A Montalcino si respira entusiasmo per il Brunello di Montalcino 2021, un’annata che richiama i grandi millesimi del passato come 1997, 1999, 2001, con vini eleganti, freschi e bilanciati.
Dopo aver degustato quasi 300 campioni, gli esperti concordano: il 2021 è una vendemmia da acquistare, superiore alle recenti 2018, 2019 e 2020. Emerge dal report di James Suckling, uno dei critici enoici più influenti al mondo, americano di nascita ed ex firma di “Wine Spectator”, secondo cui la stagione di crescita è stata regolare, senza eccessi climatici, e la libertà di scelta nella raccolta ha generato stili diversi, dai più setosi ai più strutturati, ma sempre armoniosi.
“Il timing della vendemmia è stato forse ancora più cruciale del solito – spiega Carlo Ferrini, enologo di fama e produttore del Giodo Brunello di Montalcino – e le uve erano pronte già a inizio settembre per vini freschi, e aspettare significava rischiare correzioni successive”. Sulla stessa linea, Renzo Cotarella, ad Marchesi Antinori, che afferma: “le gelate primaverili hanno ritardato parte della fioritura e creato questa finestra aperta per la raccolta. Abbiamo avuto notti fresche e giornate calde a fine stagione: alla fine ne sono usciti vini freschi”.
James Suckling (insieme ai senior editor Aldo Fiordelli, Zekun Shuai e Jacobo García Andrade), non si è limitato a degustare i 2021, ma ha incontrato 40 produttori per approfondire le sfumature dell’annata. Sono state assaggiate anche alcune Riserve 2020, che, però, nella maggior parte dei casi non si sono rivelate significativamente migliori delle versioni già uscite lo scorso anno, emerge sempre dal report James Suckling.

Due etichette hanno raggiunto il massimo punteggio (100 punti): Il Marroneto Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2021 e San Filippo Brunello di Montalcino Le Lucere 2021, entrambi vini di straordinaria eleganza, altamente profumati e complessi, con il carattere archetipico del Sangiovese: note di ciliegia, arancia sanguinella e fiori, unite a frutto profondo, struttura lineare e tannini finemente cesellati.
Questi vini sono seguiti da nomi storici del Brunello come Eredi Fuligni, Tenuta Luce, Valdicava ed anche Valdicava (Vigna Montosoli), che totalizzano 99 punti. A seguire Poggio di Sotto, Altesino (con Vigna Montosoli), Casanova di Neri (con Giovanni Neri e Tenuta Nuova), Ciacci Piccolomini (Pianrosso), Fuligni (Riserva), Gaja Pieve di Santa Restituta (Sugarille), Siro Pacenti (Vecchie Vigne) ed ancora il Marroneto di Alessandro Mori (ormai una vera e propria star della denominazione di Montalcino, ndr).

Alcuni produttori sondati – nel report James Suckling – parlano di equilibrio eccezionale, favorito da rese contenute e condizioni ideali, con vendemmia anticipata a settembre che ha esaltato freschezza e trasparenza. Le Riserve 2020, pur eleganti, non suscitano lo stesso entusiasmo, confermando che il vero protagonista è il Brunello 2021, capace di unire immediatezza e potenziale di invecchiamento, segnando un ritorno alla classicità che ha reso celebre Montalcino nel mondo. “Questo è uno dei più grandi Brunello che abbia mai prodotto nella mia carriera – dichiara Roberto Guerrini (Eredi Fuligni), che produce Brunello di Montalcino dagli Anni Ottanta del Novecento – e l’armonia e l’equilibrio del 2021 sono eccezionali”.
Il profilo dei Brunello 2021 – emerge dal report James Suckling – è chiaro: vini eleganti, con tannini più fini sulle annate 2018 e 2020, ma meno austeri del 2019, che resta più adatto a lunghi invecchiamenti. Se i 2019 appaiono monolitici, con alcol elevato e frutto pesante, i 2021 brillano per freschezza, leggerezza e trasparenza, risultando già oggi molto piacevoli, pur offrendo potenziale evolutivo. Le Riserve 2020, pur eleganti, non suscitano lo stesso entusiasmo. Alcune, come quelle di Il Marroneto, Caparzo e Altesino, si distinguono per definizione e tensione, ma la categoria continua a essere criticata per eccesso di legno e tempi di affinamento troppo lunghi. Non a caso diversi produttori hanno scelto di non imbottigliare Riserva nel 2020, preferendo concentrarsi sulle selezioni.
Il verdetto finale – stando a James Suckling, nel suo report – è netto: il Brunello 2021 è il protagonista assoluto, un ritorno alla classicità che ha reso celebre Montalcino nel mondo, capace di unire immediatezza e potenziale di invecchiamento.
( Fonte Montalcinonews.com )






















