Il libro nero dell’agricoltura fa tremare il Bordeaux

Messa in “discussione” la qualità de vino francese.

 

Il rischio è che il grande successo di alcune denominazioni e il richiamo che esso rappresenta a grandi investimenti, rischi di snaturare il vino e la sua storica qualità. È quanto denunciato dal noto enologo Bio di Bordeaux, Emmanuel Giboulot, e rincalzato dal successo del discusso libro “Le Livre Noir de l’agriculture “, scritto dalla giornalista francese Isabelle Saporta, in cui denuncia vigneti, vigneron, e i tanti imbrogli e le speculazioni di uno tra i più celebri terrori vinicoli mondiali, il Bordeaux. Opinione comune è che l’autorità dovrebbe intervenire con regole precise al fine di evitare la selvaggia speculazione possa standardizzare il vino rischiando di ingoiare i piccoli produttori francesi e far perdere nel nulla competenze ed originalità.

 

 

Nel momento in cui si sente parlare del vino come “forma di investimento” l’ansia degli amanti del vino cresce. Quando una regione vinicola, non solo francese ma di qualunque parte del mondo, diventa tanto famosa da diventare attrattiva di investitori, qualcosa cambia.

 

Un esempio è proprio il Bordeaux o la Borgogna il cui si massifica la produzione, il vino non è più accessibile al consumatore medio per i prezzi esorbitanti, a volte neanche giustificati da qualità, e viene quasi tutto esportato. L’allarme è lanciato ai produttori proprio dai tecnici Giboulot Emmanuel e Olivier Cousin ed è quello di perdere una certa autenticità a favore della standardizzazione, tema storicamente a cuore ai francesi che della protezione della qualità e originalità ne hanno fatto storica crociata. Si criticano i neo viticoltori che non seguono certe regole o leggi stabilite e, diverse cause intentate e vinte contro di essi, lo hanno dimostrato. Ma questi sono solo casi che si innescano su di un tema più ampio e che coinvolge il conetto stesso di “AOC” quale sufficiente tutela per la qualità del vino. La concessione della denominazione, al fine di garantire la qualità, impone molti vincoli che necessitano di essere rispettati anche da chi investe semplicemente.

 

Il ritratto che traccia Isabelle Saporta del Bordeaux, con tanto di interviste ai vigneron, è veramente molto duro. Ne emerge l’immagine come di un’organizzazione mafiosa che produce vino, decide le regole di produzione, determina chi ha diritto alla AOC o meno. In un’intervista al canale Europe 1 , l’autrice ha dichiarato che celebri vini di Bordeaux sarebbero semplicemente non di qualità e la AOC sarebbe assegnata in base agli investimenti immobiliari fatti dal proprietario e finanziati spesso con denaro pubblico; non scampano a duri attacchi anche i colleghi giornalisti accusati di essere “comprati” da grandi marchi.

 

Questo è un libro controverso che sembra descrivere il Bordeaux come puro business, ma la critica è divisa tra i favorevoli e i contrari che lo tacciano di essere semplicemente provocatorio, e la denuncia aperta fatta dall’autrice anche alla rivista Wine Business è vista come una trovata per vendere più copie. Al di là delle critiche è utile per aprire il dibattito su alcuni punti.

 

Al di là di tutto, critiche ammesse, non si può negare che il sistema delle denominazioni di tutta Europa, qui sotto accusa, rappresentano al momento l’unica garanzia di sicurezza per il consumatore. Per ottenere una denominazione di qualità, i produttori devono rispettare specifiche disposizioni circa, il vitigno, l’esposizione, la densità, la resa… fino alla vinificazione.

 

Il disciplinare della denominazione, inoltre, è scritto dalle autorità competenti in collaborazione con gli stessi produttori che rappresentano il territorio e la tradizione. Bisognerebbe eliminare le omertose connivenze che esistono a tutti i livelli della scala e denunciare semplicemente le mancanze per fare in modo che i consumatori siano garantiti.

 

Foto:Grand Parc – Bordeaux, France &xlibber /Flickr

 

( Fonte www.agoravox.it )

Roberto Gatti

Giudice degustatore ai Concorsi Enologici Mondiali più prestigiosi tra i quali: » Il Concours Mondial de Bruxelles che ad oggi ha raggiunto un numero di campioni esaminati di circa n. 9.080, dove partecipo da 13 edizioni ( da 9 in qualità di Presidente ); >>Commissario al Berliner Wine Trophy di Berlino >>Presidente di Giuria al Concorso Excellence Awards di Bucarest >>Giudice accreditato al Shanghai International Wine Challenge ed ai maggiori concorsi italiani.

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