Trasformare il vino in tempo liquido – La verticalità dell’eterno

Un viaggio nelle annate di Krug, tra magnum, millesimi e grandi cuvée. Dal rigore del 2008 alla profondità del 1989, l’esperienza di Ulm raccontata come un incontro con il tempo

foto di Andrea Moser

Ulm, città tedesca di spire gotiche e pietra che punta verso il cielo, per una sera è diventata un altare dedicato alla verticalità del tempo. Intorno a un tavolo, i calici non si sono semplicemente riempiti: hanno cominciato a parlare. Dentro c’era Krug – ma non un Krug qualsiasi. Magnum, millesimi, grandi cuvée. Bottiglie che non si aprono per sete, ma per rispetto.

È sempre difficile essere imparziali e non lasciarsi ammaliare dalla potenza di un marchio così, a ragione, blasonato. In quest’occasione però, ancor più che in altre ho cercato di farmi guidare dall’ascolto, dai sensi, come si ascolta una sinfonia, cercando di lasciare che il vino facesse il resto: immagini, sensazioni, istantanee che si imprimono addosso.

Il 2004 in magnum ha aperto la danza: freschissimo, scolpito nel gesso, profondo di sale e di frutta candita. In bocca raccontava insieme la foresta e il mare, con quel tocco di fungo secco che fa pensare alla vita che fermenta nel silenzio. Accanto, la 160a Édition della Grande Cuvée – figlia di quella stessa annata – si mostrava più larga, più accogliente, con frutta gialla e un legno che accompagna, non impone.

foto di Andrea Moser

Poi è arrivato il 2008, e il tavolo ha cambiato tono. Qui non c’erano carezze: solo tensione pura. Un sorso dritto, cristallino, quasi acido come una spremuta di limone, eppure capace di evocare burro, crema, funghi porcini. Una tarte tatin al naso e una bocca scolpita nella pietra. A bilanciare quella verticalità, la 164a Édition ha portato un velo di riduzione iniziale – polvere da sparo, acciaio – per poi aprirsi su nocciola tostata, macadamia, mela e limone. Con il tempo, il bicchiere si è fatto cappuccino e panna, un Krug che respira.

Il vertice è stato il 2002 in magnum, bottiglia totale: eleganza, freschezza, profondità. Ostrica liquida e alga wakame davano la misura del suo respiro marino, con una bocca piena, salata, ma sempre in equilibrio. Il 2000, al contrario, parlava una lingua più morbida: dorato, ampio, con note di panettone, albicocca secca, un filo amaro e tanta dolcezza ossidativa.

foto di Andrea Moser

E poi, come spesso accade, sono stati gli anni Ottanta a cambiare la prospettiva. Il 1989 Vintage ha sorpreso per il suo naso di “pescheria” e asfalto caldo, colatura d’alici e zafferano, non invitante al primo approccio ma sicuramente cangiante e profondo. In bocca, una contraddizione perfetta: potenza e dolcezza, un Sauternes con le bollicine, tabacco e caffè, colore ramato, eleganza che si concede solo a chi sa ascoltare. Il 1990 Collection in magnum, invece, è stato puro istinto: acciuga e lampone, gesso e burro salato, un RD alla Krug. Venticinque anni di vita compressi in un sorso che esplode, e che non puoi descrivere meglio di così: monumentale.

foto di Andrea Moser

Alla fine resta una sensazione più che una sequenza: Krug come filo che attraversa il tempo, capace di connettere la giovinezza scolpita del 2008 alla profondità matura del 1989. Sempre sé stesso, mai uguale.

La sua magia è tutta lì – trasformare il vino in tempo liquido, e il tempo in esperienza condivisa.

Ho lasciato Ulm con la sensazione di aver toccato qualcosa che va oltre il vino. Certo, ho pagato una cifra importante – circa 750 euro per la degustazione – ma più che una spesa l’ho vissuta come un investimento: nella mia passione, nella mia curiosità, nel mio mestiere. Capisco non sia una cifra da spendere a cuor leggero: ma per chi fa questo lavoro serate come questa sono un momento di formazione e cultura senza pari, e il valore supera di gran lunga il costo. In fondo, certe esperienze sono anche questo, strumenti di lavoro, solo che profumano di gesso, burro e nocciola.

foto di Andrea Moser

Le bottiglie sul tavolo avevano un valore quasi irreale: la più “accessibile”, un Krug recente in magnum, si trova intorno ai 600 euro, mentre le più rare e mature – come il 1990 Collection o il 1989 Vintage in grande formato – superano abbondantemente i 3.000 euro. Mettendole tutte insieme, la serata valeva quanto un’auto d’epoca. Ma c’è qualcosa che il mercato non può quotare: la sensazione di bere il tempo, e di farne parte per un istante.

( Fonte Linkiesta.it )