Il Distretto Biologico Marche ha presentato a Verona un modello di sostenibilità diffusa e competitiva. Circa 7mila ettari vitati e una crescita costante degli operatori rafforzano il primato regionale in Italia e in Europa.

Le Marche si confermano regione leader nazionale del vino biologico, con quasi il 40% dei vigneti certificati “organic” e un’incidenza che in alcune province supera ampiamente la media nazionale. Un primato emerso a Vinitaly 2026 e presentato nell’ambito delle iniziative del Distretto Biologico Marche, che ha portato a Verona un modello produttivo tra i più avanzati e competitivi d’Europa.
Il talk Il Vino biologico delle Marche ha fatto da cornice alla presentazione del Distretto, con gli interventi delle istituzioni e dei rappresentanti del settore.
Sul podio regionale spicca la provincia di Ascoli Piceno, con oltre il 60% della superficie vitata in regime biologico, seguita da Ancona (55%), Macerata (45%) e dalle aree di Pesaro Urbino e Fermo, entrambe oltre il 35%. Un assetto diffuso che conferma la capillarità del fenomeno e la forte integrazione del biologico nel tessuto vitivinicolo regionale.
Nel complesso, le Marche contano circa 7mila ettari vitati biologici su oltre 17500 ettari totali, con il 44% delle aziende del settore già orientate al bio e una crescita degli operatori nell’ordine del +71,5% nel decennio 2015-2024.
UN SISTEMA CHE TIENE TRA CLIMA ESTREMO E MERCATI GLOBALI
In un contesto globale segnato da contrazioni dei consumi e instabilità geopolitica, il vino biologico marchigiano si conferma segmento anticiclico e ad alto valore aggiunto. A differenza del trend generale dell’export vinicolo italiano, in flessione nel 2025, il comparto bio continua a crescere sostenuto dalla domanda internazionale di prodotti certificati, tracciabili e sostenibili.
“Le Marche rappresentano oggi un sistema tra i primi in Italia – dichiara Andrea Passacantando, presidente del Distretto Biologico Marche – all’interno del Distretto Biologico regionale, che aggrega oltre 2mila aziende su quasi 100mila ettari di superficie agricola regionale. Questo ecosistema agricolo integrato consente una resilienza superiore agli stress climatici e una qualità media delle produzioni significativamente elevata”.
Il ruolo del sistema pubblico è stato sottolineato anche dal vicepresidente e assessore regionale all’Agricoltura, Enrico Rossi, che evidenzia come la Regione abbia destinato al biologico il 35,7% delle risorse della CSR: “È una scelta sostenuta da politiche economico-finanziarie importanti, che hanno dato alle imprese strumenti concreti per investire e crescere. Oggi il 29,6% della Superficie agricola utile regionale è dedicato al biologico, a fronte di una media nazionale del 20,2%”.
DENOMINAZIONI TRAINANTI E EXPORT EUROPEO IN CRESCITA

Il vino biologico marchigiano si rafforza grazie alle denominazioni simbolo del territorio – Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg, Verdicchio di Matelica Docg, Offida Pecorino Docg e Offida Passerina Docg, sempre più richieste sui mercati internazionali ad alto valore.
Secondo i dati presentati, l’annata 2025 ha premiato i vigneti biologici anche in condizioni climatiche estreme, con vini bianchi a maggiore equilibrio acido e profili aromatici eleganti, e rossi caratterizzati da elevata concentrazione polifenolica e grande potenziale evolutivo.
Sul fronte export, nonostante la contrazione dei mercati extra-UE, la crescita si concentra in Europa, con Germania, Francia e Paesi Bassi in evidenza grazie alla domanda di vini sostenibili e certificati.
HORECA TRA POSIZIONAMENTO PREMIUM, BLOCKCHAIN E NUOVA TRASPARENZA
Il canale horeca si conferma il principale motore di valorizzazione del vino biologico marchigiano: l’85% dei ristoratori inserisce etichette bio in carta per rafforzare il posizionamento dei locali e intercettare una clientela orientata alla qualità.
Sul fronte innovazione, le Marche accelerano sulla sostenibilità integrata con lo standard Equalitas e sperimentano sistemi avanzati di tracciabilità come blockchain e analisi isotopica attraverso il progetto Biocerto, per rafforzare trasparenza e fiducia del consumatore.
“Il Vinitaly 2026 – conclude Passacantando – è stata un’occasione per il Distretto Biologico Marche per illustrare un modello produttivo che ha trasformato la sostenibilità in un vantaggio competitivo concreto. Il vino biologico marchigiano non è più una nicchia, ma una piattaforma strategica di sviluppo”.
( Fonte Vinonews24.it )




















