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Pignolo di nome ma non di fatto

Pignòlo secondo Treccani è una persona che agisce e si comporta con eccessiva pedanteria, quindi in ultima analisi di qualcuno che non sa liberarsi da schemi mentali rigidi e minuziosi.

 

Il Pignolo di cui tratteremo noi non ha le connotazioni di cui sopra, essendo un vino rosso senza schemi mentali rigidi e minuziosi, anzi! È un Friuli Colli Orientali prodotto da Eugenio Collavini, l’annata è il 2006 e la gradazione 14% vol.

 

Appena osserviamo il colore ci vengono in mente le parole di Renzo Zorzi, che del Friuli Venezia Giulia è conoscitore sopraffino: il Pignolo non ha niente a che fare con il pinot nero, molti ne fanno un’assonanza, e soprattutto va elaborato per un apprezzamento evolutivo, è un vino che cavalca il tempo.

 

Infatti ha bellissimo colore granato, scuro, integro e luminoso insieme. Al naso spicca il suo fruttato: sciroppo e pâté in cui si miscelano e spiccano mora di gelso, mirtillo e prugna; segue il tostato nei toni del chicco di caffè e di cioccolato fondente, poi un erbaceo che ricorda una siepe d’erbette mediterranee, un qualcosa di balsamico e di pepe nero. Se lo definissimo con un’avvolgente ampiezza gli calzerebbe a pennello.

 

Sontuoso in morbidezza, caloroso in alcol, però anche grintosamente sapido, con tannino modulato nella sensazione aromatica di tabacco, e con l’acidità intrisa di integro frutto. Ha spessore saporito e lunghezza di gusto variegata, tanto che il suo sostare in persistenza lo colloca nel palcoscenico dell’eleganza. Come vitigno sarebbe da piazzare tra quelli nobilissimi, lo si trova con un po’ di difficoltà, ma quando si presenta in questo modo, l’attesa è pienamente ripagata.

 

AIS Staff Writer