VITE VECCHIA…….FA BUON VINO !!!


 


 


Non recita esattamente cosi il proverbio originale, lo ricordate vero ? Gallina vecchia..fa buon brodo , ma mai come in viticoltura piu adattabile ed azzeccato : risaputo ed scienza vitivinicola consolidata che, sono le viti piu longeve a produrre poca uva , di grande qualit, intensit aromatica, finezza e complessit gustativa. E questa la storia di una azienda di Valdobbiadene, che raccogliendo le uve provenienti da viti vecchie, di propriet di amici produttori della zona, riuscita a produrre 4.800 bottiglie di uno speciale prosecco, di cui sotto ve ne riporter la scheda di degustazione, st scrivendo dellazienda :


 


Ruggeri & C. spa


Via Pr Fontana – Valdobbiadene (TV) Italia


Tel. 39 0423 9092 fax 39 0423 973304


www.ruggeri.it


 – [email protected]


 


 


 




 


 


 


 


 


 


UN PO DI STORIA


 


La cantina Ruggeri stata fondata nel 1950 da Giustino Bisol, la cui famiglia vanta una


secolare tradizione nonch profonde radici nella cultura vitivinicola nel territorio di


Valdobbiadene.


Il toponimo Case Bisoi (vale a dire le Case dei Bisol ) si trova infatti gi nelle mappe


pi antiche, giusto al centro dellattuale zona del Cartizze, anticamente denominata Chartice o


Gardizze, ove gi dal 1542 i Bisol coltivavano la vite, come risulta da documenti censuari.


Nellottocento Eliseo Bisol lascia traccia documentata della propria attivit di distillatore;


intorno al 1920 il figlio Luigi, enologo, costruisce una cantina in Montebelluna. Nel 1950


Giustino Bisol, figlio del precedente, fonda in S. Stefano di Valdobbiadene la cantina


Ruggeri sorta per valorizzare, con la spumantizzazione, i vini Prosecco e Cartizze. Infine nel


1993 lintera cantina viene trasferita in un nuovo, ampio e razionale stabilimento.


Le uve di Prosecco DOC sono tradizionalmente conferite da oltre 120 viticoltori. Fra questi,


pi di 100 possiedono vigneti in comune di Valdobbiadene e 30 dispongono anche di uve di


Cartizze. Da segnalare i numerosi vigneti di alto pregio ricadenti nelle storiche frazioni di San


Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, da sempre riconosciute come lapice qualitativo


dellintera denominazione.


La Ruggeri possiede un piccolo vigneto di Cartizze e 16 ettari nel vicino Montello, 8 dei quali


vitati a Pinot Grigio e Merlot. Circa un ettaro dedicato al recupero di antichi vitigni


autoctoni in collaborazione con lIstituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.


Per far fronte a questo cospicuo impegno vendemmiale la cantina Ruggeri largamente


attrezzata per il trattamento delle uve e in particolare si dotata di due linee di scarico


completamente indipendenti e di 5 presse a spremitura soffice al fine di garantire la


separazione delle varie provenienze anche nei momenti di maggiore afflusso.


Da circa 20 anni la produzione si stabilmente attestata intorno a un milione di bottiglie


lanno, distribuite per il 70% in Italia e il rimanente in 25 stati esteri.


 


Come nato il Vecchie Viti


 


In comune di Valdobbiadene il vigneto completamente disetaneo, vale a dire che allinterno


dello stesso appezzamento si trovano viti di tutte le et, poich quando muore una vite subito se


ne pianta un’altra. In molti vigneti si trovano numerose viti di 30, 40 anni e pi. Ma talvolta ci si


imbatte in soggetti davvero vecchi. Nel mantenimento di questi esemplari molto dipende


dall’ indole della famiglia, della persona, e naturalmente dal fatto che queste venerabili piante


producano ancora qualcosa, ma talvolta capita di trovare qualche decina di viti vecchie vicine


nella stessa area, che si tengono compagnia.


Allazienda Ruggeri sono fondamentalmente compratori d’uva, ed hanno circa un centinaio di fornitori in comune di Valdobbiadene. Cosi ci racconta il titolare Paolo Bisol :


Camminando su e gi per le colline in compagnia degli agricoltori, nelle diverse stagioni, sempre


rimanevo colpito, impressionato, incuriosito e quasi intimorito, dalle viti pi vecchie. Qualche


volta imponenti, col fusto enorme, altre ridotte ad una lamina che comunque riesce a nutrire il


frutto, talvolta spaccate in due, forse per un antico tentativo di curare il mal dell’esca come


facevano i vecchi, che dopo aver aperto la pianta mettevano un sasso per tenere separati i due


lembi del fusto.


A volte ancora ritte e ben conformate, spesso contorte e dolorose. Comunque sempre sorge


spontaneo un intimo senso di rispetto per queste piante. A volte il fusto si allunga quasi


strisciando per terra prima di trovare il suo palo. Chiss magari durante la guerra, lontani gli


uomini, qualche mano inesperta l’ha lasciata “scappar via” un p troppo. Incuriosito, sempre


chiedevo al proprietario se conoscesse l’et della vite. Qualcuno non sapeva ma il pi delle volte,


quando il fondo era propriet della stessa famiglia da generazioni, ottenevo notizie precise,


perch uomini che adesso hanno tra i 50 e gli 80 anni, ricordano perfettamente che le hanno


sempre viste, che il padre o il nonno le ha sempre viste, che il vigneto fu piantato nel ’18, o ’19, o


nel ’25 e cos via.


Dunque sono viti che hanno effettivamente un’et che va dagli 80 anni in su. Del resto a volte


basta guardarle, sono dei veri e propri monumenti vegetali, esprimono forza, autorevolezza. Ma


non sempre cos. A volte hanno un aspetto e un diametro abbastanza normali. E allora solo il


tipo di portainnesto, il Rupestris Du Lot, e la testimonianza dell’agricoltore possono dirci


qualcosa di pi.


Io sempre guardavo queste viti e sempre pensavo che mi sarebbe piaciuto farne del vino per


trarne uno spumante che fosse omaggio al territorio e al lavoro di tutte le donne e gli uomini che


nel corso dei secoli hanno modellato i ripidi fianchi delle nostre colline, strappando al bosco ogni


metro di terra. Un omaggio a tutto il territorio di Valdobbiadene, poich queste viti si trovano


sparse in tutto il comune.


Se vero che bisogna far parlare la terra, far parlare il paesaggio, che ci dica storie ed emozioni


dei luoghi e degli uomini che li hanno abitati, allora chi meglio di loro potrebbe dirci tutto


questo? Loro che hanno visto tante cose, la pace e la guerra, e i figli succedere ai padri


nell’accudire i loro tralci.


Cos infine mi sono deciso, coinvolgendo e “costringendo” una ventina di agricoltori amici, che


non avrebbero potuto dirmi di no.


Cos nella primavera del 2005 abbiamo scelto e segnato le viti, le abbiamo seguite passo passo e


alleggerite quando necessario, anche se queste viti gi per loro natura producono unuva molto


spargola, grappoli che in dialetto son detti “coronele”, poich gli acini piccoli e distanziati


somigliano la corona del rosario.


Siamo giunti infine alla vendemmia. Ogni agricoltore ha raccolto luva delle sue viti vecchie in


casse che poi noi siamo passati a raccogliere e la sera stessa naturalmente luva stata pigiata.


Non abbiamo comunque inteso fare una operazione di “archeologia enologica” e dunque


abbiamo vinificato normalmente in bianco eccettuato un brevissimo contatto con le bucce prima


della pigiatura, a ricordo dellantico modo di fare il prosecco, e come forma di omaggio alla


tradizione di Valdobbiadene. Il vino rimasto a riposare sulla sua feccia fine, i lieviti rimasti in


sospensione dopo il travaso, sino a primavera, quando stato posto in autoclave per la presa di


spuma, che avvenuta molto lentamente, con tutte le cure ed il tempo necessari, e finalmente nel


mese di giugno il Vecchie Viti 2005 stato messo in bottiglia.


Paolo Bisol


 


SCHEDA TECNICA


 


VECCHIE VITI 2005


questo vino, tratto da Vecchie Viti di Valdobbiadene, le pi belle e longeve Prosecche,


Bianchette, Verdise e Perere, vuole essere un omaggio alla nostra terra e alla memoria degli


uomini e delle donne che con le loro mani e il loro cuore la resero unica e feconda


Tipologia: Valdobbiadene Doc Brut


Uve : Prosecco 90% Verdiso 6% Bianchetta 2% Perera 2%


Produzione : 4.800 bottiglie circa


Abbiamo scelto il nome di Vecchie Viti  perch questo vino deriva da singole viti sparse per tutto il


territorio di Valdobbiadene e non da un unico vigneto.


Naturalmente difficile determinare con assoluta precisione let di queste piante, ma possiamo


affermare che compresa tra gli 80 e 100 anni circa. Per giungere a produrre questo vino stata


necessaria la collaborazione di 24 agricoltori, proprietari dei pi bei vigneti di San Pietro, Santo


Stefano, Cartizze, Guia e Saccol.


Nellinverno e nella primavera del 2005 abbiamo selezionato circa duemila viti vecchie che hanno


prodotto complessivamente 5.800 chilogrammi duva.


Il vino ottenuto, circa 4.000 litri, dopo la prima fermentazione e i travasi, rimasto a maturare sulla sua feccia fine sino a primavera, quando entrato in autoclave. La presa di spuma avvenuta molto lentamente, con tutte le cure necessarie, e poi ancora lo spumante rimasto a riposare sui lieviti sino a pochi giorni prima dellimbottigliamento, che avvenuto nel mese di giugno.


Vitis etiam provectioris aetatis facit uvas meliores et melius vinum, sed facit uvas pauciores


proportione suae quantitatis quam juvenis. Alberto Magno (1193-1280)


 


DEGUSTAZIONE


 


Al colore molto chiaro, come quasi tutti i prosecchi, con note verdoline ; al naso gioca piu su note tostate che fruttate : frutta secca tostata; in bocca si esprime al meglio: ben frizzante, di buon corpo, complesso, appagante e piacevole; nel centro bocca cremoso, di buona beva, chiude con una lunga Pai, facendo salivare a lungo. Un vino che emoziona al solo pensiero di quanti anni hanno le piante che lo hanno generato. Un prodotto insolito, che allo stesso tempo ben rappresenta il territorio. La differenza principale riscontrata, che questo prosecco piu pieno, persistente e cremoso, rispetto ai suoi fratelli piu giovani. Daltronde risaputo che sono le vecchie viti a donarci le ( poche ) uve migliori.


87/100


 


Prosit cari amici lettori con il magnifico Prosecco Vecchie Viti dellazienda Ruggeri- Bisol di Valdobbiadene, da servire come aperitivo, con antipasti delicati e non salsati, con crostacei o con i magnifici mitili del Delta del Po, zona Goro ( Fe ) e Sacca degli Scardovari ( Porto Tolle ), in cui vi consiglio una visita, che non vi lascer sicuramente indifferenti. Qui potrete ammirare gli allevamenti di mitili e lo spettacolo vale il viaggio.


Roberto Gatti


Aprile 2007


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

1 commento