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Vino italiano, ignoranza digitale

Il vino made in Italy fa flop in rete. Le case produttrici del nostro Paese conoscono poco il web, lo usano anche meno. L’e-commerce è praticamente uno sconosciuto. E così, perdono un bel po’ di occasioni di esportare. Appena la metà ha un profilo social. Insomma, sono ‘vecchie’, per nulla digitali.

 

E dire che il mercato è tutt’altro che stagnante. Ma l’istantanea di FleishmanHillard, società di consulenza che ha coinvolto le prime 25 cantine per fatturato, non lascia dubbi. Appena due danno ai clienti l’opportunità di acquistare online, 17 hanno un account Facebook, ma solo 13 lo hanno aggiornato nell’ultima settimana. Su Twitter, in 12 cinguettano, ma quattro usano il social meno di una volta al giorno.

 

Il settore vinicolo italiano si deve assolutamente aggiornare. Anche perché l’e-commerce, in Italia, oggi vale 13,3 miliardi di euro ed è cresciuto del 17% rispetto al 2013 sul desktop, del 20% su smartphone e tablet. Il 90% delle aziende produttrici di vino preferisce appoggiarsi ad aggregatori e allo shop online di prodotto enogastronomici, invece che vendere direttamente dal proprio portale.

 

Continuare così significa prestare il fianco alla terribile concorrenza dei vini francesi. Da noi, ogni anno, si producono 48 milioni di ettolitri di vino bianco, rosso e spumante, appena al di sotto di un quinto della produzione mondiale; nel 2014, abbiamo esportato il 23%, guadagnando 5 miliardi di euro. Ci sarebbe di che crescere ulteriormente, ma secondo la ricerca i siti internet delle aziende vinicole non sono nemmeno leggibili su smartphone e tablet. Quindi, sono anche penalizzati su Google.

 

In un mare di ignoranza digitale, spicca l’etichetta che più interpreta il progresso. Stiamo parlando della Compagnia De’ Frescobaldi, che termina al primo posto anche il 2014. Sul podio pure Casa Vinicola Zonin e Masi Agricola.

 

( Fonte italyjournal.it )