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La guerra del vino si estende al Consorzio dell’Oltrepò, in nome della qualità

Succede anche nelle migliori famiglie. Prima nel Consorzio del Valpolicella e ora in quello dei vini dell’Oltrepò.

 

La notizie è ancora fresca di stampa. Trentacinque produttori legati al Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò pavese hanno deciso di abbandonare il Consorzio tutela vini nato nel lontano 1970. Uno strappo non da poco per la zona in cui si producono prodotti come Bonarda, Barbera, Riesling, Pinot nero e lo Spumante metodo classico Docg.

 

Del Distretto fanno parte 76 produttori dell’Oltrepò. Le motivazioni ufficiali del divorzio ruotano intorno alla tutela della qualità (alla base della nascita del Distretto stesso) e allo strapotere delle cantine sociali e degli imbottigliatori esterni che fanno una politica di quantità. Altre parlano di dare rappresentanza a tutti i produttori. Inoltre il recente scandalo di novembre, che ha coinvolto una nota cantina di Broni, ha fatto salire la tensione.

I rappresentanti del Distretto avrebbero preparato un Protocollo d’intesa che prevede una cambio di statuto del Consorzio, insomma un tentativo di ricucitura in extremis.

 

 ( vigneti a Rovescala )

Diversa per certi versi la situazione nel Valpolicella: lo scorso settembre il Consorzio della Valpolicella ha proposto alla Regione Veneto di accogliere l’istanza di modifica al disciplinare di produzione delle Docg Amarone e Recioto e delle Doc Valpolicella e Valpolicella Ripasso. Pronta la reazione delle Famiglie dell’Amarone (sono 12) alla modifica del comma 2 dell’articolo 4 relativa all’ampliamento della zona di produzione anche in terreni di pianura o di fondovalle che costituisce, a detta delle Famiglie, un aumento del 30% della superficie idonea per la produzione di Amarone. Inoltre sostengono che le aree di pianura e fondovalle sono umide e inadatte mentre l’eccellenza vitivinicola si ha nelle zone protette collinari, come peraltro succede per il Brunello di Montalcino e il Barolo.

 

La convivenza a volte difficile nei Consorzi e la necessità di cambiare la governance e rendere gli stessi Consorzi più trasparenti è stata rilanciata recentemente da Sandro Boscaini, PRESIDENTE di Federvini. Ha proposto che il Testo unico del vino, appena depositato alla Camera, riformi le norme sui Consorzi. I relatori avrebbero promesso di tenerne conto.

 

 

 

( Fonte Il Sole24 Ore )