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Agroalimentare, Antitrust: 90% mercato GDO a 18 operatori, criticità

Roma, 13 ago. (LaPresse) – Il mercato della grande distribuzione in Italia è per il 90% controllato da 18 operatori, di cui solo 2 con una quota superiore al 10%, e 6 con una quota superiore al 5%.

 

E’ quanto emerge da un’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust sul settore GDO nell’agroalimentare. Inoltre, spiega l’Agcm, “la presenza degli operatori non è tuttavia uniformemente distribuita a livello nazionale. Le quote di vendita, infatti, per quanto contenute a livello nazionale, raggiungono in alcuni mercati locali valori piuttosto elevati, dando luogo ad un grado di concentrazione anch’esso molto alto, che pesa sui rapporti di forza degli attori della filiera”. L’Authority precisa tuttavia che “il grado di concentrazione nel settore GDO, comprensivo dei grandi gruppi distributivi e della distribuzione organizzata, non risulta particolarmente elevato, soprattutto se confrontato con quello degli altri principali Paesi europei”.

L’indagine Antitrust rileva che è aumentata la presenza delle supercentrali d’acquisto, 7 in tutto, che aggregano 21 catene, con una quota delle vendite nazionali complessive della GDO pari a quasi l’80 per cento. “Nate per rispondere alla pressione concorrenziale dei grandi gruppi internazionali – si legge sul sito dell’Autorità – le grandi centrali d’acquisto, attraverso le quali le singole catene contrattano le condizioni con i fornitori, hanno subito, negli ultimi anni, trasformazioni che sollevano problemi concorrenziali. Prima fra tutte la variabilità della loro composizione, con operatori che entrano e escono dalle diverse centrali. Ne deriva un aumento della trasparenza delle condizioni trattate con i fornitori, con una riduzione della pressione concorrenziale sui costi e una tendenza all’uniformazione delle condizioni spuntate da ciascuna supercentrale. Altro elemento la complessità della contrattazione con i fornitori, che si sviluppa su più livelli decisionali, a detrimento dell’efficienza aziendale e della conseguente riduzione dei costi”. “L’indagine – precisa l’Antitrust – ha infatti evidenziato che la contrattazione effettuata nell’ambito delle supercentrali non ha sostituito la contrattazione con le singole catene. L’assetto raggiunto riduce dunque gli incentivi a trasferire al consumatore i risparmi di costo ottenuti. Anche lo spostamento di una parte crescente della contrattazione tra GDO e fornitori sui contributi che questi devono versare a fronte di controprestazioni di servizi distributivi e promozionali (trade spending) non sembra incentivare il trasferimento al consumatore dei vantaggi di costo negli acquisti”.

L’Antitrust afferma che “l’indagine ha evidenziato la presenza di criticità tanto nelle caratteristiche strutturali quanto in quelle di funzionamento del settore, riscontrando in particolare un aumento della problematicità nei rapporti tra fornitori e grandi distributori. Fondamentale al riguardo il ruolo delle centrali d’acquisto che sembrano avere favorito la trasparenza delle condizioni contrattuali con i produttori, rendendo anche meno fluida la catena delle contrattazioni e riducendo il grado di competizione tra le catene distributive, con effetti negativi sulla possibile riduzione dei prezzi a valle”. Inoltre, riferisce ancora l’Agcm, “anche il fenomeno del trade spending – l’insieme dei compensi versati dai fornitori alle catene della GDO per remunerare servizi promozionali, distributivi e di vendita – appare aver contribuito, da un lato, ad aumentare la conflittualità tra produttori e distributori e, dall’altro, ad indebolire la competizione sui prezzi finali, alzando il benchmark di costo per la competizione di prezzo tra catene”. L’Autorità evidenzia che “alla luce dell’incremento del potere di mercato della GDO dal lato della domanda (c.d. buyer power), ricorrerà a tutti gli strumenti di intervento previsti dalla normativa a tutela della concorrenza, valutando gli eventuali effetti anticompetitivi sul benessere del consumatore non solo in un’ottica di breve periodo ma anche di medio-lungo periodo”.

 

( Fonte www.lapresse.it )