L’eredità invisibile dei pesticidi: il Tfa è presente nell’acqua in bottiglia e anche nel vino

Un nuovo position paper di Pan Europe denuncia la diffusione capillare dell’acido trifluoroacetico (Tfa), un prodotto di degradazione dei pesticidi Pfas che contamina in modo persistente acque e cibi, difficile da rimuovere e dai costi sociali enormi Pan Europe, a cui aderisce l’Associazione Medici per l’Ambiente – Isde Italia, ha pubblicato il proprio position paper sul Tfa – acido trifluoroacetico – un inquinante onnipresente nelle acque. Si tratta di una piccola molecola appartenente alla famiglia dei Pfas, che non si degrada nell’ambiente e le sue concentrazioni stanno aumentando in modo irreversibile, creando evidenti problemi ambientali e di salute pubblica. L’acido trifluoroacetico emerge dal panorama delle forever chemicals come erede inevitabile dei Pfas, quei composti noti per la loro molteplice e perfida longevità. Nella degradazione dei pesticidi Pfas, il Tfa è spesso il punto d’arrivo: stabile, persistente, inattaccabile e, purtroppo, onnipresente.

 

Tfa: diffusione capillare, implicazioni reali

L’analisi condotta da Pan Europe (qui trovate il position paper) e dai suoi membri mette in evidenza un dato inequivocabile: l’odore invisibile del Tfa si sente nell’acqua, nei vigneti, nei piatti, nei bambini. In campioni di acqua superficiale e sotterranea, il Tfa ha rappresentato oltre il 98% del totale dei Pfas rilevati; in quasi l’80% dei casi, i livelli superavano lo 0,5 µg/L, valore proposto per i Pfas totali nelle acque potabili secondo la revisione della Drinking Water Directive. Nei campioni di acqua del rubinetto analizzati, il Tfa è risultato presente nel 94% delle fonti e nel 63% delle acque minerali e di sorgente imbottigliate. Se l’acqua in bottiglia può essere contaminata, l’allarme diventa silenzioso ma inesorabile. A conferma della sua mobilità, il Tfa è stato rilevato anche nel vino europeo: assente prima del 1988, ma presente in tutti i campioni dal 2021 al 2024, con una concentrazione media di 122 µg/L e picchi superiori ai 300 µg/L; ciò avviene in parallelo con alte concentrazioni di pesticidi sintetici, confermando il legame tra uso agricolo di Pfas e accumulo di Tfa nelle colture.

Il Tfa è definito con termine sobrio e per nulla consolatorio altamente persistente, idrofilo, altamente mobile. Ciò gli consente di raggiungere falde profonde, essere assorbito da piante e accumularsi nella catena alimentare. Il trattamento dell’acqua potabile per rimuovere Tfa richiede l’osmosi inversa, un processo costoso, energivoro e con elevato impatto di scarto. Il solo costo di bonifica di Pfas ultracorti come il Tfa, in Europa supererebbe i 100 miliardi di euro all’anno. In aggiunta, le conoscenze sui possibili effetti tossici del Tfa sono ancora frammentarie ma inquietanti: tossicità epatica nei ratti, effetti riproduttivi negativi tra la prole esposizione pre-natale nei conigli ha portato a gravi anomalie oculari e scheletriche rimangono aperti i dubbi sulle effetti combinati con altre sostanze chimiche

L’appello di Pan Europe ai politici

Per interrompere questa catena invisibile di contaminazione, Pan Europe chiede: il divieto immediato di tutte le sostanze attive Pfas nei pesticidi, con procedure di ritiro accelerate sia a livello europeo sia nazionale la definizione di valori guida precauzionali per il Tfa nell’acqua potabile, con revisione della Drinking Water Directive alla luce della sua ubiquità il monitoraggio sistematico e regolare dei livelli di Tfa nelle acque potabili, nelle acque minerali, e nei prodotti di origine vegetale

Il Tfa in sintesi

Che cos’è?

L’acido trifluoroacetico è un prodotto di degradazione di pesticidi e sostanze Pfas, classificato come composto ultra-persistente per la sua resistenza a processi naturali e tecnologie di depurazione

Proprietà principali

persistente: non subisce degradazione naturale significativa

idrofilo e mobile: facilmente solubile, raggiunge falde profonde e acque potabili

bioaccumulabile nelle colture: riscontrato in vigneti e in prodotti alimentari

Dati chiave

98% dei Pfas rilevati nelle acque europee è rappresentato da Tfa presente nel 94% delle acque di rubinetto analizzate e nel 63% delle acque minerali vino europeo: concentrazione media di 122 µg/L dal 2021 al 2024 (assenza prima del 1988) costi di rimozione stimati oltre 100 miliardi €/anno in Europa (osmosi inversa)

Effetti tossici (da studi sperimentali)

danni epatici e riproduttivi in modelli animali malformazioni prenatali in conigli esposti potenziale rischio da effetti combinati con altre sostanze chimiche (cocktail effect)

( Fonte Green Planner Magazine )