Dieta

Proteine e longevità: il mito dell’eccesso e cosa dice davvero la scienza

di Matteo Masciari, Direttore HACCP Villa Grandinetti

Basta fare un giro tra le corsie del supermercato o scorrere i social per accorgersene: siamo circondati dal mito delle proteine. Dallo yogurt al budino, dai biscotti fino ad arrivare ad acquefresche “arricchite”, il marchio protein-plus sembra diventato la formula magica per vendere qualsiasi alimento come un elisir di salute. Ma mangiare più proteine significa davvero vivere più a lungo e stare meglio?

La risposta della comunità scientifica è molto più cauta rispetto alle campagne di marketing. A fare chiarezza è una ricerca appena pubblicata sulla rivista Cell Press Blue a cura di due studiosi dell’Università del Wisconsin di Madison. Analizzando oltre 350 studi scientifici, i ricercatori sono arrivati a conclusioni che ribaltano molte delle convinzioni oggi di moda.

Cosa dice la ricerca: meno non significa peggio

 

Il primo dato fondamentale che emerge dallo studio riguarda il rapporto tra apporto proteico e durata della vita. Negli animali da laboratorio, una riduzione del consumo di proteine è quasi sempre associata a una vita più lunga. Negli esseri umani, una moderata restrizione proteica ha dimostrato di migliorare i livelli di zucchero nel sangue (glicemia) e di favorire la perdita di massa grassa.

Al contrario, l’idea che “più è meglio” nasconde diverse insidie. Grandi indagini epidemiologiche collegano un consumo eccessivo e incontrollato di proteine a un aumento del rischio di diabete, patologie tumorali e problemi cardiovascolari. Persino sul fronte della forza muscolare in età avanzata ci sono delle sorprese: un’importante ricerca britannica del 2023 condotta su oltre 3.300 gemelli anziani ha evidenziato come un alto apporto proteico fosse paradossalmente associato a una maggiore sarcopenia, ossia la perdita di massa e forza muscolare.

Non esiste una misura uguale per tutti

Uno degli errori più comuni è considerare il fabbisogno nutrizionale come una cifra fissa valida per chiunque. In realtà, la quantità di proteine di cui abbiamo bisogno cambia radicalmente da persona a persona e dipende da fattori specifici:

  • Stile di vita e attività fisica: le necessità di uno sportivo sono molto diverse da quelle di chi fa una vita sedentaria.

  • Età e genetica: il corpo risponde e metabolizza i nutrienti in modo differente nelle diverse fasi della vita.

  • Stati fisiologici particolari: periodi come la crescita, la gravidanza o la riabilitazione dopo un infortunio richiedono un riassetto nutrizionale dedicato.

Un altro elemento decisivo è l’origine dei nutrienti. Non tutte le proteine hanno lo stesso impatto sull’organismo: le fonti vegetali si confermano nettamente più efficaci nel proteggere il corpo dalla fragilità fisica legata all’invecchiamento rispetto a quelle di origine animale.

La regola d’oro: equilibrio e qualità

Il messaggio finale che la scienza ci invia non è quello di eliminare le proteine, ma di abbandonare il “fai-da-te”.

Ridurre drasticamente l’apporto proteico senza criterio può indebolire il sistema immunitario e danneggiare la salute delle ossa; allo stesso modo, abbondare con prodotti iper-proteici nella speranza di guadagnare salute o anni di vita è una scorciatoia priva di fondamento scientifico. La vera chiave per il benessere resta la qualità complessiva di ciò che mettiamo nel piatto e l’equilibrio della nostra alimentazione quotidiana.

Roberto Gatti

Giudice degustatore ai Concorsi Enologici Mondiali più prestigiosi tra i quali: » Il Concours Mondial de Bruxelles che ad oggi ha raggiunto un numero di campioni esaminati di circa n. 9.080, dove partecipo da 13 edizioni ( da 9 in qualità di Presidente ); >>Commissario al Berliner Wine Trophy di Berlino >>Presidente di Giuria al Concorso Excellence Awards di Bucarest >>Giudice accreditato al Shanghai International Wine Challenge ed ai maggiori concorsi italiani.

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