Il successo del vino italiano si spiega con l’incredibile abilità delle nostre cantine sui mercati internazionali, ma oggi l’Italia dovrà fare sistema per conquistare nuovi Paesi. L’Italia del vino è secondo esportatore mondiale a valore (con 5,4 miliardi), dopo la Francia, e leader negli Stati Uniti (con 1,5 miliardi). Deludenti invece i dati dell’export in Cina: appena 90 milioni nel 2015 contro gli 814 della Francia.

La scorsa estate il Governo ha varato il Piano straordinario per l’export agroalimentare con 70 milioni di euro concentrato su Usa e Canada. Il vice ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha puntato sul raccordo con la distribuzione americana, ricorrendo anche all’aiuto di Veronafiere che organizza Vinitaly. Nel 2016 la promozione negli Usa proseguirà, anche con visite dei buyer in Italia. Dopo gli Usa il Governo punterà su Giappone e Cina. «Servirebbe più Cina che Giappone – osserva Sandro Boscaini, presidente di Federvini – ma indubbiamente l’iniziativa del Governo sarebbe una prova tangibile del Sistema Italia». Boscaini spiega che il successo del vino italiano negli Usa, in Germania, in Francia è stato propiziato dagli emigrati che hanno diffuso la conoscenza della cucina italiana. «In Cina non poteva funzionare – aggiunge Boscaini – e infatti i risultati deludenti del nostro export ne sono la prova». Per il resto, osserva il presidente di Federvini, i fondi Ocm hanno supplito all’assenza delle istituzioni e vanno bene anche le iniziative promozionali di associazioni come Grandi Marchi e Italia del vino Consorzio che però comprendono solo le grandi aziende. «Oggi serve un progetto istituzionale, magari con l’Ice, per guidare le piccole imprese sui mercati lontani» conclude Boscaini.
Prosecco concentrato
Sulla stessa lunghezza d’onda Stefano Zanette, presidente del Consorzio del Prosecco Doc, secondo cui

Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc
«come Consorzio promuoviamo, d’intesa con gli altri due consorzi, delle iniziative sui mercati lontani ma servirebbe una guida istituzionale per accompagnare le imprese». Zanette spiega che «il problema è molto sentito nel territorio: il 70% dell’export di Prosecco si concentra in tre Paesi. E se uno di questi manifestasse problemi sarebbe un bel guaio. Abbiamo bisogno di diversificare i mercati». Secondo le stime, nel 2015 sono state imbottigliate 356 milioni di bottiglie di Prosecco, +15%. Il 72% all’export.

Infine il prossimo 2 aprile, con il patrocinio di Ismea e per iniziativa di Business strategies, aprirà a Shanghai la prima wine school italiana interamente dedicata agli eno-appassionati cinesi.
( Fonte blog.ilsole24ore.com )



















