Metti che una sera a fine cena compaia sulla tavola una bottiglia di Sangiovese datata 1925,

87 anni fa e che a stappare la bottiglia, con la dovuta professionalità ed un pizzico di emozione, quanto basta, sia un provetto sommelier qual è Claudio Sarti.
Era un vino dell’Azienda Agricola Piccioni di Acquapendente e le uve del “Sangiovese Piccioni” venivano lavorate e conservate nella cantina padronale nei locali retrostanti il palazzo della famiglia Piccioni in piazza G. Fabrizio, proprio davanti al palazzo comunale.
“La bottiglia messa a disposizione da un collezionista aquesiano – ha poi raccontato Sarti – ben conservata, aveva un livello di contenuto U.S., ovvero “Upper shoulder” , accettabile per vini di oltre venti anni, ottimo oltre trenta, eccezionale oltre cinquanta”. Il sommelier ha aggiunto: “All’atto dell’apertura, il tappo, ancora elastico e aderente al collo della bottiglia, si è un po’ sgretolato, ma aveva odore “vinoso”. Il vino, dopo la necessaria ed elegante decantazione, alla vista si presentava di colore “occhio di pernice”, caratteristica tipica del Sangiovese invecchiato. Quello della Fattoria Piccioni, dal punto di vista della tecnica di degustazione, si potrebbe definire “decrepito”, termine usato dai sommelier per un vino superiore ai trent’anni, ma non per questo da buttare, anzi, magari averne tante di bottiglie come quella!”.
Claudio Sarti ha voluto poi rendere omaggio, seppur postumo, alla famiglia Piccioni ormai estinta ad Acquapendente, ed in particolare “alle due figure più vicine a noi nel tempo, Augusto, che è stato anche Sindaco della comunità nella seconda metà dell’ 800, e Luigi, figlio di Augusto, scomparso nel 1964 di cui i più anziani serberanno sicuramente un buon ricordo, marito di Caterina Ferrata deceduta nel 1973, senza avere a loro volta figli”. L’Azienda Agricola Piccioni ancora ha l’occasione di essere gustata attraverso i suoi prodotti che qualche collezionista conserva di sicuro gelosamente.


















