Nei depositi del Chianti Classico 540mila ettolitri di invenduto
Anche quest’anno sar buona e abbondante, ma non si sa pi dove metterla: i produttori non si rassegnano a svendere il prodotto delle annate precedenti
Il vino della nuova vendemmia sar buono e abbondante. Ma non si sa dove metterlo. Le cantine sono ingolfate dalle vecchie vendemmie perch i produttori non si rassegnano a svendere un vino il cui prezzo crollato. Preferiscono aspettare tempi migliori. Si fanno anticipare i soldi dalle banche per stivare la nuova produzione. E pazientano. Nelle cantine del Chianti Classico giacciono 540.000 ettolitri di vino ( 6% rispetto allanno passato), pari a due annate di produzione, corrispondenti a 70 milioni di bottiglie. La quantit di giacenza del Chianti sarebbe invece analoga a quella di un anno fa, ma a fronte di una minor produzione del 10% (100.000 ettolitri in meno) della vendemmia 2008. E questi sono i dati ufficiali, forniti dai due Consorzi del Chianti e del Chianti Classico, dati pi dolci di quelli che circolano ufficiosamente.
Il prezzo, offerto ai produttori dallimbottigliatore, in poco pi di un anno sarebbe sceso per il Chianti Classico da 300 euro a 130 euro ad ettolitro, quello del Chianti da 130-140 a 70 euro ad ettolitro. Si va da 150 euro ad ettolitro ad un massimo di 200-220 euro, 130 euro pu essere un caso limite alza lasticella Marco Pallanti, presidente del Consorzio del Chianti Classico. Il prezzo intorno ai 100 euro ad ettolitro, di sicuro chi produce non riesce a far pari corregge il direttore generale del Chianti Paolo Lazzeri. Ma a fronte del calo di prezzo alla produzione, il costo della bottiglia negli scaffali appare invariato. Perch i produttori resistono e non svendono.
Il Chianti Classico, con provvedimento della Regione, ha bloccato la vendita del 20% della produzione per 24 mesi. E intanto Banca Monte Paschi, Carifi e le banche del credito cooperativo hanno ideato prodotti finanziari che anticipano il valore della vendemmia ai produttori, che cos hanno liquidit e possono allargare cantine e comprare botti. Aspettando che il mercato torni a tirare. Da una situazione come questa – sostiene Roberto Bruchi, direttore di Aprovito (lassociazione dei piccoli produttori) – si esce con un contratto di filiera tra produttori, imbottigliatori e grande distribuzione che fissi un prezzo medio per un periodo medio-lungo, in modo da dare stabilit e certezza al mercato, salvaguardando limmagine del vino .
( Fonte Espresso )
















