Se il mondo del vino è alle prese, a livello globale, con un calo dei consumi che lascia più di qualche preoccupazione, c’è un mercato parallelo che, allo stesso tempo, sembra essere meno toccato dai venti di crisi, e riguarda quello dei vini di fascia alta. Pezzi che spesso sono ambiti dai collezionisti, bottiglie che impreziosiscono le enoteche di tutto il mondo e la cui richiesta non va a scemare tanto che le quotazioni continuano a crescere.
Così si nota, almeno, dalla “The World’s Most Expensive Wines of 2026” by Wine Searcher, il più grande portale mondiale che monitora i prezzi di migliaia di enoteche e rivenditori del mondo. E che mostra una “Top 10” con prezzi che sono saliti, salvo rare eccezioni, nel corso degli ultimi 5 anni (e molti anche a livello annuale), tanto tra i top internazionali ma anche tra quelli italiani nell’apposito ranking dedicato ai “The Most Expensive Italian Wines of 2026”. A livello mondiale, la “The World’s Most Expensive Wines of 2026” parla quasi del tutto francese (9 su 10 sono vini che provengono dalla Borgogna).
I primi tre vini più cari al mondo sono Domaine Leroy Musigny Grand Cru della Côte de Nuits, con un prezzo medio globale al dettaglio di 61.596 dollari (72.892 euro), +31,1% su base annuale; posizione n. 2 per il Domaine d’Auvenay Chevalier-Montrachet Grand Cru, quotato a 24.952 dollari (+7,4%) e che precede un altro vino di d’Auvenay, il Bâtard-Montrachet Grand Cru, a 24.048 dollari (24,323 euro), che ha avuto un andamento altalenante (-4% annuale ma +40,6% in cinque anni).
Nella classifica “The Most Expensive Italian Wines of 2026”, “uno sguardo ai vini più costosi in Italia mostra che i prezzi non solo sono rimasti stabili in questo periodo, ma sono addirittura aumentati, spesso in modo considerevole”. Ed ancora, “a livello regionale, i prezzi medi dei grandi nomi italiani al dettaglio sono schizzati alle stelle. I prezzi di riferimento al dettaglio – spiega Wine Searcher – sono impressionanti: il Barolo è aumentato in media del 17% dal 2021, il Barbaresco del 18%, l’Amarone della Valpolicella del 21%, il Brunello del 23% e la denominazione Toscana Igt – patria dei SuperTuscans – del 28%”. Bolgheri non è andata in doppia cifra ma è comunque in rialzo (+6%).

Nella “Top 10”, tutta “rossista”, spicca, sempre sui prezzi medi, il Barbaresco Crichet Paje di Roagna a 1.254 euro, davanti al Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno, altro nome di punta del Piemonte enoico a 1.143 euro, con il Masseto, gioiello bolgherese del Gruppo Frescobaldi a 985 euro. Posizione n. 4, e si rimane in Toscana, per il Case Basse di Gianfranco Soldera, icona di Montalcino e vino di culto (866 euro) che precede un altro Igt toscano prestigioso, il Il Duemilaventuno di Sergio Manetti (787 euro) e, alla n. 6, il Le Pergole Torte 50° Anniversario (784 euro), entrambi di Montevertine.
Alla n. 7 si torna in Piemonte con Cappellano e il suo Barolo Otin Fiorin Pie Franco – Michet (746 euro) mentre alla n. 8 c’è il Barolo Brunate Riserva di Giuseppe Rinaldi (716 euro). “Intistieti” di Case Basse Gianfranco Soldera, ancora da Montalcino, è alla n. 9 (666 euro) mentre il portabandiera del Veneto è l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva di Giuseppe Quintarelli (656 euro) alla n. 10, altro grande nome del panorama enoico nazionale. Complessivamente, nella classifica italiana, sono presenti quattro vini con un prezzo superiore ai 1.000 dollari, rispetto ai soli due del 2024 e la crescita dei prezzi ha interessato tutti i vini con “vette” a doppia cifra, spiega Wine Searcher.
( Fonte Montalcinonews.com )




















