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Per alcuni pro­durre non è più soste­ni­bile Estir­pa­zioni? Ine­vi­ta­bili, ma peri­co­lose»

Il principale lobbista del vino italiano sostiene l’estirpazione mirata dei vigneti nelle aree in sovrapproduzione

 

 

Lamberto Frescobaldi afferma che i produttori hanno bisogno di alternative dopo che le giacenze in cantina hanno raggiunto 42,6 milioni di ettolitri, in aumento del 6,9% rispetto a un anno prima.

 

Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, la principale associazione di categoria del vino in Italia, ha aperto alla possibilità di contributi per l’estirpazione dei vigneti nelle aree in cui la produzione di vino non ha più mercato, segnando una svolta in un dibattito che da mesi divide il settore vinicolo italiano.

Parlando con WineNews, Frescobaldi ha detto che in alcuni casi l’estirpazione delle viti può ormai essere necessaria, ma solo se accompagnata da un piano per tutelare agricoltori e comunità rurali. Finora si era opposto in larga misura all’idea di un ampio programma di estirpazione e aveva invece spinto altre misure per ridurre la produzione, tra cui rese più basse per i vini generici e lo stop alle nuove autorizzazioni di impianto.

“Sono sempre stato molto freddo sulla questione dell’estirpazione”, ha detto Frescobaldi, secondo WineNews. “Poi è anche vero che ci sono aree che negli anni sono salite sul carro del vino e ora non riescono più a reggere. Quindi estirpiamo dove c’è bisogno, ma con un piano B per proteggere gli agricoltori.”

La svolta arriva mentre il settore vinicolo italiano affronta uno squilibrio crescente tra offerta e domanda. Secondo i dati di “Cantina Italia” elaborati dall’Icqrf, l’organismo di controllo agricolo italiano, le cantine in Italia detenevano ancora 42,6 milioni di ettolitri di vino al 31 luglio, in aumento del 6,9% rispetto alla stessa data del 2025. I dati hanno dato ulteriore urgenza a un dibattito su come gestire la produzione in un Paese che resta uno dei maggiori produttori di vino al mondo ma che deve anche fare i conti con una domanda più debole in alcune parti del mercato.

La questione è particolarmente sensibile perché qualsiasi politica nazionale per pagare i viticoltori affinché estirpino i vigneti potrebbe colpire alcune regioni più duramente di altre. Frescobaldi sostiene che una misura indistinta sarebbe troppo grossolana per un settore con ampie differenze in termini di qualità, forza dell’export ed economia locale. Alcune denominazioni e alcuni produttori continuano a crescere nonostante il rallentamento generale, mentre altri, soprattutto nei segmenti a minor valore, faticano a vendere ciò che producono.

In una recente intervista all’edizione fiorentina del Corriere della Sera, Frescobaldi ha definito le estirpazioni dei vigneti “inevitabili, ma pericolose”. Nei commenti a WineNews, ha ampliato quell’avvertimento dicendo che il rischio va oltre la produzione vinicola in sé. In alcune aree rurali, ha detto, il vigneto sostiene l’economia locale più ampia e perfino i servizi di base.

“Dobbiamo sederci con le organizzazioni per capire che cosa possono fare gli agricoltori se il vigneto viene estirpato”, ha detto. “Perché in certe aree, se scompare il vigneto, scompare l’economia locale, scompare il bar, scompare l’ambulatorio medico.”

Il suo timore è che pagare gli agricoltori per estirpare le viti senza offrire loro un’alternativa praticabile possa accelerare l’abbandono dei terreni. Frescobaldi ha detto che in Italia 56.000 ettari di terreno agricolo vengono già abbandonati ogni anno, pari a 560.000 ettari in un decennio. Ha anche messo in guardia contro politiche che indebolirebbero i vigneti nelle aree collinari e montane, dove i costi di produzione sono più alti che in pianura e dove l’agricoltura svolge spesso un ruolo importante nel mantenimento del paesaggio e della popolazione locale.

Ha detto che, se si andrà avanti con le estirpazioni, i decisori politici dovranno fare in modo che non si finisca per eliminare per primi i vigneti più fragili e più costosi. Questi siti sono spesso meno competitivi in termini puramente economici, ma sono anche importanti per l’equilibrio sociale e ambientale dell’Italia rurale.

Il dibattito sull’estirpazione si è intensificato man mano che le proposte precedenti hanno mostrato i loro limiti. Frescobaldi in precedenza si era concentrato sulla riduzione delle rese per i vini generici, una mossa che molti nel settore ritengono difficile da applicare e in alcune regioni economicamente insostenibile perché i viticoltori locali dipendono tanto dai volumi quanto dai prezzi. Ha inoltre sostenuto lo stop alle nuove autorizzazioni di impianto dei vigneti, un altro passo controverso perché un congelamento generalizzato potrebbe penalizzare produttori e denominazioni che continuano a registrare buoni risultati anche in un mercato più debole.

La sua posizione più recente suggerisce che l’associazione di categoria stia ora cercando un approccio più selettivo. Invece di un piano nazionale applicato in modo uniforme in tutto il Paese, l’idea sarebbe di consentire l’estirpazione dei vigneti solo dove l’eccesso di offerta è più acuto e solo insieme a misure di sostegno che evitino danni sociali ed economici.

Frescobaldi ha inoltre puntato il dito su un altro problema che, a suo avviso, distorce il mercato e andrebbe affrontato prima che il settore ricorra troppo rapidamente all’estirpazione. Ha detto che in alcune parti d’Italia il catasto viticolo non è ancora completato, il registro ufficiale che monitora gli impianti e la produzione dei vigneti. Ha aggiunto che non è più accettabile che l’uva da tavola che non può essere venduta per il consumo fresco finisca per essere trasformata in vino.

“C’è una parte d’Italia in cui il catasto viticolo non è stato completato”, ha detto, secondo WineNews. “E non è più ammissibile che ci siano uve da tavola che per qualche motivo, perché non si riescono a vendere, diventino vino. Basterebbe regolare bene questa materia per migliorare le cose.”

Quella osservazione tocca una preoccupazione di lunga data nel settore italiano: il fatto che controlli incompleti e una tracciabilità debole in alcune aree possano rendere più difficile gestire l’offerta e proteggere l’equilibrio di mercato. Per i produttori che si sono opposti a misure drastiche, un’applicazione più rigorosa delle regole e dati più accurati sono considerati un primo passo necessario.

La questione è destinata a tornare all’ordine del giorno al prossimo tavolo di filiera dopo la pausa estiva del Parlamento italiano. È probabile che quell’incontro riunisca associazioni di categoria e altri organismi del settore mentre il Paese entra nella fase più avanzata della vendemmia, quando le stime sulla nuova annata e sulla dimensione delle giacenze invendute plasmeranno la prossima fase del dibattito.

Per ora, la posizione di Frescobaldi segnala un cambiamento di tono importante da una delle voci più visibili del vino italiano. Non sta chiedendo un piano generale di estirpazione, ma riconosce che in alcune parti del Paese l’estirpazione delle viti potrebbe non essere più evitabile. La sua condizione è che gli agricoltori non vengano lasciati con il solo denaro per la rimozione e nessun futuro utilizzo per la loro terra.

Questo equilibrio probabilmente definirà la prossima battaglia all’interno del settore vinicolo italiano: come ridurre l’offerta in un mercato in contrazione senza svuotare le economie rurali che i vigneti hanno contribuito a sostenere.

 

( Fonte Vinetur.com )

Roberto Gatti

Giudice degustatore ai Concorsi Enologici Mondiali più prestigiosi tra i quali: » Il Concours Mondial de Bruxelles che ad oggi ha raggiunto un numero di campioni esaminati di circa n. 9.080, dove partecipo da 13 edizioni ( da 9 in qualità di Presidente ); >>Commissario al Berliner Wine Trophy di Berlino >>Presidente di Giuria al Concorso Excellence Awards di Bucarest >>Giudice accreditato al Shanghai International Wine Challenge ed ai maggiori concorsi italiani.

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