Il prestigioso riconoscimento dei giornalisti Paolo Massobrio e Marco Gatti compie un quarto di secolo. Piemonte in vetta, boom del Sud. In attesa della premiazione a Golosaria Milano il 1° novembre.
Alessandria, 15 settembre 2026 – È il più coraggioso e selettivo fra i riconoscimenti enologici italiani, diventato negli anni un faro per il pubblico di settore e per gli appassionati. Ideato nel 2002 da Paolo Massobrio e Marco Gatti, il premio Top Hundred taglia quest’anno lo storico traguardo della 25esima edizione. La regola aurea resta immutata: non premiare mai la stessa cantina degli anni precedenti, spingendo la ricerca sempre oltre. Così, ai 100 nuovi vini del 2026 si affiancano i 63 Top Storici, ovvero quelle realtà che, pur essendo già salite sul podio in passato, si sono distinte nuovamente con un’etichetta diversa.
“Questo esercizio ci costringe a ricercare in continuazione, per scoprire che il mondo del vino italiano è dinamico e in continua evoluzione”, sottolinea Marco Gatti. Un impatto concreto sul mercato, per dare uno strumento ai ristoratori di offerta distintiva.
LA GEOGRAFIA DEL VINO 2026
La selezione, frutto di innumerevoli degustazioni settimanali, delinea una mappa del vino in fermento. Il Piemonte si conferma leader con 26 Top Hundred e 14 Storici, seguito a stretto giro dalla Toscana (20 Top e 7 Storici). La vera notizia è però l’affermazione perentoria del Sud e delle Isole: l’Abruzzo conquista 4 Top e 2 Storici, mentre la Calabria conferma un trend di straordinaria crescita con ben 6 Top e 1 Storico. Ottime conferme arrivano anche dalla Sicilia (5 Top e 3 Storici) e dalla Sardegna (4 Top e 4 Storici).
I TOP DEI TOP E L’OUTSIDER
A rappresentare l’eccellenza assoluta per ogni categoria ci sono i Top dei Top, ovvero i vini che per ogni categoria si sono distinti in maniera unica. Per i vini
Rossi: trionfa con il Toscana Petit Verdot “Amphora Maris” 2021 di Podere San Cristoforo (Gavorrano, GR).
Per i Bianchi: si afferma un Riesling piemontese il “Tardoché” 2023, dell’azienda Frasca – La Guaragna (Nizza Monferrato, AT).
Per i Rosati è in vetta l’Abruzzo con il Colline Pescaresi Cerasuolo d’Abruzzo Superiore 2025 di Poderi Costantini Antonio (Città Sant’Angelo, PE).
Sorpresa per la categoria Spumanti Metodo Classico: Officina del Sole, wine resort nel Fermano (Marche), vince con il suo “360” Spumante Metodo Classico 2016.
Infine coi Passiti si va in Calabria, dove il Barone G.R. Macrì (Gerace, RC) porta sul palco di Golosaria il Greco Bianco Passito “Centocamere” 2021. Il premio Outsider, dedicato alla novità più dirompente, quest’anno riguarda la Franciacorta ed è stato assegnato alla storica cantina Guido Berlucchi per il suo Extra Brut Metodo Classico Erbamat, spumante che recupera l’antico vitigno autoctono erbamat.
I vigneti si spostano sempre più in alto: questa tornata di Top Hundred conferma una tendenza che mostra come il riscaldamento globale e le strategie di contenimento siano già una realtà
Il cambiamento climatico sta dunque ridisegnando la mappa vitivinicola italiana, dacché l’innalzamento delle temperature e le stagioni sempre più secche spingono i vignaioli a cercare altitudini un tempo impensabili per salvare freschezza, acidità e quell’eleganza che l’eccesso di calore rischiava di compromettere. Sfogliando le selezioni dei Top Hundred e degli Storici 2026, emerge chiaramente un fil rouge: il vino italiano sta letteralmente scalando le montagne, trovando rifugio in quota.
Il Sud ad alta quota
Nel Meridione, questa ricerca dell’escursione termica sta regalando sorprese straordinarie. In Basilicata, a Viggiano nell’Alta Val d’Agri, l’azienda Di Fuccio coltiva le uve fiano per il suo Basilicata Bianco “Eremo” a circa 1.000 metri di altitudine, sfruttando condizioni pedoclimatiche di eccezionale valore e perfette escursioni termiche.
Anche in Sicilia la quota fa la differenza. Sull’Etna, Girolamo Russo coltiva i suoi storici vigneti ad alberello sul versante nord tra i 650 e i 780 metri.
Ma c’è anche una Sicilia d’alta quota lontana dai vulcani: la Tenuta San Giaime produce il Terre Siciliane Bianco di Montagna Bio “Curtigghiu” proprio sulle Alte Madonie, uno dei rari territori montuosi dell’isola oltre all’Etna.
Appennini e Alpi Marittime: la rinascita oltre i 600 metri
Risalendo la penisola, la tendenza verticale non cambia. In Molise, l’azienda Japalucci valorizza in modo esemplare la Tintilia con il cru “Altura 701”, che prende il nome proprio dall’altitudine del vigneto situato in Contrada Calvario a 701 metri.
In Liguria, il progetto de Il Baggio Pellegrino a Cosio d’Arroscia ha riportato in vita una viticoltura eroica con vigne oltre i 700 metri di altitudine, sicuramente le più alte dell’Imperiese, da cui nasce l’Ormeasco di Pornassio Superiore “Il Colonnello”.
Persino in Toscana si cercano altezze inusuali: la Cantina della Luce ha dato nuova vita a vecchi vigneti nella parte più alta del comune di Sorano, a 600 metri sul livello del mare, per produrre il suo inaspettato e tannico Bianco di Pitigliano “Fattucchiero”.
Oltre l’altitudine: la via dei vitigni resistenti
Ma dalla salita in quota, la viticoltura esplora soluzioni agronomiche basate sulle sperimentazioni in campo. È il caso lombardo dell’azienda Nove Lune di Cenate Sopra, creata da Alessandro Sala, la cui filosofia prevede l’utilizzo di vitigni resistenti. Il suo Vino Spumante di Qualità Metodo Classico Pas Dosé Cuvée I “Costa Jels” nasce infatti da un blend di uve resistenti come bronner, johanniter e souvignier gris. Una sfida climatica che trova compimento in un affinamento estremo, che lega l’innovazione in vigna al grembo della terra: il vino riposa per sessanta mesi all’interno della miniera di Costa Jels a Gorno, sviluppando un corpo e una sapidità sorprendenti.
E poi come non citare la Val Camonica, dove a Cerveno, ai piedi della Concarena e di fronte al Pizzo Badile, sorge la cantina Rebelot. Gestita da un gruppo di giovani amici, questa realtà porta avanti una clamorosa sperimentazione sulla spumantistica. Il loro Vino Spumante Extra Brut “Free-Z-Ling” 2025 è un metodo ancestrale ottenuto da uve riesling renano. Un progetto che, proprio come il nome aziendale “Rebelot” (che esprime il fermento tumultuoso di una ribellione), ha sparigliato le carte per trovare un nuovo ordine, regalando un vino dal sorso cremoso, fresco e con un’intensa vena sapida finale.
TOP DEI TOP 2026
Rossi
Toscana Petit Verdot «Amphora Maris» 2021
Podere San Cristoforo
Gavorrano (Gr)
Toscana
Bianchi
Riesling «Tardoché» 2023
Frasca – La Guaragna
Nizza Monferrato (At)
Piemonte
Rosati
Colline Pescaresi Cerasuolo d’Abruzzo Superiore 2025
Poderi Costantini Antonio
Città Sant’Angelo (Pe)
Abruzzo
Spumanti Metodo Classico
«360» Spumante Metodo Classico 2016
Officina del Sole
Montegiorgio (Fm)
Marche
Passiti
Greco Bianco Passito «Centocamere» 2021
Barone G.R. Macrì
Gerace (Rc)
Calabria
( FONTE ILGOLOSARIO.IT )




























