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Vino, lo scenario mondiale e le possibilità del mercato italiano secondo Michel Rolland

L’enologo francese sottolinea l’importanza di investire nella comunicazione, di aprirsi a una clientela non solo legata alla cucina italiana e scommette sulle grandi possibilità del Sagrantino

 

 

Le conseguenze del Covid sul comparto del vino sono importanti, ma il mercato è vivo e pronto a riprendersi, anche aprendosi a nuovi consumatori come potrebbe fare l’Italia. Questo il pensiero di Michel Rolland, enologo francese tra i più ricercati al mondo.

Figlio di viticoltori, chiamato “re dell’assemblage” ma anche “Il Guru del vino” – che è anche il titolo del libro che lo vede protagonista, uscito a giugno in Italia – Rolland è consulente per oltre un centinaio di aziende vitivinicole in tutto il mondo, tra cui l’azienda agricola xxxxxxxxx. E proprio per la cantina umbra ha raccolto quella che definisce la sfida del Sagrantino: “Si tratta di un vitigno che ha personalità marcata, ma è possibile educarlo e indirizzarlo. – spiega – Nel mondo del vino si ha successo quando si è in grado di proporre qualcosa di originale e il Sagrantino ha la capacità di essere unico. Lavorare su questo vitigno è stata una sfida, una cosa nuova per me“. Ma non solo, perché con l’obiettivo di far conoscere sempre più i vini umbri nel mondo, con l’enologo francese sono nate due nuove etichette firmate xxxxxx, il xxxxxx(100% merlot) e il xxxxxxx (100% pinot nero).

Obiettivi ambiziosi, in un quadro mondiale molto delicato. Le complicazioni della pandemia hanno rallentato il mercato internazionale, ma per Rolland i primi segni di ripresa ci sono già. Mentre per il mercato nazionale ripartire sarà più facile. “Sicuramente è una situazione complicata, su più livelli. Il Covid ha fatto perdere tutta quella parte di mercato che riguarda il consumo che avviene nei ristoranti. Considerando quindi tutte le realtà della ristorazione rimaste chiuse a lungo, la ripresa a livello internazionale sarà complicata, mentre può andare meglio per il mercato nazionale. Mi sento di dire però che il mondo del vino è vivo, come percepisco da realtà con cui collaboro, a Bordeaux e in Cina, solo che in questo momento è più complicato, a causa delle distanze. Ma i consumatori e la richiesta ci sono sempre“.

Una crisi che mette dunque i produttori di fronte a difficoltà e nuove sfide. In cosa può migliorare il comparto italiano? Comunicazione e marketing, secondo Rolland: “Il vino in Italia dovrebbe prendere esempio innanzitutto dagli Stati Uniti a livello comunicativo, perché hanno una buona scuola. La Francia anche ha un’ottima tradizione, ovviamente. Ma penso ci siano cose interessanti da osservare in tutti i grandi paesi produttori, come Cina, Argentina, Spagna. Come accade per il mio lavoro con i vini, allo stesso modo in ambito di comunicazione e tecnologia bisogna sempre prendere spunto dal meglio degli altri. Ci sono buone idee ovunque e non c’è una sola ‘ricetta’ giusta“.

Anche se, come spiega l’enologo francese, a livello di tecnologia i risultati raggiunti sono già ottimi. Lo standard è elevato: “Abbiamo fatto grandi progressi nelle tecniche di produzione e infatti al mondo oggi ci sono moltissimi vini di qualità eccezionale. C’è un’offerta di livello così ampia che spesso solo i degustatori professionisti riescono a percepire le differenze tra un vino e l’altro. Ecco perché se dovessi sviluppare un progetto mi concentrerei sul racconto, su marketing e comunicazione“.

Magari per andare a prendere una fetta di mercato che al momento non si raggiunge. E per quanto riguarda il vino italiano Rolland ha le idee chiare sulla direzione da prendere. “Che si tratti del mercato nazionale o di quello degli Stati Uniti, – afferma – a mio parere l’Italia deve aprirsi a una clientela che non è solo quella legata alla cucina italiana. Penso che ci sia molto da fare e sviluppare a livello di diffusione particolare: se fossi un produttore farei uno sforzo sul mercato di consumazione privato degli Stati Uniti, perché al momento quello americano per l’Italia è un bacino enorme ma legato solamente alla ristorazione. In questo senso c’è un’apertura da fare, secondo me. Poi si possono raggiungere anche Paesi come la Svizzera, la Germania, la Cina e il Giappone, ma è un lavoro che passa attraverso la comunicazione“.

Nessun dubbio infine su quale sia il mercato del presente e del futuro per il mondo del vino. “La Cina. Possiamo dire quello che vogliamo, ma è una riserva di consumatori fenomenale. I cinesi si interessano davvero tanto alla cultura del vino, sono molto curiosi di apprendere e lo fanno rapidamente. Parliamo di un bacino di oltre un miliardo di persone“, conclude l’enologo. 

 

( Fonte La Repubblica )