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ITALIA E FRANCIA IL LUNGO CAMMINO DEL VINO NATURALE

Da Parigi via libera al marchio di un’associazione di produttori

 

Non si chiameranno piu’ ” vini naturali “, ma  ” vini metodo naturale “, secondo quanto ottenuto dal Syndicat de défense des vins Nature’l (l’apostrofo è il modo di aggirare quella che altrimenti sarebbe stata considerata una definizione illegale) in Francia.

 

La proposta arrivata dalla Francia non è tanto il riconoscimento dei vini naturali, come spiega bene anche Maurizio Gily su Millevigne, quanto il via libera ad un marchio istituito da una giovane ed ambiziosa associazione, con l’obiettivo di ottenere in qualche anno un riconoscimento ufficiale per i vini naturali.

Potranno utilizzare la dicitura vin mèthode nature, vini le cui uve provengono al 100% da agricoltura biologica certificata o al secondo anno della conversione al biologico, la raccolta deve essere manuale, sono ammessi solo lieviti indigeni e nessun lievito aggiunto. Vietate le modifiche ai costituenti dell’uva e il ricorso a tecniche fisiche «brutali e  traumatiche» come l’osmosi inversa la filtrazione tangenziale, la pastorizzazione flash o la termovinificazione.

Nessun solfito aggiunto, come si legge anche nel logo, durante la fermentazione, sono ammesse aggiunte prima della commercializzazione fino ad un massimo di 30 mg per litro di solforosa totale, ma in questo caso cambia anche l’etichetta. A chi aderisce l’impegno a rispettare il protocollo che va assunto con una dichiarazione d’onore.

 

Proprio questo impegno che chiama in gioco l’onore vorrebbe essere nelle ambizioni dell’associazione la risposta al tema dei controlli, faccenda complessa quando ci si addentra nel mondo dei vini naturali. Con l’augurio che tutti gli associati rispettino il codice d’onore.

In Italia una risposta positiva prova a darla da molto tempo VinNatur, associazione nata nel 2007 con Presidente Angiolino Maule e V.Presidente Daniele Piccinin con più associati dell’ultima nata francese, da tempi impegnata a percorrere «la strada tutta in salita», come raccontato anche sul sito ufficiale dell’associazione, leggi qui , del miglioramento del sistema dei controlli.

 

Una strada intrapresa, nella convinzione che debba far parte dell’essenza stessa del fare vino al naturale, anche una comunicazione trasparente e leale con il consumatore, con etichette chiare che garantiscano chi si appresta a riempirsi il calice di una bottiglia di un “vino naturale” rispetto all’intera filiera, dal campo alla bottiglia.

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