Uno dei protagonisti assoluti della storia recente dell’Amarone. I funerali il 9 gennaio nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Negrar

Valpolicella in lutto per Carlo Speri, patriarca del vino veronese. Per lui, la vigna non è mai stata soltanto un mestiere, ma un modo di abitare il mondo. Cantina e territorio, tradizione e futuro si intrecciavano in una visione coerente che ha accompagnato tutta la sua vita e che lo ha reso uno dei protagonisti assoluti della storia recente dell’Amarone, portato da vino locale a simbolo di eccellenza internazionale.
Carlo Speri si è spento il 6 gennaio all’età di 85 anni. Il funerale sarà celebrato domani, 9 gennaio, alle 10, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Negrar, dove la comunità si stringerà attorno alla moglie Ivana, ai figli Laura, Chiara e Luca, con i rispettivi coniugi, ai nipotini e a tutti i suoi parenti.
Nato a San Pietro in Cariano nel 1940, figlio di Sante ed Ester, è stato l’ultimo esponente della quinta generazione alla guida della storica cantina di Pedemonte. Dal 1964 ha condotto l’azienda agricola di famiglia, contribuendo in modo decisivo alla sua crescita fino agli attuali 65 ettari di vigneti nel cuore della Valpolicella Classica, con una produzione biologica riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
Uomo visionario e profondamente orientato al dialogo, ha ricoperto ruoli chiave per il territorio: presidente di Coldiretti a San Pietro in Cariano, presidente del Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella dal 1984 al 1993, e protagonista del passaggio che nel 1990 ha sancito l’autonomia dell’Amarone dal Recioto secco. Nel 2009 è stato tra i fondatori dell’Associazione delle Famiglie Storiche.
«Un pioniere e un patriarca della Valpolicella», lo definisce Sandro Boscaini di Masi Agricola, ricordandone l’integrità morale e l’apertura al dialogo. Dario Tommasi, presidente dell’omonima cantina, parla di «un vuoto profondo nella comunità vitivinicola», mentre Emilio Pedron, già presidente del Consorzio di Tutela Vini della Valpolicella, sottolinea «il debito che il territorio ha nei suoi confronti».
Il ricordo più intimo arriva dalla famiglia: «Carlo è stato una guida, un uomo di grande generosità e visione. Il suo esempio continuerà a vivere in ciascuno di noi».
( Fonte Larena.it )




















