a spulciare le nuove iniziative in programma a Verona per quanto riguarda il nostro Paese, qualche dubbio ci assale. Vediamo: un nuovo logo per le attivit legate alla ristorazione (coinvolti i 5mila locali top segnalati dalle principali guide), i due concorsi (enologico e packaging) e udite udite la bottiglia dellUnit dItalia!
Tutto qui? Siamo ancora fermi a questo genere di proposte? A cose che nascevano negli anni del boom economico, e che infatti andavano bene per quei tempi e per quel pubblico? Non manca forse qualcosa?
Ebbene s, lo diciamo a chiare lettere. Secondo noi manca qualcosa. Non possibile, n ammissibile, promuovere (meritoriamente) il vino sui mercati esteri e dimenticarsi del mercato nazionale. Perch a nostro avviso di dimenticanza si tratta: e di dimenticanza colpevole.
Siamo troppo critici? Siamo ingenerosi? Non crediamo, e adesso proviamo a vedere perch.
Gli addetti ai lavori (produttori, commercianti, istituzioni, opinionisti, giornalisti, sommelier) hanno nel tempo costruito unimmagine complessa, difficile quando non addirittura altezzosa del vino italiano: col bel risultato che larghe, larghissime fette di pubblico se ne sono tenute e se ne tengono alla larga, dai giovani alle donne, da chi distratto a chi non se ne intende particolarmente. I politici, dal canto loro, hanno aggravato la situazione con lo studio e lapplicazione di norme create in origine per genti nordiche dedite a distillati e liquori che sono totalmente inadatte, e deleterie, se imposte a un popolo latino da sempre consumatore di vino come il nostro: ci riferiamo alla lugubre caccia alle streghe anti-alcolica che purtroppo, e da troppo tempo ormai, infesta le strade del Belpaese.
Lesito di tutto ci? Presto detto: i consumi nazionali del nettare di Bacco sono in caduta libera. E nessuno si indigna, nessuno si oppone, nessuno si ribella veramente a questo andazzo vergognoso. Il fatto che la gente beva sempre meno accettato come un fenomeno naturale, inevitabile, come il solleone dagosto o la neve dinverno.
Nellanno in cui si festeggiano i 150 anni dellUnit dItalia vorremmo sommessamente ricordare ai signori del Vinitaly bisognerebbe tutelare a spada tratta uno degli elementi che da sempre fanno lunit vera del nostro sfortunato Paese: il vino. Il vino in Italia dovunque, da millenni: non dimentichiamo che il nome preromano (pre romano, parliamo di 3mila anni fa) della nostra Patria era Enotria, cio terra del vino. E allora, consentiteci di essere provocatori: rottamiamo i loghi, i concorsi, le bottiglie celebrative, tutto un armamentario promozionale stanco e ormai inadeguato al mondo di oggi. Facciamo del Vinitaly il centro propulsore dellorgoglio del vino italiano, fuori ma anche dentro i confini nazionali. Dimostriamo di amare e di difendere appassionatamente il principale dei nostri prodotti identitari. Rilanciamo la sfida ai viticoltori, agli enologi, ai distributori, agli esperti, alle persone di apparato e di partito: mettiamoci tutti a sostegno del vino. Per non disperdere una gloriosa eredit millenaria. Per lasciare a chi verr dopo di noi il pi straordinario tesoro di delizie nel bicchiere che il mondo conosca. Per fare di Vinitaly, in definitiva, il baluardo entusiasta del vino italiano per tutti gli italiani.
Vinitaly? Se ci sei, batti un colpo.
Piero Valdiserra
Annotazioni a margine di Roberto Gatti
Un piccolo sassolino buttato in uno stagno, dal Dott. Valdiserra, con lunico scopo di svegliare da un intorpidimento il mondo del vino italiano.
Il calo dei consumi un dato di fatto , siamo passati dai 140 litri della fine anni 80 agli attuali 40 pro-capite, ma non possiamo lavarcene tutti le mani e dire colpa degli altri. Ognuno di noi, addetti ai lavori, giornalisti, degustatori, enotecari, guidaioli, sommelier ecc. guardiamoci allo specchio e facciamo un esame di coscienza di cosa abbiamo scritto e fatto negli ultimi 15/20 anni.
Una buona parte di responsabilit, oltre che di indubbi meriti, la hanno avuta a mio avviso:
1) le Guide, che per oltre 20 anni hanno spinto, promosso a pieni voti vini spesso molto costosi ( 50 euro a bottiglia ed oltre ) , di difficile approccio per i palati meno esperti, vini molto spesso tannici con estrazioni di tannini legnosi difficili da assorbire , creando solo status simbol abbordabili da una ristrettissima fetta di consumatori : i piu abbienti e/o appassionati a volte quasi maniacali ;
2) I giornalisti della carta stampata e/o del web, non tutti ma una buona parte : ad osannare le aziende amiche, le aziende capaci di ospitate nei week-end, dove viaggio , vitto ed alloggio erano compresi. In diverse occasioni ho assistito a colleghi, i quali dopo avere partecipato a convegni e/o manifestazioni si sono intrattenuti , naturalmente a spese della cantina organizzatrice, per alcuni giorni per fare il week-end, ed al ritorno prontamente ad incensare i vini aziendali.
Queste promozioni le piccole cantine non possono permetterselo, se non quella al massimo di inviarti 6 bottiglie da degustare come campionatura, ed allora il giornalista serio non dovrebbe segnalare anche e soprattutto quei vini che meritano in termini di qualit e basta, anche se le aziende sono sconosciute ?
3) la normativa sulletilometro che ha addossato solo al vino ogni colpa e responsabilit, quando sappiamo tutti che sono altre le sostanze che fanno andare i giovani fuori di melone ;
4 ) la frammentariet delle manifestazioni, ce ne sono troppe, in ogni zona d Italia e non puoi seguirle tutte, un dispendio di denari e di energie senza fine ;
5) la divisione , e molto spesso competizione che diventa contrapposizione, delle varie associazioni di settore Ais, Onaf, Fisar ecc., cosi come tra i vari addetti ai lavori : giornalisti del web, della carta stampata, del turismo, dei viaggi, delle guide enologiche ecc.
Ognuno va per la sua strada, convinto di avere sempre la verit in tasca e di essere migliore del collega che magari lavora nello stesso campo , ma in situazioni diverse ed in diversi contesti .
Ho segnalato i piu eclatanti problemi ed i primi che mi sono balzati alla mente, tra quelli che a mio avviso portano ad una frammentazione del mondo vinicolo nel suo insieme, quando invece per potere stare al passo dei piu agguerriti competitors ( leggi portoghesi, argentini, cileni ) ci sarebbe bisogno di unit, coesione ed obiettivi condivisi. Credo anche che la bottiglia dei 150 anni dell Unit di Italia vada in questa direzione, un simbolo ed un significato, non certamente un vino da incensare per il suo livello qualitativo, ma per quello che oggi vuole rappresentare.
Roberto Gatti

















