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Dopo il Tocai ora vogliono scipparci la Ribolla

Un’altra “guerra” del vino, stavolta con la Sicilia. Nell’isola si sperimenta la spumantizzazione e Giannola Nonino lancia l’allarme. Il leader della Coldiretti Ermacora: stiamo lavorando per tutelare il vitigno

 

UDINE. Per ora si tratta di una sperimentazione. Questione di qualche barbatella piantata in Sicilia per verificarne la resa. A che pro? Dopo il caso Tocai pensar male non è difficile e a lanciare l’allarme è la signora della grappa friulana, Giannola Nonino, che mette in guardia la politica: «Giù le mani dalla Ribolla gialla friulana. In Sicilia stanno piantando barbatelle. Attenzione a non farci fregare anche stavolta».

 

La notizia corre lungo i corridoi degli addetti ai lavori ormai da qualche tempo. Ufficiosa ma insistente. Al punto da aver raggiunto, oltre al bene informato orecchio della Nonino, anche quelli dell’assessore regionale all’Agricoltura, Cristiano Shaurli, e del presidente regionale di Coldiretti, Dario Ermacora, che rispetto all’ipotesi di un possibile scippo stanno prendendo le misure ormai da mesi.

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Dal suo ufficio di Percoto, pieno di carte, ritagli di giornali, fotografie e schedari, Giannola Nonino, premiata oggi a Cividale con il Paolo Diacono, si toglie un sassolino dalla scarpa. Lo scippo del Tocai alla signora della grappa non è ancora andato giù. «Non glielo perdono a chi ci ha fatto perdere il nome Tocai in favore dell’Ungheria. Quel vino non ha nulla a che fare con il Tocai friulano. Abbiamo perso un patrimonio che il nuovo nome “Friulano” non è stato in grado di preservare. E sapete perché: friulani sono gli scarpets, il formaggio, la carne. Il nome è generico, non rimanda al vino come a suo tempo Tocai».

Nonostante i 10 anni passati, la ferita è ancora aperta ma che c’entra con la Ribolla? C’entra, nella misura in cui la sperimentazione avviata in Sicilia minaccia di essere l’anticamera a una futura produzione del vino nell’isola. Che oggi non è possibile», assicura con veemenza l’assessore Shaurli. La coltivazione della Ribolla in Sicilia non è infatti autorizzata dalla Regione e dunque nessun vino può essere prodotto. Non oggi, ma domani? È al futuro che guarda Nonino quando da dietro la sua scrivania dà voce alla sua nuova battaglia in difesa dei vitigni autoctoni.

 

Dopo aver dato il “la” alla battaglia che negli anni Settanta restituisce al Friuli lo Schioppettino, oggi rilancia: «Giù le mani dalla Ribolla gialla. Giù le mani da uno dei vitigni che amiamo di più. Basta danni – aggiunge – si faccia quello che si deve fare perché la Ribolla deve rimanere nostra». Infine azzarda: «Non aspettiamo che sia troppo tardi. Non facciano politici e addetti alla viticoltura gli errori che a suo tempo abbiamo fatto con il Tocai. Proteggiamo la Ribolla subito. Facciamo in modo che non possa essere coltivata all’impazzata ma limitata alle zone vocate: Collio e Colli orientali». Dove il vitigno, uno di quelli autoctoni, è coltivato fin dall’epoca romana, in particolare nelle colline a Corno di Rosazzo. Oltre l’Italia lo si trova invece in Slovenia e Croazia, dove prende il nome di Rebula.

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Il suo territorio d’eccellenza è dunque quello collinare, caratterizzato perlopiù da terreni asciutti. Un territorio che, sull’onda dell’entusiasmo per le bollicine cresciuto a dismisura negli ultimi anni, si è andato allargando anche a zone di pianura, complice il fatto che rispetto al Prosecco la Ribolla non ha superfici contingentate. Così la sua coltivazione è raddoppiata (e oltre) nelle superfici durante gli ultimi due anni, passata da 380 ettari coltivati a quasi mille ettari.

 

Un boom che va cavalcato. Sfruttato per accreditare sempre più il vino friulano. Che – assicurano gli addetti ai lavori – ha caratteristiche uniche. È infatti intenso e strutturato, ma al contempo elegante e di spiccata freschezza. Ideale come aperitivo o come accompagnamento al pesce. Capace, in versione spumantizzata, di fare concorrenza ai migliori Champagne d’Oltralpe. Parola di Manlio Collavini che da grande produttore di Ribolla Gialla la racconta come un vino gradevole e delicato nella versione ferma, più strutturato, con caratteristiche e peculiarità simili al più noto Champagne nella versione spumantizzata. Quella che lui per primo, ormai 40 anni fa, ha sperimentato con successo.

Oggi la Ribolla è una grande occasione per il Friuli Venezia Giulia. Secondo il presidente di Coldiretti Dario Ermacora una valida alternativa – «di qualità», precisa – al Prosecco. «Sarà per il nome, Ribolla gialla, che è accattivante di suo, sarà per l’appeal che ultimamente hanno sul mercato le bollicine e sarà anche per il profumo e la freschezza, ma credo – afferma Ermacora – che la Ribolla gialla abbia un futuro tutto da costruire».

E difendere. In questa partita, Coldiretti si è già schierata al fianco dell’assessorato all’Agricoltura.

«Stiamo lavorando da mesi in questo senso, da quando abbiamo iniziato l’operazione del Pinot grigio» assicura prima di commentare con riserva l’operazione che sta realizzando la Sicilia. «A quanto sappiamo per ora si tratta solo di una sperimentazione, che in ogni caso non capisco – ammette candidamente Ermacora –. La Sicilia sull’Etna ha diversi vitigni autoctoni che per acidità si prestano alla spumantizzazione. Non si capisce perché vogliano proprio tentare con la nostra Ribolla».

O meglio lo si capisce bene: la Ribolla gialla sta replicando il successo del Prosecco ed è per questo un business da cavalcare soprattutto all’estero.

 

 

( Fonte Messaggeroveneto )

 

Consiglio una lettura al link : 

http://messaggeroveneto.gelocal.it/udine/cronaca/2017/05/30/news/puo-competere-con-lo-champagne-francese-1.15411301