Abbassare i prezzi e scovare nuovi mercati. Così l’imprenditore albese traccia la sua road map in occasione della 5ª edizione di “Renaissance”

We shall never surrender», non ci arrenderemo mai. Di fronte ai venti di guerra che dal Golfo Persico arrivano fino a noi creando apprensione e sconforto, Oscar Farinetti risponde citando il discorso pronunciato da Winston Churchill il 4 giugno 1940. L’occasione è la quinta edizione di «Renaissance, Parole illustri per una nuova umanità», con la quale Fontanafredda ieri ha dedicato l’annata 2022 del suo Barolo del Comune di Serralunga d’Alba al valore della Tenacia, con un racconto di Emanuele Trevi e le illustrazioni di Elisa Macellari.
I tre pilastri della crisi
«Stiamo vivendo un brutto periodo, ma non è certo il primo – dice Farinetti seduto sui divani della Fondazione Mirafiore –. Ricordo la crisi del metanolo nel 1986, quando per le Langhe del vino sembrava tutto finito. Invece, quella tragedia è stata la molla per ripartire e per farlo meglio di prima. Per questo oggi è fondamentale parlare di tenacia: solo così sapremo rispondere ai tre motivi fondamentali per i quali il vino è entrato in crisi a livello mondiale, facendo scendere i consumi dai 250 milioni di ettolitri del 2019 ai 200 milioni del 2025».
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Quali siano questi motivi, Farinetti lo ha ben chiaro. «Prima di tutto, ci siamo montati un po’ la testa. Tra noi e la ristorazione, abbiamo rincarato troppo i prezzi. È assurdo che oggi una bottiglia di vino al ristorante costi il triplo di una bottiglia di olio extravergine che dura un mese in una famiglia di quattro persone».
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Il secondo motivo è che «se nel 2019 il 30% dei cittadini del mondo riteneva l’alcol dannoso, oggi questa percentuale è salita al 65%. C’è una tendenza salutista che punta il dito non solo sul vino, ma anche sullo zucchero o sui grassi».
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Infine, «i giovani di oggi ritengono il vino una roba per vecchi. Forse abbiamo sbagliato linguaggio, forse abbiamo esagerato con i tecnicismi e i sentori, creando di fatto un alieno che non attrae le nuove generazioni».
“Siamo tornati allo stato animale”
A tutto questo, sottolinea Farinetti, si aggiunge un periodo storico in cui scoppiano le guerre e prevale l’arroganza. «Siamo tornati allo stato animale, dove vince il più forte a prescindere dalla ragione. C’è un cinismo diffuso che pervade tutte le narrazioni, dai bar ai social fino alla Casa Bianca. Per questo dobbiamo reagire e tornare a promuovere i sentimenti come tenacia, speranza, fiducia e coraggio».
Gli ingredienti per tornare a vendere il vino
Ma il fondatore di Eataly sa bene che non bastano i buoni sentimenti per vendere vino. La sua ricetta prevede tre ingredienti:
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«Il primo è fare vini che abbiano un’identità molto forte e riconoscibile. In Langa siamo fortunati: stiamo subendo la crisi meno di altri proprio per il carattere unico delle nostre etichette». Ma non basta.
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«Occorre fare vini buonissimi a prezzi sostenibili: solo pochi grandi marchi possono permettersi certe quotazioni, noi dobbiamo puntare a offrire a 30 euro un vino eccellente e pulito, biologico, oltre che eticamente corretto».
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Ultimo ingrediente: «Alzarsi dalla sedia e guardare il planisfero per rendersi conto che nel mondo ci sono 198 Paesi e non solo gli Stati Uniti d’America. Occorre viaggiare e cogliere nuove opportunità raccontando a tutti i nostri straordinari prodotti».
Tenacia, dunque. Come quella che ha saputo esprimere il Barolo del Comune di Serralunga nella siccitosa annata 2022, segnata da una contenuta disponibilità di riserve idriche e da lunghi periodi soleggiati. In questo contesto sfidante, il Nebbiolo ha mostrato ancora una volta la sua natura camaleontica: la vite si è autoregolata, adattandosi alle condizioni estreme con resilienza e misura.
( Fonte La Stampa.it )



















