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Il porto e il vino, due leggende divorate dal tempo

Solo ieri ho scritto del Marsala, qui :


https://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=5952


ed oggi questo approfondimento dei problemi sociali che affliggono questa deliziosa cittadina siciliana ed il suo vino piu’ blasonato : Il Marsala !


Buona lettura


Roberto Gatti


 


 


Dei monumenti restano un piedistallo e qualche pilastro imbrattato. Marsala assassinato dalle vendemmie verdi


(di  Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella )


 


 


 


 


 


 


 


( Nella foto Il monumento ai Mille, progettato nel 1961 dall’architetto Emanuele Mongiov: non stato mai ultimato )


 


E meno male che stavolta non hanno fatto la cartolina, col monumento rimasto l incompiuto e usato come discarica di materassi, pneumatici e immondizia varia. Quello dello scultore Ettore Ximenes era finito su cartoncini affrancati e spediti in tutto il mondo: Saluti da Marsala. Ogni tanto si aggiravano per il porto dei turisti smarriti: Scusate, dov il monumento a Garibaldi?. Sa, a dire il vero la scultura non poi stata fatta…. Sono 149 anni che va avanti, il tormentone dellopera commemorativa per ricordare quell 11 maggio 1860 in cui la Storia si affacci da queste parti. D’un subito, in fondo al mare del Boeo, apparvero i due vaporetti della spedizione, che scanzata la crociera, come saette, corsero il breve tratto di mare e pervennero nel porto – lasci scritto il Cavaliere Antonino Alagna Span -. Uno, il Piemonte, rest alla bocca del molo e l’altro, il Lombardo, incagli nelle secche, tra la scogliera e lo stabilimento enologico Woodhouse. Subito apparvero brulicanti sulla tolda i valorosi argonauti dalle camicie rosse, con grido Viva l’Italia, Viva Vittorio Emanuele!. Un mese dopo, il 9 giugno 1860, come hanno ricostruito nel libro Non pi Mille tre giovani cronisti, Giacomo Di Girolamo, Antonella Genna e Francesco Timo, autori di una strabiliante inchiesta su un secolo e mezzo di promesse, intoppi, dispetti, sciatterie, cera gi in consiglio comunale chi invocava per quegli argonauti un ricordo marmoreo. Un secolo e mezzo dopo, tutti i tentativi di erigere unopera grande e duratura sono falliti, uno dopo l’altro. Fino appunto al fallimento pi clamoroso, quello dellambiziosissima struttura immaginata in occasione del centenario, nel 1961. Un progetto tirato in lungo per un quarto di secolo prima che saltassero fuori i soldi per cominciare (cominciare: poi, come sempre accade in Sicilia, pensavano di andar avanti a stralci…) e fosse battezzato dallallora capo del governo Bettino Craxi e quasi subito bloccato da unordinanza della Capitaneria di porto i cui ufficiali, dopo aver partecipato alla posa della prima pietra, avevano scoperto che si trattava di un’opera abusiva costruita l dove non si poteva.


 


Le dovevano vedere fin da Favignana, le immense vele di marmo che larchitetto Emanuele Mongiov aveva immaginato svettare fino a 47 metri sopra il gigantesco basamento fatto a forma di due navi che si uniscono. Una roba da far impallidire la memoria del colosso di Rodi… E invece eccolo l, sgarrupato, mangiato dalle erbacce, coperto di graffiti: Giusy buttana, Truzzi al rogo, punk sul pogo, Ti amo vitam, Stato latro, Stato=Mafia. Il sito Marsala.it e la radio Rmc101 diretti da Di Girolamo hanno martellato per mesi, sulla schifezza di quel catafalco di cemento armato costato la cifra sbalorditiva di un miliardo e 200 mila lire del 1984, un milione e mezzo di euro di oggi, e ridotto a una discarica. E l’immondizia stata lasciata l. Ne abbiamo scritto noi, sul Corriere. E limmondizia stata lasciata l. Sono venuti i telegiornali. E l’immondizia stata lasciata l. Sta arrivando il presidente della Repubblica. E l’immondizia ancora l. Che gli frega? Tanto, Giorgio Napolitano lo portano da un’altra parte. Occhio non vede, cuore non duole. Certo, anche il porto della leggenda fa schifo. Rottami di ogni genere, asfalto divorato dagli anni, manufatti arrugginiti. Per non dire delle carcasse di barche. Ma niente paura, proprio ieri hanno cominciato a stendere una moquette color verde che d proprio l’impressione di essere un prato. Poi ci saranno un po’ di strutture volanti, qualche ritocco qua e l… Troppa fatica, dare una ripulita vera. In compenso, quel giorno, il capo dello Stato potr assistere all’arrivo di due yacht che, noleggiati dal Comune e affidati a Francesco De Angelis e Mauro Pelaschier (Giovanni Soldini ha detto: no, grazie) arriveranno qui come il Piemonte e il Lombardo dopo essere partiti da Quarto per ripercorrere nei dettagli (tranne i pizzicotti alle donne di Talamone, si capisce) tutta la spedizione. Costo della passarella nautica La Regata dei Mille: 198.000 euro. Tirati fuori, per ora, dalle povere casse municipali. Se il presidente sar portato a rendere omaggio al basamento della colonna eretta qui al porto nel 1893, dovr fare uno sforzo di immaginazione. E figurarsi quel primo monumento, l’unico fatto davvero, cos com’era: in alto, sulla colonna, cera una Vittoria Alata. Abbattuta dal tempo e dalle intemperie. Sul fianco di ci che resta c’ scritto: In attesa di pi degno monumento. Aspetta aspetta, di anni ne sono passati 117. E coi soldi della regata, di quelle Vittorie alate ne potevano rifare quattro. Per non dire delle altre manifestazioni previste per la solenne ricorrenza: la proiezione de Il gattopardo, il convegno I Giovani e lo Sport con Pietro Mennea, la Maratona dei Mille, il Concerto della Banda nazionale dei Vigili del fuoco, il Raduno internazionale di Kitesurf, la variante in cui il surfista attaccato a un aquilone.


 


Tutta roba effimera di cui, una volta passato l11 maggio (in attesa del mitico arrivo di un altro pacco di centinaia di migliaia di euro per finire con una variante un po’ meno megalomane il monumento incompiuto, che l’allora potentissimo socialista Pietro Pizzo vive come una ferita a sangue) non rester nulla. Ma come poteva il sindaco pidiellino marsalese, Renzo Carini, rinunciare a una sua regata dopo lo scherzetto fatto dai cugini di Trapani? Mettetevi al posto suo: apre il giornale e scopre che Mimmo Turano, il presidente della Provincia, si inventato la Garibaldi Tall Ships Regatta 2010 e che il comunicato ne parla come del fastoso evento che celebrer il centocinquantesimo anniversario dello sbarco dei Mille a Trapani . Minchia! A Trapani? Garibaldi a Trapani? Non bastasse, salta fuori che la regata costa un milione e 200 mila euro. La Provincia non ha uscito una lira – spiega Turano festeggiando lUnit d’Italia con un catastrofico scivolone in italiano -. Si tratta di soldi della Comunit Europea . Non del tutto vero, accertano i cronisti: la met li mette proprio la Provincia. Non bastasse ancora, rivela Marsala.it, la Provincia ha pagato 250.000 euro per la pubblicazione di un link sulle pagine del sito della compagnia Ryanair. Caruccio. La rissa sulle regate, in realt, appare un problema secondario rispetto agli altri che angosciano gli abitanti dell’antica Lilibeo che sotto gli arabi, scrive Giovanni Alagna, venne ribattezzata Marsa Al, cio porto di Al e non di Allah come spesso erroneamente si dice. Primo fra tutti, la disoccupazione. Che stando agli ultimi dati diffusi in questi giorni dalla Regione, colpisce il 16% della popolazione complessiva e pi della met dei giovani. E spinge chi pu ad andarsene. In continente o allestero, sulle orme dei nonni fuggiti nelle Meriche o in Germania, verso la quale ancora oggi parte da piazza Pizzo, periodicamente, un pullman. Oppure a lasciarsi sedurre dalle ten tazioni che offre la mafia. La quale ha da queste parti un radicamento antico e, nonostante le batoste subite negli ultimi tempi grazie anche ad alcune inchieste che hanno inferto colpi durissimi allala militare , conta su quello che viene indicato come il capo dei capi. Quel Matteo Messina Denaro che latitante da un mucchio di tempo e al quale Rmc101 dedica una coraggiosa rubrica quotidiana dal titolo irridente: Dove sei Matteo? . Certo, la mafia delle stragi appare lontana. Le indagini giudiziarie raccontano per storie di inquietanti ambiguit. Impasti melmosi. Dice tutto un passaggio dedicato alla citt capoluogo dal libro L’isola civile. Le aziende siciliane contro la mafia scritto da Serena Uccello e Nino Amadore: Tutti sanno chi comanda in questa citt che sembra di frontiera e, invece, la capitale della mafia che conta, quella dei colletti bianchi, che non chiede il pizzo porta a porta in modo violento e invasivo, ma si lancia in articolate speculazioni economiche e finanziarie, lucrando sugli appalti pubblici e sui finanziamenti statali e comunitari. Se infatti Palermo la capitale della mafia che si vede, ma anche dellantimafia che risponde e agisce, Trapani la capitale della mafia che riesce a farsi invisibile, cos pulviscolare da permeare ogni corpo della societ e delle istituzioni, annullando qualunque distinzione. Un’ambiguit tra il lecito e il quasi lecito, la legalit e lillegalit, la scorciatoia innocente e la sopraffazione feroce, con la quale i marsalesi devono fare i conti tutti i giorni. A partire dal fenomeno dell’abusivismo. Che ha visto accertare le posizioni di almeno 400 case totalmente abusive tirate su soprattutto lungo le spiagge a sud. Molte sono state acquisite dal Comune, che non sapendo bene quali pesci prendere (votano tutti, votano…), ha cercato una composizione lasciando dentro gli inquilini in cambio di una specie di affitto corrispondente allIci.


 


Molte si potevano gi buttare gi. Ma a quel punto partito lo scaricabarile: non ci sono i soldi per le ruspe, le ditte incaricate non sono entusiaste di procedere, la giunta dice che tocca decidere al consiglio comunale… E non c’, sia chiaro, solo labusivismo straccione. Diciassette persone sono finite sotto processo per uninchiesta su un caso di presunto abusivismo sullIsola Lunga, allinterno della meravigliosa Riserva delle Isole dello Stagnone, celeberrimo per i paesaggi segnati dai mulini a vento e per Mozia, antica colonia fenicia. Perch presunto? Perch, formalmente, i pesanti ritocchi (diciamo cos) a certi fabbricati preesistenti destinati a diventare un hotel esclusivo avevano avuto il via libera perfino del Consiglio Provinciale Scientifico delle riserve e del patrimonio naturale della provincia di Trapani, i cui membri presenti a quella seduta (tranne l’unico che si astenne) si ritrovano oggi tra gli indagati. Una storia singolare. Con il responsabile della Lega Italiana per la Protezione Uccelli, Antonio Provenza, che dichiara come una struttura ricettiva di tipo turistico potrebbe considerarsi come un fattore positivo contribuendo a proteggere l’ambiente e che la presenza delluomo non un danno per gli animali, purch l’uomo non faccia la bestia. E con i principali protagonisti pubblici, cio la Provincia e il Comune di Marsala, che non si costituiscono parte civile. Come mai? Perch quel nuovo resort, secondo il sindaco, ha impreziosito il panorama. No, rispondono gli oppositori: perch dietro loperazione immobiliare c’ Giacomo DAl, cugino di Antonio, senatore del Pdl. Di chi parliamo? Risponde Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica di Francesco Forgione: A Trapani tutto ha a che fare con loro: sono proprietari delle storiche saline, sono presenti in una miriade di societ finanziarie e gestiscono una rete di attivit economiche. loro anche la squadra di basket, da sempre in serie A, e controllano una grossa quota societaria del Trapani Calcio. Anche il bellissimo palazzo settecentesco sede della Provincia regionale, nel centralissimo corso Fardella, si chiama Palazzo D’Al. Ma, soprattutto, sono stati per decenni i proprietari della Banca Sicula, il terzo istituto bancario della Sicilia…. Insomma: gente abituata da un paio di secoli a cenare con posate dargento e bere in bicchieri di cristallo. A proposito di bicchieri: e il Marsala? Ahi, ahi… Il vino che rese celebre la cittadina prima ancora che entrasse con Garibaldi nella storia patria, a partire da quando nel 1770 il commerciante John Woodhouse, venuto in Sicilia per acquistare ceneri di soda, ne scopr la delizia e ne sped un po’ di barili in Inghilterra, finendo per innamorarsi di quel nettare fino a scegliere di vivere con altri inglesi l, a Marsala, in crisi nera.


 


Colpa dei cambiamenti dei gusti, del calo dei consumi, della scelta scellerata che per qualche decennio ha visto alcune grandi case puntare tutto sulla quantit per arraffare pi denaro possibile, delle difficolt dei produttori pi seri impossibilitati a reggere con i loro squisiti Marsala elitari e costosi l’ostilit di un mercato stravolto dalla cattiva fama di un nome svilito. Fatto sta che in questi giorni Fabrizio Carrera, direttore di Cronachedigusto.it, giornale on-ine di gastronomia, si spinto a scrivere: Ho letto gli ingredienti della carne Simmenthal. Ad un certo punto c scritto Marsala. Non un errore. il famoso vino doc siciliano che in questo caso viene utilizzato come conservante della carne in scatola. E, a giudicare dalluso che se ne fa da lustri, con ottimi risultati. Ma allora, se ben oltre un quarto della produzione di Marsala Fine, ovvero ben 20 mila ettolitri circa, venduto sfuso (..) non per essere bevuto allora basta: non chiamatelo pi Marsala. Tesi ripresa da Attilio Scienza, presidente del corso di laurea di Viticoltura ed Enologia dell’Universit di Milano: Tutti i Marsala dolci vengono fatti con caramello per dare quella sensazione di invecchiato e bruciato. come fare un vermouth. Oramai un prodotto industriale in cui la base enologica non pi legata al territorio, ad alberelli di 100 anni che fanno grappoli di grillo o cataratto. questo il vino che dovrebbe rispecchiare un territorio, una cultura? Se dobbiamo pensare a come lo fanno oggi, allora perch non lo realizzano in Svizzera o in Germania? Sarebbe uguale. La controprova? I migliori hanno preferito concentrarsi su altri vini. Eccellenti. E riservare al vero Marsala, prezioso e costoso, solo una piccola nicchia. Vogliamo dirla tutta? Un grandissimo vino stato buttato via anche dalla politica, dellassistenzialismo, da una visione oscena dell’agricoltura e della clientela. L’ultima conferma in una tabella pubblicata da Agrisole. Dove viene riassunto come le varie regioni italiane hanno investito i fondi per met europei per la promozione dei prodotti. Totale dei progetti: 78. Totale dei soldi investiti: 62 milioni e mezzo di euro. Progetti siciliani: zero. Soldi spesi dalla Sicilia: zero. Da queste parti, purtroppo, viene previlegiata piuttosto la vendemmia verde. Cio l’incentivo europeo (1.300 euro a ettaro) a tagliare i grappoli in giugno. Il che significa, spiega Jos Rallo, che segue col padre e il fratello l’azienda Donnafugata, assassinare le vigne. Peggio, significa umiliare il contadino con un messaggio: il tuo lavoro non ci interessa. Devastante. Come si pu pretendere, poi, di salvare ci che resta di un vino leggendario?


 


( Fonte Corriere.it )