Prosecco australiano, dopo il via libera è scontro tra i produttori veneti: «Per noi danno milionario»

Sandro Bottega: «Grave minaccia per i produttori italiani, serve una reazione». Critica anche Coldiretti: «Tutelare le eccellenze con meccanismi di salvaguardia»

Le colline del prosecco, patrimonio Unesco

TREVISO – Accordo sulle bollicine con l’Australia: c’è chi dice no. Non è unanime nel mondo delle bollicine a Nordest il plauso al documento firmato lo scorso 24 marzo tra UE e Australia, tra le molte cose, prevede la protezione di molte IG europee, tra cui il Prosecco, ma al contempo consente agli australiani di produrre ed etichettare il proprio vino come Australian Prosecco e di venderlo, dopo un periodo di phasing out di dieci anni, soltanto all’interno del Paese e di esportarlo in Nuova Zelanda.


La posizione di timido assenso dei tre consorzi uniti aveva fatto intendere in un primo momento che il fatto di mettere lo stop all’export del Prosecco australiano fosse, se non una vittoria schiacciante, un primo buon risultato. C’è chi invece legge la misura in un altro modo. «Il via libera al Prosecco australiano è una grave minaccia per i produttori italiani», tuona Sandro Bottega patron di Bottega Spa, l’azienda vitivinicola veneta di Bibano (Treviso) che esporta l’86% dei propri vini tra cui il Prosecco Bottega.

«La riduzione di dazi per i vini italiani, in cambio della possibilità per gli australiani di produrre e vendere Prosecco, prodotto appunto localmente ci creerà notevoli danni economici. Inoltre, per 10 anni lo potranno esportare, non è chiaro se senza considerare che il marchio Prosecco è di proprietà esclusiva italiana e in particolare del consorzio. Una situazione paradossale che richiede una reazione non solo di tutti i produttori di Prosecco e dei consumatori di tutto il mondo, ma anche un’efficace azione da parte del Ministero dell’Agricoltura. A questo proposito invece rasentiamo l’assurdo, in quanto il presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc ha manifestato soddisfazione per l’accordo».

 

( Fonte Il Gazzettino.it )